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giovedì 8 agosto 2013

Pallywood ha fatto scuola: Egitto 2013, ciack si gira!


Provate a pensare alle notizie che riceviamo dal Medio Oriente. Quando le leggiamo dai giornali, queste sono sempre corredate di foto illustrative, foto che a volte dicono molto di più delle parole e si imprimono nel  nostro subconscio. Ci siamo mai domandati che cosa ci sia realmente dietro a quelle foto?
Prendiamo un esempio dall'attualità, in Egitto la popolazione manifesta a favore dell'ex presidente Morsi, diamo un'occhiata a queste immagini...


Giovani manifestanti innalzano cartelli che inneggiano a Morsi, in primo piano un giovane si protegge dai lacrimogeni con una mascherina e tiene in mano un oggetto che sta per scagliare contro la polizia che li fronteggia...


Alla manifestazione partecipano anche alcune donne velate, negli scontri con le forze dell'ordine la donna ferita viene prontamente soccorsa da un medico, mentre la sua compagna si dispera. Il medico le tasta il polso per cogliere il battito, forse è già morta...


Ancora violenze, questa volta sembra molto grave, il ragazzo non dà cenno di vita ed ha un colorito grigiastro. In secondo piano un foto-giornalista documenta gli scontri...


Altri manifestanti innalzano cartelloni dedicati a Morsi "Beloved President"... ma aspettate un momento!
A parte le poche persone inquadrate si vede benissimo che la strada è semi-deserta. Ben misera manifestazione per un presidente così amato dal popolo... La donna in primo piano sorride serena, ma non si è resa conto dell'ecatombe? Subito a sinistra un uomo giace a terra ferito e soccorso da amici e a destra riconosciamo il gruppetto delle due donne velate in nero con il medico che le soccorre. Addirittura c'è un fotografo che incurante del pericolo dà le spalle alle forze dell'ordine da cui si presume arrivino proiettili di gomma e lacrimogeni...

Ma su, non sarete mica così ingenui?! Non lo vedete che è uno stage fatto apposta per i media occidentali?
Cartelli in inglese, gente giovane, par condicio di donne e uomini, veli di ogni sorta a seconda delle preferenza, facce sorridenti o tragedie alla bisogna.


Questo è il Medio Oriente, signori miei, CIACK SI GIRA!!!


E ora, guardatevi l'intero video su youtube a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=fYbW_ukhfjQ&feature=youtu.be che ne pensate? Non vi sentite lievemente presi in giro? O forse il fine giustifica i mezzi?
Sapete che questi scatti verranno venduti a caro prezzo alle grandi agenzie di stampa internazionali e ce le ritroveremo su Repubblica, la Stampa, il Giornale, ovunque! Come faremo a quel punto a capire che cos'è la verità? Come distinguere la menzogna dalla notizia?


Ma d'altra parte ci aveva già avvertiti Ruben Salvadori, è bene fare un po' di memoria, qui il link all'intervista: http://sionismoistruzioniperluso.blogspot.it/2012/04/ruben-salvadori-market-non-verita.html

I casi di "staging" vero e proprio in Medio Oriente sono all'ordine del giorno, date uno sguardo anche a questo: http://sionismoistruzioniperluso.blogspot.it/2012/05/david-goldstein-pour-haabir-haisraeli.html

martedì 2 luglio 2013

Israele accoglie i feriti siriani nei suoi ospedali



Un articolo di Yediot Aharonot del 26 giugno 2013 riferisce che sono ormai più di 100 i siriani feriti nel corso della sanguinosa guerra civile in atto in Siria, che stanno ricevendo cure ospedaliere o mediche in Israele. Ospedali come quello di Nahariya o di Safed, nel nord di Israele, sono ormai abituati a questo genere di soccorsi e si sono attrezzati. All’inizio erano principalmente giovani fra i 20 e i 30 anni di età, a varcare il confine fra Siria e Israele, chiedendo assistenza medica per ferite da esplosioni o da armi da fuoco
Ultimamente però, a quanto riferiscono i medici, la loro età sta scendendo drammaticamente, e negli ultimi tempi sono giunti anche adolescenti di 13-15 anni o, addirittura, bambini di 9-10 anni. Le loro identità sono protette dalle autorità e l’esercito ha dato istruzione al personale medico di parlare con loro soltanto delle loro condizioni di salute, per evitare che estranei vengano in contatto con loro e possano divulgarne l’identità, rischiando di mettere in pericolo la loro vita al loro ritorno in Siria.
Putroppo per i siriani, Israele è sempre un nemico giurato, si arriverà mai a superare questo odio?

Qui l'articolo originale: LINK

giovedì 24 maggio 2012

C'è un punto su cui Golda Meir, Zahir Muhsein e Yasser Arafat sono d'accordo, quale?

"Il popolo palestinese non esiste". Questa realtà evidente a chiunque fino a 40 anni fa è diventata oggi una sorta di bestemmia, la prova provata del razzismo di chiunque osi ricordarlo. Quanti filo-palestinesi sono a conoscenza di queste verità storiche documentate?










Il popolo “palestinese” non esiste
Di Joseph Farrah
Posted: July 11, 2002
© 2002 WorldNetDaily.com


Un titolo provocatorio? E’ molto di più. E’ la verità.
La verità non cambia. La verità è la verità. Se una cosa era vera 50 anni fa, 40 anni fa, 30 anni fa, è ancora vera oggi. E la verità è che solo 30 anni fa, non c’era molta confusione riguardo alla questione palestinese.

Forse vi ricorderete che l’ex Primo Ministro israeliano GOLDA MEIR FECE LA CORAGGIOSA DICHIARAZIONE POLITICA: “NON ESISTE UN POPOLO PALESTINESE”.

Questa affermazione da allora è stata fonte di scherno e derisione da parte dei propagandisti arabi. Amano parlare del “razzismo” di Golda Meir. Amano insinuare che si trattasse di negazionismo storico. Amano dire che la sua affermazione è palesemente falsa, una deliberata menzogna, un inganno strategico.

Ciò di cui non amano parlare, invece, sono LE DICHIARAZIONI MOLTO SIMILI FATTE DA YASSER ARAFAT e dal suo ristretto cerchio di dirigenza politica anni dopo che Golda Meir aveva detto la verità – che non esiste una distinta identità culturale o nazionale palestinese.

Così, nonostante il fatto che sia comunemente accettato che esista un popolo palestinese, voglio riportare queste dichiarazioni scomode fatte da Arafat e dai suoi sostenitori quando ancora non si preoccupavano molto delle pubbliche relazioni.




Il 31 marzo 1977, il giornale olandese Trouw pubblicò un’intervista con un membro del comitato direttivo dell’OLP, Zahir Muhsein. Ecco le sue dichiarazioni: 
“IL POPOLO PALESTINESE NON ESISTE. La creazione di uno Stato Palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d’Israele per “l’unità araba”. In realtà non c’è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. SOLO PER RAGIONI POLITICHE E STRATEGICHE OGGI PARLIAMO DELL’ESISTENZA DI UN POPOLO PALESTINESE, visto che gli interessi arabi richiedono che venga creato un distinto “popolo palestinese” che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer- Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto ad unire Palestina e Giordania”.
Piuttosto esplicito, vero? E’ perfino più chiaro della dichiarazione di Golda Meir. Conferma quello che ho scritto nel titolo. E non si tratta di una dichiarazione unica nel suo genere. 
Arafat stesso fece una dichiarazione di questo tipo, decisa ed inequivocabile, nel 1993. 
Questo dimostra che, alla fine, LA QUESTIONE DELLO STATO PALESTINESE E’ UN SOTTERFUGIO IDEATO PER ARRIVARE ALL’OBIETTIVO DI DISTRUGGERE ISRAELE.


In effetti, lo stesso giorno in cui Arafat firmò la “Declaration of Principles” nel giardino della Casa Bianca nel 1993, spiegò la sua azione alla TV giordana. Ecco cosa disse: 
“Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l’attacco finale contro Israele”.
Non importa quante persone siano convinte che il desiderio di fondare uno Stato Palestinese sia sincero e che sia la soluzione per portare la pace in Medio Oriente, queste persone vengono prese in giro.

L’ho detto prima e lo ripeterò ancora, nella storia del mondo, LA PALESTINA NON E’ MAI ESISTITA COME NAZIONE. La regione conosciuta come Palestina è stata governata prima dagli antichi romani, poi dai musulmani e dai crociati cristiani, poi dall’impero ottomano e, per poco tempo, dagli inglesi dopo la prima guerra mondiale. Gli inglesi acconsentirono a restituire almeno una parte della terra agli ebrei, visto che era la terra dei loro padri. Non è mai stata governata dagli arabi come una nazione a se stante.

Perché adesso è diventata una priorità cruciale?
La risposta sta NELLA MASSICCIA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE E NELLO SPIETATO TERRORISMO DEGLI ULTIMI 40 ANNI.


Golda Meir aveva ragione. La sua dichiarazione viene avvalorata dalla verità della storia e dalle esplicite, ma poco conosciute, dichiarazioni di Arafat e dei suoi seguaci.
Israele e l’occidente non devono arrendersi al terrorismo concedendo agli assassini quello che vogliono – il trionfo nelle pubbliche relazioni e una vittoria strategica. 

Non è troppo tardi per dire no al terrorismo. NON E’ TROPPO TARDI PER DIRE NO AD UN ALTRO STATO ARABO TERRORISTA. NON E’ TROPPO TARDI PER DIRE LA VERITA’ RIGUARDO ALLA PALESTINA.


______________
Joseph Farah è un arabo-americano di religione cristiano-evangelica. Dirige il quotidiano online WorldNetDaily, una delle voci più ascoltate della cultura conservatrice americana.

Traduzione dall’inglese a cura del
Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana

domenica 20 maggio 2012

La bugia che partori’ l’UNRWA

maggio 14, 2012

Un buon esempio di sfacciata menzogna  palestinese contro Israele è la “Giornata della Catastrofe”, il cosiddetto Nakba Day . A quanto pare il primo arabo a coniare questo concetto fu lo storico siriano  Costantino Zureiq, nel suo libro del 1948, Ma’na al-Nakba (il significato del disastro). Ma la commemorazione nazionale ufficiale fu inaugurata soltanto nel 1998, da Yasser Arafat. In seguito alla dichiarazione di Arafat di riconoscere ufficialmente il giorno, oltre un milione di arabi palestinesi hanno partecipato a marce e altri eventi.

Qual è il disastro che il Nakba Day commemora ? Niente meno che il giorno in cui Israele ha dichiarato l’indipendenza, nel 1948. E per aggiungere al danno la beffa, i palestinesi commemorano la giornata nazionale del disastro ogni anno, in coincidenza con la Giornata dell’Indipendenza di Israele, il 15 maggio.
Perché la Dichiarazione di Indipendenza di Israele è stata un disastro per i palestinesi? Questo ci riporta alla Guerra d’Indipendenza di Israele del 1948. L’esodo palestinese del 1948 , noto anche come Nakba, cioè il “disastro”, “la catastrofe”, o “il cataclisma”, si è verificato quando circa 725.000 arabi palestinesi fuggirono o furono espulsi dalle loro case, durante questa guerra amara.
Digitando “Nakba” sul web, la ricerca restituisce numerosi siti web palestinesi che  pretendono di spiegare questo evento della storia palestinese, ricercando simpatia e anche donazioni finanziarie per i numerosi palestinesi “rifugiati” nei paesi arabi, discendenti dei profughi originari del 1948. All’epoca nella quale questo problema si sviluppo’, a seguito dell’arrivo di centinaia di palestinesi negli stati confinanti, gli arabi rifiutarono di accettare qualsiasi soluzione al problema, addossandolo a Israele. Israele dal canto suo decise di accettarne una piccola percentuale. Ma per gli arabi la soluzione era o tutto o niente.
Così i profughi palestinesi fuggiti Israele nel 1948 durante la Guerra d’Indipendenza rimasero bloccati in squallidi campi in Giordania, Libano, Siria, Iraq ed Egitto. E hanno fatto molto comodo per la propaganda politica contro Israele, calata sulle spalle dei palestinesi.  Una domanda sorge spontanea: esattamente come hanno fatto a diventare profughi i palestinesi, nel 1948? La prima causa è stata sicuramente la Guerra d’Indipendenza stessa. I palestinesi che vivevano in Cisgiordania e Striscia di Gaza e nel resto dell’ Yishuv ebraico, respinsero con veemenza il piano di partizione delle Nazioni Unite per la Palestina, e presero le armi contro lo stato nascente di Israele. In altre parole, i palestinesi che divennero profughi non furono solo spettatori innocenti. Erano combattenti attivi che si gettarono nella mischia con i paesi invasori arabi, il cui scopo era quello di annientare lo Stato ebraico alla nascita.

Ci sono stati casi in cui i palestinesi sono stati allontanati con la forza e deportati da Israele? Probabilmente, ma forse in una guerra è sempre meglio peccare per eccesso di cautela, quando si tratta di avversari armati. E la cronaca mostra che non c’è mai stato un funzionario del governo israeliano che abbia firmato un documento per l’allontanamento e l’espulsione di eventuali combattenti palestinesi.

Il fatto è che nel 1948 i leader arabi palestinesi incoraggiarono fortemente  la loro componente a lasciare Israele, promettendo di poter tornare in seguito alle loro case da vincitori, liberati dalla scomoda presenza ebraica, risultato che era unanimamente considerato ovvio. I leader arabi dissero alla popolazione palestinese di uscire dal pericolo e lasciare che gli eserciti invasori arabi facessero il loro lavoro, senza interferenze. Fu uno dei motivi dell’esodo.  L’osservanza del Nakba Day, pertanto, non ha nulla a che fare con fatti storici, ma scaturisce solo ed esclusivamente dall’ impulso nazionale di esprimere odio e rancore contro il popolo ebraico e contro Israele. Fu una guerra che Israele fu costretto ad affrontare per difendersi e non c’è mai stata nessuna guerra nella storia che non abbia causato un problema di rifugiati. Ma ecco che fu ideata l’UNRWA.
L’Unrwa è la mega-agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai profughi palestinesi che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. I fondi Unrwa in totale ammontano a cinquecento milioni di dollari. Da cinquantasei anni l’Unrwa impersona il simbolo stesso del doppio standard applicato dalla comunità internazionale per quanto riguarda la guerra del mondo arabo contro Israele. La principale missione dell’Unrwa, agenzia unica nel suo genere fra quelle dell’Onu sui profughi di tutto il mondo, non è stata finora di aiutare i palestinesi ad affrontare la realtà, dopo la guerra del 1948. Aiutare i profughi palestinesi a reinserirsi non è il suo scopo. L’Unrwa è stata usata per mantenere i profughi palestinesi esattamente nella condizione e nel luogo in cui si trovano, affinché possano servire per giustificare l’infinita guerra contro Israele. Esistono, ad esempio, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e loro discendenti che sono cittadini della Giordania: eppure, per quanto riguarda l’Unrwa, essi continuano a essere dei profughi con pieno diritto all’assistenza.
“La creazione dell’Unrwa rispondeva alla strategia araba di usare i campi profughi come un’arma sempre eternamente puntata contro lo stato di Israele”, ha scritto il quotidiano israeliano Haaretz. O per dirla senza garbo con James Lindsay, già alto funzionario dell’agenzia Onu, “l’Unrwa è un’agenzia con fini politici e terroristici”. Nell’ultima guerra a Gaza, i terroristi islamici di Hamas sparavano all’esercito israeliano dagli edifici della Unrwa. Molti impiegati dell’Unrwa sono membri non solo delle principali fazioni terroristiche palestinesi come l’ala militare di Fatah, ma anche del gruppo jihadista  Hamas. Fra i candidati della lista Hamas, eletti nelle elezioni palestinesi, un certo numero risulta sul libro paga dell’Unrwa. Hamas ha persino gestito la sua nuova emittente televisiva dall’interno di una moschea, relativamente al sicuro, nel campo profughi di Jabalya, gestito, guarda caso, dall’Unrwa.
L’Unrwa impiega insegnanti affiliati a Hamas e permette la diffusione di messaggi di Hamas nelle sue scuole, invocanti lo sterminio degli ebrei. Con il colpo di mano di Hamas a Gaza nel luglio 2007, Hamas ha preso possesso delle strutture Unrwa. In una scuola dell’Unrwa lavorava Awad al-Qiq: una lunga carriera come insegnante, ma anche il principale fabbricatore di bombe per il Jihad islamico. E’ rimasto ucciso nel 2008 mentre supervisionava un laboratorio dove si costruivano missili da usare contro Israele. La Unrwa ha permesso ad Hamas di nascondere armi e uomini nelle sue ambulanze. Nidal Nazal, autista di ambulanze dell’Unrwa, fu arrestato nel 2002 dopo che il suo automezzo era stato usato per trasportare terroristi impegnati nella preparazione di attentati suicidi. Un altro dipendente della Unrwa era Said Sayyam, ministro dell’Interno di Hamas, ucciso dall’aviazione israeliana, imam nelle moschee più fondamentalistiche di Gaza e teorico dei rapimenti dei soldati israeliani. E’ stato lui a imporre alle donne palestinesi l’uso del velo islamico negli edifici governativi. Noto per la sua ferocia con i militanti palestinesi accusati di “collaborazionismo”, Sayyam era anche indicato dagli Stati Uniti come il responsabile dell’uccisione di funzionari americani nei Territori palestinesi. QUI
L’UNRWA quindi, è stato l’ente che, appositamente creato, ha continuato ad assegnare lo status di profugo “ereditario”, unico caso al mondo. Dalla cifra iniziale di profughi, stimata tra i 5000 e i 7500, sono attualmente calcolati intorno ai 5.000.000 e continueranno ad aumentare.

Infatti – a differenza dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees), l’organismo che si fa carico di tutti i profughi del mondo che non siano palestinesi – l’UNRWA garantisce i suoi servizi a tutti i discendenti dei profughi palestinesi della guerra del 1948 anche dopo più generazioni: un meccanismo attraverso il quale l’ammontare dei profughi palestinesi registrati non fa che aumentare ogni anno. QUI
Questa la definizione ufficiale UNRWA di “profugo palestinese” :
«Under UNRWA’s operational definition, Palestine refugees are people whose normal place of residence was Palestine between June 1946 and May 1948, who lost both their homes and means of livelihood as a result of the 1948 Arab-Israeli conflict. [...] The descendants of the original Palestine refugees are also eligible for registration. When the agency started working in 1950, it was responding to the needs of about 750,000 Palestine refugees. Today, 5 million Palestine refugees are eligible for UNRWA services.»
I palestinesi sono stati usati come carne da macello dai loro vicini arabi e non se ne sono accorti o hanno fatto finta di non saperlo. Ed enti come l’UNRWA hanno creato su di loro la propria fortuna. Questa è la vera Nakba palestinese.
Ancora sull’UNRWA:
QUI e QUI

lunedì 30 aprile 2012

I soldi arabi comprano l'industria dei media

Quello che i media dicono o non dicono

Ronn Torossian, amministratore delegato di una grossa società americana di pubbliche relazioni racconta come le nazioni arabe e le organizzazioni terroristiche ottengano una copertura positiva nei media pagando le agenzie di Public Relations. Queste garantiscano copertura mediatica o nascondano alla vista dei media chi le finanzia... quale terzietà, quale informazione onesta e indipendente si può avere in queste condizioni?



Titolo originale: How Arabs Win the PR War
29 aprile 2012
di Ronn Torossian


Ronn Torossian è Amministratore Delegato di 5WPR, una delle 25 principali agenzie di Public Relations negli Stati Uniti, è autore di “For Immediate Release: Shape Minds, Build Brands, and Deliver Results with Game-Changing Public Relations”.





L'industria statunitense delle Public Relations è un'industria di altissimo profilo, ma si tratta di una ristretta cerchia in cui non più di 75 imprese contano più di 50 dipendenti (cioè hanno una portata sufficiente a rappresentare un governo straniero o interessi stranieri).

Durante il pranzo la scorsa settimana, uno dei miei colleghi che, come me, possiede una delle 25 agenzie di Pubbliche Relazioni più grandi degli Stati Uniti, mi ha spiegato perché la sua azienda non  darà più copertura mediatica alle organizzazioni ebraiche e pro-Israele.

Semplicemente ci sono molti più soldi e quindi molto più interesse a lavorare per organizzazioni arabe e filo-arabe. Dal punto di vista commerciale, dal punto di vista del businnes, non è più conveniente lavorare per organizzazioni ebraiche o filo-israeliane. Si tratta di una tendenza in atto, che crescerà nei prossimi anni e vedrà gli interessi arabi ancor più positivamente ritratti nei media internazionali.

Le ultime notizie dicono che il Bahrein ha assunto almeno 10 aziende di Pubbliche Relazioni negli ultimi 12 mesi. 
Sì, avete letto bene - 10 - tra cui Qorvis, la famosa azienda di Washington già ingaggiata dall'Arabia Saudita per salvare la reputazione regno all'estero dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre.

Il regime del Bahrein, che tortura i propri cittadini, ha una terribile situazione dei Diritti Umani e non riconosce l'esistenza di Israele, ha anche ingaggiato Joe Trippi, ex manager della campagna di Howard Dean per la sua candidatura presidenziale nel 2004, e Sanitas International, il cui partner è Christopher Harvin, un ex aiutante di Bush alla Casa Bianca.

Molte cose sono cambiate nel "nuovo" Medio Oriente - fatta eccezione per il riconoscimento di Israele- milioni di dollari vengono spesi in campagne professionali di pubbliche relazioni che sostengono gli interessi arabi:

* La Harbour Group, società di lobbying di Washington DC, è stata assunta dal nuovo governo della Libia. Come The Hill ha recentemente rivelato, Harbour ha da poco firmato un nuovo contratto di 15.000 dollari al mese con l'ambasciata libica.

* Anche Patton Boggs, un altro grande “K street lobbying group” rappresenta ora il nuovo regime libico. Ma avevano già lavorato con il dittatore libico Muammar Gheddafi, affiancati dal Cambridge, un Monitor Group basato in Massachusetts, che ha ottenuto un enorme contratto da 250 mila dollari al mese con Tripoli per il reclutamento di eminenti accademici americani affinché lodassero il governo del dittatore libico negli Stati Uniti.

Non è una novità quindi per il Medio Oriente che i governi arabi investano un sacco di soldi in pubbliche relazioni. Il regime siriano ad esempio continua con la macellazione di migliaia di suoi cittadini quotidianamente, mentre si fa notare la mancata copertura dai media mainstream (e una delle cose che una buona agenzia di Public Relations è in grado di fare, è esattamente garantire che le storie negative non vengano pubblicate).

Un giorno scopriremo chi sta lavorando oggi per la Siria. Pochi mesi fa gli hacker hanno pubblicato  centinaia di e-mail dell'ufficio del presidente siriano Bashar Assad, che hanno rivelato un grande lavoro di preparazione di Assad per la sua intervista con Barbara Walters della ABC, del dicembre 2011.

* La società di PR, Lloyd James Brown, ha lavorato in passato per aumentare  la popolarità e l'influenza internazionale del regime di Gheddafi. Loro stessi hanno dichiarato: "abbiamo assistito il governo libico nei suoi sforzi per raggiungere tutta la comunità politica internazionale attraverso le Nazioni Unite, la politica degli Stati Uniti e la comunità universitaria".

Le organizzazioni terroristiche di Hamas e Hezbollah hanno assunto agenzie di PR per fare lobbying per loro sulla stampa e sulla scena non solo americana, ma mondiale. Questi gruppi terroristici hanno ingaggiato foto-reporter e giornalisti.

* La Fenton Communications, società di PR di New York City, lavora con lo stato arabo del Qatar per sviluppare una campagna di delegittimazione di Israele, in sostanza, orchestrando campagne internazionali anti-israeliane che mirano a rompere il cosiddetto assedio della Striscia di Gaza.

Fenton Communications lavora anche per "Al Fakhoora", un'organizzazione pro-palestinese sempre con sede in Qatar che ha "lanciato una campagna di sensibilizzazione per sporgere denuncia legale contro Israele e cambiare la percezione del pubblico in Occidente sulle sue azioni". Nel loro sito, nell'aprile 2012 dichiaravano di lavorare con Fenton Communications NYC per sostenere la campagna per porre fine al blocco di Gaza. Questa organizzazione continua ad assistere apertamente gruppi terroristici.

L'ufficio dell'OLP  negli Stati Uniti ha assunto la Bell Pottinger, una delle principali agenzia di PR internazionali, per ricevere "consulenze sulla comunicazione strategica, relazioni pubbliche, relazioni con i media e gli affari del Congresso".

* Il gigante statunitense delle Public Relations, Burson-Marsteller, in risposta alla richiesta di Israele per una riunione, ha dichiarato: "Non prenderemo in consegna un progetto del genere ... La nostra è un'impresa commerciale. Se accettassimo il progetto, questo ci creerebbe un'enorme quantità di reazioni negative... Israele è un progetto particolarmente controverso."

C'è una ragione per cui gli arabi vincono la guerra dei media: assumono professionisti della comunicazione, finché spendono soldi continueranno a vincere. 

In Medio Oriente, l'uccisione di persone innocenti continua – dal Bahrein alla Siria e i professionisti delle relazioni pubbliche permettono loro di continuare a vendere le loro storie.

Sono rimasto molto rattristato quando il mio collega mi ha spiegato perché la sua agenzia non avrebbe più lavorato per gli interessi ebraici o per Israele. La mia agenzia non lavora per i barbari moderni che macellano gli innocenti, ma nel frattempo i nostri concorrenti fanno milioni vendendo  terrore e brutalità.

Benvenuti nel Grande Teatro dei Media...!

lunedì 23 aprile 2012

Un minuto di silenzio per le vittime di Monaco 1972 - Petizione

 

 

Un minuto di Silenzio alle olimpiadi di Londra 2012



Al Comitato Internazionale dei Giochi Olimpici: 40 anni sono sufficienti!



Ai Giochi Olimpici di Monaco 1972, undici membri della squadra israeliana furono uccisi. Per quaranta anni le loro famiglie hanno chiesto al Comitato Olimpico Internazionale di osservare un minuto di silenzio in loro memoria. Per favore, firma la petizione.


Sono la moglie di Andrei Spitzer. Mio marito fu ucciso durante i Giochi Olimpici del 1972.
Domando un minuto di silenzio in memoria degli undici atleti israeliani, allenatori e arbitri, uccisi nei giochi Olimpici estivi a Monaco, nel 1972. Solo un minuto, ai giochi Olimpici estivi di Londra 2012 ed in ogni Gioco Olimpico, per promuovere la pace. 
Questi uomini furono figli, padri, fratelli, amici,  compagni di squadra, atleti. Andarono a Monaco nel 1072 come atleti olimpici; andarono in pace e tornarono a casa nelle bare, uccisi nel Villaggio Olimpico e mentre erano ostaggi nelle negoziazioni. 


Le famiglie degli 11 di Monaco cercano di ottenere il riconoscimento del massacro di Monaco dal Comitato Internazionale Olimpico da quattro decenni. Stiamo chiedendo un minuto di silenzio durante le cerimonie olimpiche di apertura dai Giochi di Montreal del '76. Finora queste richieste sono state lasciate cadere. Gli 11 atleti facevano parte della famiglia Olimpica; pensiamo dovrebbero essere ricordati nel contesto dei Giochi Olimpici.
 Chiediamo ancora una volta di essere ascoltati ora, alle Olimpiadi estive di Londra 2012. Nel 2010 i JCC Rockland, New York, mi contattarono e offrirono il loro aiuto, facendo loro la missione, durante il  JCC Maccabi Games del 2012,  di onorare gli undici di  Monaco di Baviera per mezzo di numerosi eventi, nonché guidando questa petizione.

Il silenzio è un giusto tributo per gli atleti che persero la vita sul palcoscenico olimpico. Il silenzio non contiene dichiarazioni, supposizioni o convinzioni e non richiede alcuna conoscenza del linguaggio da interpretare.

Non ho un'agenda politica o religiosa. Solo la speranza che a mio marito e agli altri uomini che andarono alle Olimpiadi in pace, amicizia e sportività sia dato quello che meritano. Un minuto di silenzio per dire
chiaramente al mondo che ciò che è accaduto nel 1972 non dovrà mai accadere di nuovo. Vi prego,  non lasciate che la storia si ripeta.

Per mio marito Andrei e gli altri uccisi, dobbiamo ricordare la dottrina dello Spirito Olimpico ", per costruire un mondo pacifico e migliore, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e correttezza". Questo è più potente della politica.

40 anni sono un tempo sufficientemente lungo da aspettare.

Vai a www.munich11.org per saperne di più su come la Rockland JCC, a New York sostiene la nostra richiesta per porre rimedio all'ingiustizia, con il sostegno e la gratitudine delle famiglie degli 11 di Monaco e per conoscere la storia di un giorno che non dovremmo mai dimenticare .

Grazie. Ankie Spitzer e JCC Rockland.





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Aggiornamento:


La scorsa settimana, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha ancora una volta respinto la richiesta che le famiglie degli atleti israeliani, assassinati dai terroristi arabi ai Giochi di Monaco 1972, che chiedevano agli organizzatori un minuto di silenzio in loro ricordo.


Ankie Spitzer, il cui marito, Andre, fu uno degli 11 israeliani uccisi, ha detto che il CIO non ha voluto irritare i paesi arabi, ricordando la tragedia.


“Ci dicono che le delegazioni arabe si alzarebbero  e se ne andrebbero; ho risposto:  ‘Va bene, se non capiscono cosa sono le Olimpiadi, lasciateli andare”.


http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/155275#.T5_Ku2av-8k