giovedì 3 maggio 2012

Gli scudi umani: chi è la vittima di chi?

Sebbene non siano mancati anche nel caso di questa oltraggiosa consuetudine i tentativi di depistare l'opinione pubblica, l'orgoglio nazionale trionfa su tutto e sono gli stessi palestinesi a rivendicare l'invenzione della strategia dello scudo umano  Vedi qui per esempio l'articolo di The Palestinian Information center, che piange la morte del Dr. Rayyan, il quale con successo prese l'iniziativa in quel di Jbalya di usare diffusamente tale tecnica, sfruttando la pratica israeliana di avvertire prima di colpire obiettivi militari (qui i dettagli) , al fine di evitare quanto possibile vittime umane, e sfruttando questa pratica al fine opposto di concentrare la presenza di uomini, e specialmente donne e bambini negli obbiettivi militari.
All'epoca ciò aveva fermato le azioni militari, ma poi, come possiamo leggere dopo due anni di questa pratica, 
Nizar al-Rayyan viene colpito, non senza portare con sé altre 15 vite umane. 






La domanda che l'opinione pubblica dovrebbe porsi è: di chi sono quelle vittime?
Alcuni risponderanno: certamente di Israele, essendo illegale l'esistenza del paese e quindi non potendo un paese illegittimo essere in guerra.
Costoro dovrebbero chiedersi: a che pro vengono prodotte quelle vittime, e precisamente quelle immagini di vittime? 
Potrebbe aiutarli nel porsi questa domande anche la recente ondata di altrettanto ben documentati falsi di immagine di bambino (vedi qui); la domanda dovrebbe risuonare così: è possibile che nell'epoca dei media e delle opinioni pubbliche mondializzate, la ricerca della spettacolarizzazione del conflitto, arrivi al punto della creazione della vittima al fin della drammatizzazione del conflitto?
E se la risposta fosse: sì, è successo, succede nello specifico nel caso del conflitto più mediatizzato del pianeta, allora, che ruolo avrebbe l'opinione pubblica all'interno di questo gioco?
Perché è certamente quella occidentale, cresciuta in secoli di immagini sacre di madre e bambini, che pone come sommamente sacra l'immagine del bambino sacrificato. 
Non chiameremmo noi, quella stessa opinione pubblica che si straccia le vesti, che non verifica le fonti, che ha già deciso in anticipo chi sono le vittime e chi i colpevoli, responsabile della loro spendibilità come immagini di vittima, e complice infine del loro deliberato assassinio?

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