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lunedì 23 aprile 2012

Un minuto di silenzio per le vittime di Monaco 1972 - Petizione

 

 

Un minuto di Silenzio alle olimpiadi di Londra 2012



Al Comitato Internazionale dei Giochi Olimpici: 40 anni sono sufficienti!



Ai Giochi Olimpici di Monaco 1972, undici membri della squadra israeliana furono uccisi. Per quaranta anni le loro famiglie hanno chiesto al Comitato Olimpico Internazionale di osservare un minuto di silenzio in loro memoria. Per favore, firma la petizione.


Sono la moglie di Andrei Spitzer. Mio marito fu ucciso durante i Giochi Olimpici del 1972.
Domando un minuto di silenzio in memoria degli undici atleti israeliani, allenatori e arbitri, uccisi nei giochi Olimpici estivi a Monaco, nel 1972. Solo un minuto, ai giochi Olimpici estivi di Londra 2012 ed in ogni Gioco Olimpico, per promuovere la pace. 
Questi uomini furono figli, padri, fratelli, amici,  compagni di squadra, atleti. Andarono a Monaco nel 1072 come atleti olimpici; andarono in pace e tornarono a casa nelle bare, uccisi nel Villaggio Olimpico e mentre erano ostaggi nelle negoziazioni. 


Le famiglie degli 11 di Monaco cercano di ottenere il riconoscimento del massacro di Monaco dal Comitato Internazionale Olimpico da quattro decenni. Stiamo chiedendo un minuto di silenzio durante le cerimonie olimpiche di apertura dai Giochi di Montreal del '76. Finora queste richieste sono state lasciate cadere. Gli 11 atleti facevano parte della famiglia Olimpica; pensiamo dovrebbero essere ricordati nel contesto dei Giochi Olimpici.
 Chiediamo ancora una volta di essere ascoltati ora, alle Olimpiadi estive di Londra 2012. Nel 2010 i JCC Rockland, New York, mi contattarono e offrirono il loro aiuto, facendo loro la missione, durante il  JCC Maccabi Games del 2012,  di onorare gli undici di  Monaco di Baviera per mezzo di numerosi eventi, nonché guidando questa petizione.

Il silenzio è un giusto tributo per gli atleti che persero la vita sul palcoscenico olimpico. Il silenzio non contiene dichiarazioni, supposizioni o convinzioni e non richiede alcuna conoscenza del linguaggio da interpretare.

Non ho un'agenda politica o religiosa. Solo la speranza che a mio marito e agli altri uomini che andarono alle Olimpiadi in pace, amicizia e sportività sia dato quello che meritano. Un minuto di silenzio per dire
chiaramente al mondo che ciò che è accaduto nel 1972 non dovrà mai accadere di nuovo. Vi prego,  non lasciate che la storia si ripeta.

Per mio marito Andrei e gli altri uccisi, dobbiamo ricordare la dottrina dello Spirito Olimpico ", per costruire un mondo pacifico e migliore, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e correttezza". Questo è più potente della politica.

40 anni sono un tempo sufficientemente lungo da aspettare.

Vai a www.munich11.org per saperne di più su come la Rockland JCC, a New York sostiene la nostra richiesta per porre rimedio all'ingiustizia, con il sostegno e la gratitudine delle famiglie degli 11 di Monaco e per conoscere la storia di un giorno che non dovremmo mai dimenticare .

Grazie. Ankie Spitzer e JCC Rockland.





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Aggiornamento:


La scorsa settimana, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha ancora una volta respinto la richiesta che le famiglie degli atleti israeliani, assassinati dai terroristi arabi ai Giochi di Monaco 1972, che chiedevano agli organizzatori un minuto di silenzio in loro ricordo.


Ankie Spitzer, il cui marito, Andre, fu uno degli 11 israeliani uccisi, ha detto che il CIO non ha voluto irritare i paesi arabi, ricordando la tragedia.


“Ci dicono che le delegazioni arabe si alzarebbero  e se ne andrebbero; ho risposto:  ‘Va bene, se non capiscono cosa sono le Olimpiadi, lasciateli andare”.


http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/155275#.T5_Ku2av-8k

domenica 15 aprile 2012

«Monaco ' 72, i brigatisti italiani sapevano dell' attacco»



Dall'Archivio Storico del Corriere della Sera
(16 luglio 2005) - Corriere della Sera

DAL NOSTRO INVIATO RAMAT HASHARON (Israele) - Riunioni periodiche a Parigi: italiani, francesi e tedeschi insieme ai palestinesi di Settembre Nero. I piani per l'attentato al villaggio olimpico di Monaco ' 72. E un sedicente «brigatista rosso» che avrebbe cercato di fermare la strage.

La storia che da oltre trent'anni Ankie Spitzer sta mettendo insieme, un pezzo dopo l'altro, ha ancora molti punti oscuri. Qualcosa, però, questa donna tenace - allora moglie 26enne dell'allenatore di scherma della squadra israeliana, oggi sull'orlo dei sessant'anni corrispondente della tv pubblica olandese dal Medio Oriente - è riuscita a scoprire.
Scriverà tutto, presto, in un libro, insieme a un' altra delle vedove di Monaco, Ilana Romano. E in quel contesto darà maggiori dettagli su una vicenda che adesso, per la prima volta, ha deciso di cominciare a rivelare: «Sei anni fa ho incontrato un italiano, che diceva di essere un brigatista. Mi ha portato carte e documenti, e mi ha convinta. Sono sicura che mi abbia raccontato la verità: tutti sapevano della strage almeno due mesi prima che fosse attuata. E nessuno ha fatto nulla per fermarla». L' uomo s' era fatto vivo anche subito dopo l' attentato. Ma Ankie, allora spossata dalle telefonate anonime e dai presunti testimoni, non aveva voluto incontrarlo. Si era convinta a farlo solo più tardi, grazie alla mediazione di «un importante imprenditore israeliano» che aveva garantito per l'italiano. «Fissammo un appuntamento in una città europea. Ci incontrammo nella mia camera d' albergo. Ero con Ilana, un avvocato e altra gente. L' uomo era estremamente paranoico: appena entrato andò a controllare che non ci fosse nessuno dietro alle tende».

Cinquant' anni, vestiti eleganti, buona conoscenza del tedesco, una vita normale. Se aveva fatto parte dell'estrema sinistra italiana, ne era uscito pulito. «Raccontò dei legami tra i gruppi italiani, francesi, i tedeschi del Baader-Meinhof, con i palestinesi dell' Olp e di Settembre Nero: lavoravano tutti insieme a quel tempo in Europa, fine anni Sessanta, inizi Settanta». L' uomo parlò di una «spaccatura»: «Disse che c' era un' ala delle Brigate Rosse che voleva fare la rivoluzione con le armi, e un' altra che invece era contraria». Insisteva su questo punto: una rottura che attraversava tutti gruppi. Avrebbe fatto anche il nome di Daniel Cohn-Bendit (che raggiunto al telefono precisa però di essere assolutamente estraneo a questa storia: tra l' altro, «ai tempi dei fatti io ero stato espulso dalla Francia», dopo il maggio ' 68).

Nella versione dell' uomo, questa sorta di rete internazionale teneva periodiche riunioni, «soprattutto a Parigi»: «Si conoscevano, sapevano gli uni dei piani degli altri». E quindi: «Tutti erano informati di cosa i palestinesi stessero preparando a Monaco». L' uomo era contrario: «Mi spiegò che apparteneva all'ala che si opponeva alla lotta armata». E davanti all'ipotesi di un'azione terroristica al villaggio olimpico decise di intervenire. «Volevo spiegare al mondo quel che stava per accadere, mi disse». A fine maggio 1972 l'uomo andò a Parigi: «Cercò il sostegno dei gruppi francesi che avrebbero potuto avere influenza».
Niente.
«Allora andò in Germania. Davanti a un avvocato firmò una dichiarazione giurata, con tutto quello che sapeva. E andò dai servizi segreti, ad Amburgo. Gli dissero che non era di loro competenza e lo mandarono a Monaco, in una sorta di quartier generale. Lì, chiese di essere ricevuto, ma gli dissero di aspettare». Dopo dieci giorni ancora non l' avevano chiamato.
«L' uomo provò allora a convincere altre persone - Ankie non vuole su questo punto dare dettagli - senza successo».

Il 5 settembre un commando di Settembre Nero penetrò nel villaggio olimpico di Monaco. Andrei Spitzer sarebbe stato tra gli ostaggi uccisi in aeroporto. Lui e Ankie avevano appena avuto una bambina, Anouk: oggi ha 33 anni. La signora Spitzer da allora ha avuto un altro marito e tre figli. Lavora con il cognome da ragazza, ma quando racconta questa storia vuole essere chiamata con il nome dell'allenatore di scherma. «In qualche modo glielo devo - dice - : sono decisa a continuare la mia battaglia per la verità». Che passa anche per la ricerca di risposte: se in tanti sapevano, perché nessuno è intervenuto? «L' ho chiesto qui in Israele al capo dell' intelligence militare: avevate avuto segnalazioni? Mi ha detto che 5 giorni prima avevano avuto informazioni su "un attentato nel corso di un evento internazionale in Europa ai primi di settembre", ma che non le avevano messe in relazione con i Giochi Olimpici...».

Alessandra Coppola

http://archiviostorico.corriere.it/2005/luglio/16/Monaco_brigatisti_italiani_sapevano_dell_co_8_050716060.shtml