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mercoledì 18 aprile 2012
ONU, ONG e la guerra fondata sui principi dei diritti umani: dalla lezione di Durban al "Goldstone Report".
http://www.ngo-monitor.org/article/recalling_the_jenin_massacre_libel
Titolo originale: RECALLING THE JENIN ‘MASSACRE’ LIBEL
di Gerald M. Steinberg
Jerusalem Post , 8 Aprile 2012
Dieci anni fa, le false accuse di “massacro” e “crimini di guerra” contro i civili palestinesi a Jenin rappresentarono il primo esempio di un nuovo tipo di guerra che sfrutta i principi dei diritti umani.
Questa fu la prima volta che venne applicata la strategia sviluppata solo pochi mesi prima, durante la Conferenza Mondiale Contro il Razzismo, organizzata dall'ONU nel 2001 (la tristemente famosa Conferenza di Durban).
Nel 2009, il Goldstone Report sulla Guerra di Gaza venne basato sulla stessa strategia già usata per Jenin.
Il 3 aprile del 2002, a seguito dei terribili attacchi palestinesi a Netanya durante la cena di apertura della Pasqua ebraica e altri attacchi di killer suicidi, l'Esercito Israeliano lanciò infine l'operazione “Defensive Shield” - la prima massiccia operazione di contrattacco anti-terroristico da parte israeliana.
Gli ufficiali Palestinesi accusarono immediatamente l'IDF di aver commesso un “massacro” nel campo profughi di Jenin – centro operativo dei terroristi. In parallelo, un certo numero di rappresentanti di diverse ONG per i “diritti umani” fecero eco a queste accuse, prive di qualsiasi conferma proveniente da investigazioni indipendenti.
Amnesty International (AI) e Human Rights Watch (HRW), profondamente coinvolte nel fiasco della Conferenza ONU a Durban, saltarono fuori, ripetendo immediatamente le accuse di “crimini di guerra” esigendo la nomina di quello che indicavano come un "comitato indipendente di indagine".
Il 16 aprile Le Monde citò Human Rights Watch, mentre il 18 aprile la BBC riportò le parole del rappresentante di Amnesty International, Derrik Pounder, che ripeteva le accuse di massacro.
Nonostante Amnesty International non avesse informazioni, rilasciò una dichiarazione in cui si diceva: “Le prove raccolte indicano che sono stati commesse gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, tra cui crimini di guerra”.
Così come HRW e gli ufficiali Palestinesi, anche AI richiese una “inchiesta indipendente”. Altre influenti ONG pubblicarono condanne simili.
Il 3 maggio, ad un solo mese dall'inizio delle operazioni, HRW lanciò un “report investigativo” di 50 pagine, Jenin: le operazioni militari IDF basato principalmente su “testimoni oculari” Palestinesi, assolutamente inverificabili. Ovviamente, nessuna analisi credibile si sarebbe potuta produrre in un tempo tanto breve, ma il fine ultimo era politico. Solo una frase menzionava il contesto di terrorismo di massa, mentre il resto consisteva in accuse apertamente false come “gli attacchi militari dell'IDF furono indiscriminati... non riuscirono a fare distinzione fra civili e combattenti... furono decisamente sproporzionati”.
In questo modo il fatto che non avvenne nessun massacro, venne negato dall'uso di una lingua demonizzante. Il fatto che i leader Palestinesi avessero collocato il loro centro terroristico proprio in corrispondenza di un'area densamente popolata – una chiara violazione deglii standard morali e legali condivisi – venne così cancellato.
HRW, così come altre ONG politiche, ignorarono inoltre la decisione dell'IDF di usare forze di terra in questa operazione, piuttosto che attacchi aerei, proprio con l'intento di minimizzare le perdite di civili fra i Palestinesi.
Come risultato di questa scelta, più di 20 soldati Israeliani dell'IDF, furono uccisi da trappole esplosive poste all'interno di edifici. Ma conformandosi alla loro agenda ideologica, gli esponenti di spicco di HRW, come Kenneth Roth, continuarono a ripetere le false accuse secondo cui l'IDF avrebbe ucciso civili indiscriminatamente.
Attraverso i media internazionali, così come i diplomatici stranieri, i leader politici e accademici, le accuse basate su questi rapporti fake delle ONG come Human Rights Watch e Amnesty International, sono state ripetute, senza porsi alcuna domanda.
Ed ogni volta che sono state ripetute le accuse, come è avvenuto in molti dei 15 comunicati stampa e report di HRW che condannavano Israele, questo ha innescato cicli di titoli fortemente anti-israeliani.
Al contrario, HRW è riuscito a pubblicare solo un singolo report – alla fine del 2002 – in cui si criticavano i Palestinesi per la campagna di terrore che provocò la morte di centinaia di Israeliani. E perfino questa pubblicazione fu capace di ignorare la gran parte delle prove, in maniera da assolvere Yasser Arafat dalle responsabilità per il suo diretto coinvolgimento negli omicidi di massa.
La campagna delle ONG, accompagnata dall'iniziativa del blocco islamico, ha portato alla nomina di una “squadra d'inchiesta” chiaramente di parte, per “investigare” in merito alle le accuse di crimini di guerra, mosse agli israeliani.
Come risultato, il governo israeliano ha rifiutato di cooperare. Il rapporto delle Nazioni Unite, sulla stessa linea di HRW e di altre ONG, esattamente come il governo israeliano aveva previsto, fu altrettanto unilaterale.
Questo processo, dalle accuse pregiudiziali (non accompagnate da prove) alla inverificabile e falsa “prova” finale, con le raccomandazioni di sanzioni legali contro Israele, fornì lo schema particolareggiato usato poi dal blocco islamico all'ONU, in cooperazione con Human Rights Watch ed altre ONG, per produrre infine il Rapporto Goldstone.
Il “massacro di Jenin” aveva provato che la "Strategia Durban" poteva essere usata con successo per la lotta politica. Il Governo Israeliano e i militari erano impreparati a difendersi da questo attacco. Alla fine, i fatti cominciarono a rimpiazzare i miti, ma a quel punto la campagna di demonizzazione aveva già raggiunto i suoi obiettivi. Sulla base delle invenzioni di Jenin, il primo turno di “BSD” (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) era già cominciato.
Questo modello fu poi ripetuto molte volte e perfezionato, selezionando il Giudice Richard Goldstone (un uomo di fiducia di Kenneth Roth – HRW) come guida di un'altra pseudo-indagine basata ancora una volta sulle accuse e invenzioni delle ONG.
Ma qualcosa è cambiato negli scorsi dieci anni.
Tardivamente, Goldstone ha avuto il coraggio di riconoscere che il quadro in cui si inserì il rapporto era prevenuto contro Israele, e che le “prove” non sostenevano le accuse.
Alcuni rappresentanti del Governo Israeliano hanno sviluppato delle contro-strategie, fra cui il mettere in luce la duplicità morale dell'alleanza ONU-ONG. E un ristretto – ma in continua crescita – gruppo di giornalisti responsabili e diplomatici riconoscono che Israele si è attenuto seriamente ai principi dei diritti umani.
Ci sono voluti 10 anni, ma forse finalmente la lezione di Jenin è stata appresa.
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L'autore dell'articolo è professore di Studi Politici presso la Bar Ilan University e presidente della "NGO Monitor", un'istituzione di ricerca con sede a Gerusalemme, che si dedica alla promozione dei diritti umani universali e ad incoraggiare una discussione civile sui report e le attività delle organizzazioni non governative, particolarmente nel Medioriente.
Gli attivisti anti-israeliani di Durban sono stati finanziati dalla Ford Foundation
di Edwin Black, 15 ottobre 2003
Titolo originale: "Funding Hate: Ford Funded Durban Activists"
Edwin Black è un giornalista investigativo, vincitore di numerosi premi, che lavora regolarmente per il New York Times ed altre testate internazionali. E' autore di 65 best-sellers tradotti in 14 lingue in 61 Paesi, ma l'unico suo libro tradotto in italiano è il famosissimo "L'IBM e l'Olocausto".
Il suo lavoro di ricerca è focalizzato su odio razziale e genocidi, corruzione e criminalità delle multinazionali, cattiva condotta governativa, frodi accademiche, abusi nel campo della beneficenza, dipendenza dal petrolio, energie alternative e ricerca storica. Ha ricevuto per ben 10 volte la nomination per il Premio Pulitzer, recentemente ha vinto numerosi premi editoriali di alto livello.
Nell'agosto del 2001, migliaia di attivisti per i diritti umani, provenienti da tutto il mondo, si riunirono a Durban, Sud Africa, per una conferenza delle Nazioni Unite, per denunciare l'ingiustizia razziale che affligge l'umanità, dal Ruanda allo Sri Lanka, fino agli Stati Uniti. Ma dopo più di un anno di conferenze preparatorie tenute in Iran, Svizzera, Cile, Francia e Senegal, divenne chiaro ai funzionari israeliani ed ebrei che le organizzazioni non governative palestinesi ed i loro alleati, avevano manipolato l'ordine del giorno della Conferenza mondiale dell'ONU contro il razzismo, trasformandolo in un atto d'accusa mirata contro Israele come regime di apartheid, illegittimo, coloniale e genocida.
Inoltre, il linguaggio proposto dalle risoluzioni della conferenza negava o minimizzava l'Olocausto e sposava apertamente una posizione antisemita.
Molti leader occidentali, tra i quali il Segretario di Stato Colin Powell, rifiutarono di partecipare a quello che Tom Lantos (California), membro della delegazione americana alla conferenza, defini' "un tentativo trasparente per de-legittimare l'argomento morale dell'esistenza di Israele".
Come previsto, l'azione anti-israeliana, anti-sionista e la sfacciata propaganda anti-semita permearono gli otto giorni di Durban. Poster con icone naziste e caricature anti-ebraiche, marce di protesta, scherno, volantini e vignette anti-ebraiche erano dappertutto, cosi' come furono orchestrate proteste anti-americane.
Una risoluzione virulenta, redatta da organizzazioni non governative in occasione della conferenza di Durban, dichiarava Israele "stato razzista dell'apartheid" colpevole di "genocidio e pulizia etnica." Lo spettacolo era così terribile che Powell ritirò la delegazione americana.
Chi ha finanziato un certo numero di gruppi a Durban che ha stampato e distribuito questi materiali, chi ha acquistato la pubblicità e i workshop tenutisi?
"Nessuno sapeva dove il denaro arrivava per finanziare tutte queste organizzazioni non governative", ricorda Judith Palkovitz di Pittsburgh, segretario generale di Hadassah e un delegato a Durban. "Ho pensato che fosse un gruppo straniero - Dicono l'Arabia Saudita"
Quando fu chiesto, ad un leader ebreo dopo l'altro, e a diversi funzionari del Dipartimento di Stato, suggerirono: l'Arabia Saudita.
Ma si sbagliavano. La Fondazione Ford, uno delle più grandi istituzioni filantropiche d'America - e probabilmente la più prestigiosa - fu il multimilionario finanziatore di molte ONG per i diritti umani che parteciparono a Durban.
Questa è la conclusione di due mesi di indagini JTA, impegnata in interviste a decine di persone in sette paesi, nonché la revisione delle oltre 9.000 pagine di e documenti organizzativi del governo.
La Ford Foundation - nata dai fondi donati da Henry e Edsel Ford, che non mantiene più alcun legame con la Ford Motor Company - è da tempo conosciuta come un finanziatore della causa palestinese.
Ma la maggior parte degli osservatori non sospettava la misura del coinvolgimento della Fondazione nel finanziamento dei gruppi che si impegnano in attività anti-sioniste, anti-semite e filo-palestinesi, sia all'interno che all'esterno del Medio Oriente.
Dopo che centinaia di milioni di dollari sono stati pompati alle ONG in Medio Oriente da numerose fondazioni private qui e in Europa, governi e funzionari comunali hanno sollevato domande significative circa la trasparenza: come, ad esempio, viene utilizzato il denaro nelle aree palestinesi e se i finanziatori come la Fondazione Ford stiano esercitando controlli adeguati.
Sempre più spesso, le agenzie federali che si occupano di lotta al terrorismo si chiedono: Quando il denaro va in tasca a una ONG, dove va e a chi giova?
I rappresentanti ebrei a Durban "non capirono gli sforzi, il finanziamento e l'organizzazione messa in atto per dirottare la conferenza", ricorda Reva Price, rappresentante a Washington del Consiglio Ebraico per gli Affari Pubblici e delegato a Durban. "Sapevamo che stavamo per cacciarci nei problemi a causa di ciò che era accaduto nel corso della riunione a Teheran", ha detto Price. "Ma non abbiamo capito come organizzare l'opposizione e cosa fosse una campagna ben finanziata."
Molti funzionari delle organizzazioni ebraiche che parteciparono al lungo processo, lamentarono il fatto che l'organizzazione-chiave, responsabile del metodico dirottamento della conferenza fu il Comitato Palestinese per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e l'Ambiente, che opera con l'acronimo LAW.
I funzionari LAW ottennero posizioni di leadership nei comitati direttivi della conferenza di Durban, tenendo workshop e sponsorizzando una missione pre-conferenza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per i delegati sud africani, per convincerli che Israele è uno stato di apartheid.
"LAW è stato determinante nel creare il clima anti-sionista e anti-semita a Durban", ha confermato Andrew Srulevitch, direttore esecutivo di UN Watch, con sede a Ginevra, gruppo che controlla l'organizzazione mondiale.
Ma non c'era solo LAW. La rete delle ONG palestinesi, o PNGO, un'organizzazione ombrello di circa 90 organizzazioni non governative palestinesi, così come molti dei suoi gruppi costituenti, furono diligentemente incorporati nella burocrazia della conferenza, per creare l'ambiente ostile a Durban.
PNGO ha traghettato una risoluzione ONG che avrebbe "fatto appello alla comunità internazionale per imporre una politica di isolamento completo e totale di Israele come uno stato di apartheid", compreso "l'imposizione di sanzioni obbligatorie, di embarghi, la piena cessazione di tutti i contatti (diplomatici, economici, sociali, aiuti, cooperazione militare e di formazione) tra tutti gli Stati e Israele."
Durban non è stata la "una tantum" degli investimenti per la Fondazione Ford - che risulta invece uno dei principali finanziatori di LAW e PNGO.
Infatti, attraverso il suo ufficio al Cairo, Ford ha elargito più di $ 35 milioni di sovvenzioni per 272 organizzazioni arabe e palestinesi, solo nel corso del biennio 2000-2001 -gli anni più recenti ai quali questi dati si riferiscono- più di 62 sovvenzioni a persone, che ammontano a più di $ 1,4 milioni, secondo il sito Web di Ford, a metà ottobre del 2003.
Dal 1950, la Fondazione Ford di Beirut e gli uffici del Cairo hanno assegnato più di 193 milioni dollari a oltre 350 organizzazioni del Medio Oriente, quasi interamente arabe, islamiche o palestinesi.
Il sito Web di Ford, a www.fordfound.org, offre informazioni dettagliate sulle sue borse di studio nel Medio Oriente.
Sul sito a partire da metà ottobre, "Palestina" è spesso citata nelle sue pagine del Medio Oriente, ma il nome di Israele è assente. Inoltre, la mappa tratteggiata del sito Web della regione geografica , dall'Egitto al Libano alla Giordania, taglia fuori il territorio di Israele, sebbene Ford sovvenzioni organizzazioni, sia ebraiche che arabe, a Gerusalemme.
Inizialmente, nonostante più di due dozzine di richieste per telefono e per iscritto per un periodo di diverse settimane, il vice presidente per le comunicazioni della Ford, Alex Wilde, il vice media director Thea Lurie e Media Associate Joe Voeller, si rifiutarono di rispondere ad eventuali domande o chiarire tutte le questioni relative ai finanziamenti della fondazione a gruppi impegnati in azioni anti-israeliane e anti-semite o anti-sioniste.
Tuttavia, dopo che questa indagine è stata completata, Wilde ha inviato una dichiarazione di sei pagine scritte, dichiarando: "Non abbiamo riscontrato alcuna prova che i nostri beneficiari a Durban o altrove siano impegnati in discorsi o attività antisemite. La Fondazione non supporta discorsi di incitamento all'odio di qualsiasi tipo."
Wilde ha aggiunto: "Alcuni dei nostri beneficiari tra le organizzazioni per i diritti umani e per lo sviluppo sono stati certamente critici verso le politiche e le prassi del governo israeliano, nella misura in cui questo discrimina i palestinesi o viola i loro diritti, secondo le norme internazionali per i diritti umani e del diritto internazionale".
"Noi non crediamo che questo possa essere descritto come 'attivismo'", afferma la dichiarazione.
LAW e PNGO hanno confermato che i fondi Ford sono stati fondamentali. "Ford ha reso possibile il nostro lavoro," ha detto in un'intervista un alto funzionario LAW a Gerusalemme.
Dal 1997, LAW è stato il destinatario di tre borse di studio Ford, per un totale di $ 1,1 milioni, per impegnarsi in "advocacy" e partecipare a conferenze internazionali. Un controllo ufficiale alle banche dati informatiche riservate alla filantropia della Ford Foundation ha confermato le informazioni.
Raggiunto a Ramallah sul suo cellulare, il coordinatore del programma PNGO, Renad Qubaj, ha ricordato il suo coordinamento nelle attività a Durban. "A Durban, di sicuro abbiamo pubblicato manifesti che dicevano: 'porre fine all'occupazione,' cose del genere (...) e abbiamo pubblicato uno studio, tenuto una conferenza stampa, organizzato nostri partner e marce di protesta."
Interrogato sui finanziamnti, ha aggiunto: "Purtroppo siamo molto dipendenti dai fondi internazionali. Non solo PNGO ma tutte le ONG palestinesi, 90 delle quali nel nostro gruppo. Riceviamo pochissimi soldi dagli arabi - per le famiglie bisognose. Ford è il nostro più grande finanziatore".
http://www.scottishfriendsofisrael.org/ford.htm
La Fondazione Ford finanzia B'tselem e altre ONG, vediamo...
di EDWIN BLACK, Jewish Telegraphic Agency
Edwin Black è un giornalista investigativo, vincitore di numerosi premi, che lavora regolarmente per il New York Times ed altre testate internazionali. E' autore di 65 best-sellers tradotti in 14 lingue in 61 Paesi, ma l'unico suo libro tradotto in italiano è il famosissimo "L'IBM e l'Olocausto".
Il suo lavoro di ricerca è focalizzato su odio razziale e genocidi, corruzione e criminalità delle multinazionali, cattiva condotta governativa, frodi accademiche, abusi nel campo della beneficenza, dipendenza dal petrolio, energie alternative e ricerca storica. Ha ricevuto per ben 10 volte la nomination per il Premio Pulitzer, recentemente ha vinto numerosi premi editoriali di alto livello.
La Fondazione Ford eroga circa 500 milioni di dollari all'anno attraverso 13 uffici in tutto il mondo, in decine di paesi. Ogni anno, la Fondazione, con una cifra stimata di 10 miliardi di patrimonio, elargisce circa 2.500 premi nei campi dell'arte, dell'educazione, dello sviluppo e della giustizia sociale.
Per far questo Ford esercita la globalizzazione come farebbe una multinazionale commerciale, per mezzo di un'abile tessitura di movimenti di denaro, dentro e fuori dei suoi uffici e verso i destinatari, in una complessa rete di finanziamenti.
Ma il prodotto della Fondazione Ford non è commerciale - è filantropico.
La parte maggiore di tale spesa filantropica annua è dedicata a ciò che è definito "i diritti umani e la giustizia sociale" - cioè non i tradizionali programmi di aiuto, ma per difesa legale, attivismo, e "agit prop".
"La Ford Foundation controlla attentamente tutti i programmi e i materiali abilitati con i suoi fondi" sostiene il vice presidente della fondazione per le comunicazioni, Alex Wilde. Diversi tra i beneficiari hanno anche confermato che Ford richiede relazioni dettagliate di item stampati e piani di sviluppo dei siti web, a volte anche due o tre volte all'anno. Quindi la Fondazione è sempre perfettamente al corrente dei frutti della sua filantropia.
Non è semplice verificare quanti soldi della Fondazione Ford siano investiti nella propaganda anti-israeliana e nei gruppi di pressione palestinesi, nonché nelle organizzazioni non governative o ONG. Questo perché sostanziosi fondi e programmi di incentivi sono canalizzati anche attraverso altri gruppi no profit e agenzie governative, anche all'estero.
Ad esempio, la relazione annuale 2002 dell'Advocacy Institute, con sede a Washington definisce la rete delle ONG palestinesi, o PNGO , "partner".
Nel febbraio 2003, l'Advocacy Institute, porto' un gruppo di colleghi PNGO a Washington in un programma finanziato dalla Ford "per rafforzare la capacità di advocacy delle PNGO" Il programma comprendeva "sviluppo del messaggio, costruzione della coalizione, media", così come "l'accesso e la persuasione di decision maker", secondo una dichiarazione che è apparsa a metà agosto alla pagina web dell'Istituto.
I Dati Ford indicano che la fondazione nel 2000 ha concesso all'Advocacy Institute 180.000 $ "per rafforzare il ruolo di una rete di ONG palestinesi." I fondi per PNGO sono stati conteggiati nei "doni" della fondazione negli Stati Uniti, non in quelli dell'ufficio del Cairo.
Solo un anno più tardi, nell'agosto del 2001, PNGO fu uno dei principali gruppi che spinsero per le risoluzioni anti-israeliane in occasione della Conferenza UN-World contro il razzismo a Durban, in Sud Africa. Di sicuro c'è che Ford ha concesso diversi milioni di dollari americani a gruppi pacifisti ebrei e israeliani. Per esempio, Ford in passato ha concesso 500 mila dollari al programma di pace in Medio Oriente dell'American Reform Judaism mouvement, noto come "cercare la pace, perseguire la giustizia", che cerca di mobilitare la comunità ebraica americana del Nord per la giustizia sociale in Israele.
Ford finanzia anche diversi gruppi di dissidenti e per i diritti umani, basati in Israele. L'elenco comprende B'Tselem, Rabbini per i Diritti Umani, e Hamoked.
B'Tselem attualmente riceve 250.000 dollari per quello che le relazioni della Ford descrivono come "monitoraggio dei diritti umani in Cisgiordania e Striscia di Gaza, che documenta le violazioni, e sostiene le politiche per i cambiamenti".
A Rabbini per i Diritti Umani sono stati concessi più di $ 250.000 per quelle che le relazioni Ford descrivono come "attività didattiche che promuovono politiche dei diritti dell'uomo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza."
Il rabbino Arik Ascherman, direttore esecutivo del gruppo, ha dichiarato che il denaro della Ford è stato utilizzato per sviluppare un sito Web, piazzare annunci su giornali, e portare altri rabbini in Israele per conoscere i diritti umani.
L'anno scorso,sono stati concessi a Hamoked $ 300.000 per quello che le relazioni Ford descrivono, in sintesi, come "azioni di advocacy e legali per promuovere i diritti umani dei palestinesi nei Territori Occupati dove si presentino violazioni dei diritti umani da parte delle autorità israeliane".
B'Tselem e Rabbini per i diritti umani, mentre fermamente perorano l'advocacy per i diritti umani palestinesi, hanno anche pubblicamente condannato la campagna di attentati suicidi palestinesi e il terrorismo verso i civili israeliani.
Mr. Ascherman ha parlato favorevolmente di Ford, commentando, "La nostra esperienza con la Ford è stata molto positiva."
Ha anche detto che, mentre "sarebbe sbagliato per un organismo finanziatore di avere una pesante ingerenza" in generale, il responsabile delle sovvenzioni dovrebbe "garantire che i fondi siano spesi per gli obiettivi che sostengono, e mi piace pensare che gli obiettivi della Fondazione Ford non includono l'anti-semitismo".
"Noi di Rabbini per i Diritti Umani ovviamente aborriamo le organizzazioni anti-sioniste e anti-semite", ha detto il rabbino Brian Walt del gruppo della filiale nordamericana.
La Fondazione Ford finanzia anche a Washington il New Israel Fund per le sue attività di sostegno e promozione per il cambiamento sociale in Israele. Dal 1988, la Fondazione Ford ha fornito più di 5 milioni di dollari al New Israel Fund, una coalizione di israeliani, nordamericani e di europei che promuove i diritti umani e la giustizia in Israele. Ford ha appena annunciato di voler aumentare il finanziamento ai "gruppi di pace e giustizia sociale" in Israele, attraverso il New Israel Fund con una concessione $ 20.000.000 per cinque anni, amministrato da una joint venture Ford-NIF.
Aaron Back, l'ex responsabile del programma Ford per Israele, supervisionerà il nuovo finanziamento.
Il denaro sarà impiegato per "aumentare i nostri fondi in Israele e contribuire a sviluppare la capacità delle organizzazioni civili, fondamentali per rafforzare la propria democrazia", secondo il presidente di Ford, Susan Berresford.
L'azione si sposterà in futuro ai grant-making dagli uffici Ford di New York al New Israel Fund. Non è ancora chiaro quali gruppi riceveranno denaro dal fondo "doni". La stragrande maggioranza dei fondi di Ford per il Medio Oriente sono concessi a pro-palestinesi e diritti dei gruppi islamici.
L'elenco è lungo intere pagine.
Ad esempio, l'anno scorso, il Centro Al Mezan per i diritti umani a Gaza ha ricevuto $ 100,000 per quello che le realazioni Ford descrivono come "lavoro di advocacy per i diritti economici, sociali e culturali a Gaza".
Il Centro Al Mezan lavora in stretta collaborazione con l'International Solidarity Movement (ISM), che mette in scena azioni di disobbedienza civile per ostacolare le forze di sicurezza israeliane che operano nei territori. Il centro gestisce anche un sito Web, a www.mezan.org, che cerca di documentare le presunte atrocità israeliane e le violazioni del diritto internazionale, e che denuncia anche la guerra di Israele contro il gruppo fondamentalista islamico Hamas.
In un suo recente, tipico, comunicato stampa, il centro Al Mezan afferma che "Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno intensificato palesemente la loro aggressione contro i civili palestinesi nei territori occupati durante la settimana scorsa."
Al Mezan è una delle numerose ONG palestinesi che si riferiscono alle Forze di Difesa israeliane come forze di occupazione israeliane. OPT è l'abbreviazione di "territori occupati palestinesi.
Oltre l'aumento del finanziamento Ford, Al Mezan riceve anche finanziamenti dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione, la Commissione Internazionale dei Giuristi in Svezia, l'Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani, e diverse altre fonti comunità delle Nazioni Unite ed europee.
Una seconda agenzia palestinese, che opera sotto il nome di Istituto della Sanità, Sviluppo, Informazione e politica, ha ricevuto $ 60,000 di sovvenzioni Ford a titolo "Media Arte e Cultura", più un secondo premio per $ 75,000 in "La sessualità e la salute riproduttiva."
L'istituto gestisce un sito Web di incitamento all'odio, www.palestinemonitor.org, dedicato alla mobilitazione di azioni mondiali contro Israele e il sionismo. La pagina principale raccomanda vivamente l'attivismo .
Ad esempio, una pagina del sito, di metà agosto, sottotitola "Come si può agire per la causa palestinese?" E propone due link palestinesi, uno dei quali è: "Boicottaggio dei prodotti israeliani" Cliccando su questo link si va ad un altro sito, www.boycottisrael.org, che comprende un elenco di aziende americane da boicottare in Israele, tra cui Johnson & Johnson, Disney e Starbucks.
A metà agosto, Palestine Monitor nella propria pagina "Attivismo" ha offerto la copertura entusiastica di un tentativo, nel settembre 2002, da parte di manifestanti pro-palestinesi di entrare nei locali Caterpillar di Washington, allo scopo di presentare un cosiddetto "mandato popolare" d'arresto per "crimini di guerra" relativi al vendita di bulldozer a Israele.
Una terza entità, il Jerusalem Media and Communications Centre, ha recentemente ricevuto tre borse di studio per un totale di 365 mila dollari per creare quello che le relazioni Ford descrivono come "servizi di media per la stampa estera e un settimanale elettronico", così come "potenziamento delle attività dei media relative alla situazione di crisi".
Il centro pubblica "Il Rapporto Palestina", che si trova a www.palestinereport.org. Questo sito web utilizza le immagini e le testimonianze drammatiche per dipingere Israele come uno stato di apartheid colpevole di crimini di guerra, violazioni del diritto internazionale, e massacri ripetuti.
All'inizio di ottobre, una delle caratteristiche principali del sito Web era una sezione cliccabile dal titolo "Dalla Rivoluzione alla Rivoluzione", che "si concentra sulla politica interna palestinese, le forze politiche, e le crepe nella corazza di unità".
Un importante link nella lista "Risorse" porta ai siti Web di sei fazioni palestinesi.
Molti di essi sono elencati dal Dipartimento di Stato come gruppi terroristici, tra cui il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Jihad islamica e Hamas.
Quando al Jerusalem Media and Communications Centre fu chiesto se le altre organizzazioni potessero essere indicate come valide, un funzionario rispose: "Abbiamo solo link alle organizzazioni più grandi e migliori".
Un portavoce del Dipartimento di Stato, dell'Ufficio affari per il Medio Orient che ha visto "The Palestine Report" e le sue pagine link a siti terroristici ha dichiarato: "Sono a disagio con il finanziamento di questo sito e in particolare per questi suoi collegamenti. Molto scomodi"
Yehudit Barsky, direttore della divisione della American Jewish Committee per il Medio Oriente e il terrorismo internazionale, ha aggiunto, "Credo che questo dimostri che abbiamo negli Stati Uniti chi non ha prestato attenzione - le fondazioni possono essere utilizzate in un modo che nessuno puo' immaginare. Qui vediamo un sito Web che promuove organizzazioni terroristiche. La Ford Foundation non se ne interessa."
Né lo è l'incaricato della fondazione, vice media director, Thea Lurie, o il suo socio Joe Voeller.
Durante questa indagine, Mr. Wilde ha rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda riguardante PNGO, Policy Institut, Jerusalem Media and Communications Centre, o qualsiasi altro aspetto del coinvolgimento della fondazione con le ONG palestinesi.
Ma in una delle sei pagine di risposte scritte alle domande che la Fondazione ha rilasciato solo dopo che questa indagine è stata completata, Mr. Wilde ha detto: "Siamo una organizzazione grant making. Sosteniamo beneficiari per concordare le attività e non dettare quel che devono dire."
Ha anche detto: "Il nostro lavoro per i diritti umani riflette un impegno verso i principi che vanno oltre la partigianeria e la politica, ai diritti fondamentali e le tutele che gli esseri umani possiedono in virtù solo di essere nati".
Durante una visita al quartier generale di Ford a New York, i funzionari di fondazione spazzato via le domande relative alla propaganda anti-israeliana. Ha scherzato un alto funzionario Ford: "L'anti-sionismo è negli occhi di chi guarda."
UNA TORRE DI SOLDI il quartier generale della Fondazione Ford a Manhattan.
http://www.featuregroup.com/fgarchive/nysun.com/nysun.com2/index.html
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