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venerdì 15 agosto 2014

Essere sionisti nel 1977: Israele e l'accoglienza dei profughi vietnamiti

Menachem Begin accoglie in Israele un gruppo di giovani rifugiati vietnamiti

Nel mese di aprile del 1975, i comunisti totalitari del Nord riuscirono a sconfiggere il regime del Vietnam del Sud e l'esercito degli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di vietnamiti fuggirono segretamente dal Vietnam del Sud per scampare alla persecuzione comunista e alle torture. Molti partirono in piccole imbarcazioni inaffidabili e affrontarono le intemperie e la minaccia dei pirati, ma non furono accolti dalle vicine autorità locali. Nonostante le difficoltà un numero sempre maggiore di vietnamiti prese ad imbarcarsi.

Il 10 giugno del 1977, una nave da carico israeliana in rotta verso il Giappone incrociò una di queste imbarcazioni con a bordo 66 vietnamiti. Ormai privi di cibo e acqua, erano completamente disorientati e spaventati, e la loro barca perdeva. I loro segnali di SOS erano stati regolarmente ignorati dalle navi tedesco-orientale, norvegese, giapponese, e panamensi di passaggio. Il capitano e l'equipaggio israeliano immediatamente offrirono cibo e acqua ai profughi e decisero di portare i passeggeri a bordo, per trasportarli in Israele.

Una volta in Israele, il primo ministro Menachem Begin autorizzò i cosiddetti "boat people" vietnamiti a ricevere cittadinanza israeliana, paragonando la loro situazione alla difficile situazione dei rifugiati ebrei in cerca di un rifugio durante la Shoah.
Tra il 1977 e il 1979, Israele ha accolto oltre trecento rifugiati vietnamiti.

Alcune donne inglesi protestano contro l'immigrazione dei "boat people" vietnamiti


Pubblicato il 3 ottobre 2009:
http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Immigration/VietBoatPeople.html)

lunedì 12 agosto 2013

Ada Ascarelli Sereni: storia di una sionista italiana




Ancora negli ultimi mesi della sua vita, quando la incontrai vestita di seta blu a piccoli fiori bianchi nell'albergo per anziani “Nof yerushalaim” fra i mobili italiani con cui aveva sistemato le sue due stanze, Ada Sereni spirava energia e grazia; era dura nei giudizi e dolce nei modi, accurata nel parlare e non dimentica di un aristocratico lieve accento romanesco.

Si sarebbe spenta a 92 anni, nel novembre del 1998; era giunta in Israele nel 1927. La sua è la vicenda di un'eroina prima nascosta e silente all'ombra di Enzo Sereni, suo marito, e poi, dopo la sua tragica morte, di una leader intrepida e avventurosa, un'autentica salvatrice di decine di migliaia di vite e di anime scampate alla Shoah e dirette verso la loro risurrezione in Israele.

Ada Sereni nacque Ascarelli, a Roma, il 20 giugno 1905: la sua era una famiglia ebraica raffinata, colta e benestante. Alla piccola Ada si raccontava del nonno Ariel, che, fornitore di lana del Papa, non aveva mai dovuto sottostare alle restrizioni che serravano gli ebrei di Roma nel ghetto.
Ariel aveva persino una proprietà in via Giulia. La tradizione ebraica era forte anche se laica, il padre di Ada leggeva la Bibbia ai suoi figli e la teneva sempre vicino al suo letto; una volta si era spinto a visitare Gerusalemme arrampicandosi per la strada da Jaffa alla tanto sognata culla degli Ebrei, ma lo stato della città, che anche Stendhal o Mark Twain hanno descritto come rovinoso, lo convinse a non ritentare dal viaggio mai più.

Ada incontrò a scuola il suo grande amore, Enzo Sereni, che era già allora un sionista che mescolava la poesia del sogno del ritorno alla casa antica degli ebrei agli ideali socialisti. Enzo catturò l'anima di Ada e la portò con sé verso gli studi storico filosofici, ma Ada già desiderava imparare cose più pratiche, più effettive: la chimica era la sua materia preferita, e le dette grande soddisfazione, più avanti, poter riprendere gli studi nella direzione da lei prescelta. La coppia si sposò a Roma e presto nacque Hana, la prima figlia.

Enzo Sereni, sionista e partigiano della Brigata Ebraica

Nel luglio 1927, con la bambina piccolissima, Enzo e Anna cominciarono un'avventura entusiasmante e terribile, quella del ritorno in Israele, la cui ricostruzione doveva passare attraverso un'autentica mutazione antropologica che prevedeva il farsi contadino e operaio da una parte, e intellettuale e studioso dall'altra, secondo la tradizionale visione dell'idealismo marxista. Nel congresso sionista di Livorno Enzo aveva detto: «Non ci sarà riscatto per il nostro popolo sino a quando saremo noi stessi a tornare a Eretz Israel per costruirla anche manualmente; il nostro popolo non avrà diritto alla pace fra gli altri popoli finché non si sarà creata una normale struttura proletaria e contadina».

Enzo era sostenuto da una famiglia sionista e antifascista (anche il fratello Emilio che poi diventò un dirigente del Pci a quel tempo lo era); Ada costruiva da sola, nell'amore, nell'abnegazione personale, la sua nuova inusitata identità. Così, sistemati nel paesino di Rehovot, Ada passò il periodo più difficile della sua vita: Enzo andava nel “pardes”, il campo orlato di palme e eucalipti a piantare, irrigare, potare aranci; e lei restava in una casa senza acqua corrente, con la toilette fuori di casa, la bambina piccola. La decisione di passare a vivere in un kibbutz «dove almeno ci saranno i giardini» fu di Ada. Così la famiglia Sereni fondò con un piccolo gruppo di compagni il kibbutz Givat Brenner.

Ai genitori che non avrebbero mai capito in che cosa consisteva la nuova durissima esperienza collettiva, Ada scrisse che avevano comprato una bella fattoria: ma i compagni, i «haverim» dormivano e vivevano sotto le tende, salvo i bambini (nacque nel frattempo anche un'altra piccola Sereni, Hagar) cui i genitori costruirono una capanna col pavimento di terra battuta. «La gioia era stata grande per tutti – raccontava Ada parlando del passaggio al suo kibbutz, Givat Brenner – per l'arabo che aveva venduto un pezzo di terra arida e incolta per l'e norme somma di diecimila sterline [...] per noi 28 giovani pieni di sogni e di entusiasmo per la nuova società che avremmo creata e voluta giusta, lontano dalla ricchezza che corrompe, a contatto con la natura».

Il kibbutz Givat Brenner con le tende e gli alloggi per i bambini in costruzione, 1934 circa

La vita fu durissima anche se la coppia fioriva di idealismo e capacità personali: Ada divenne direttrice della fabbrica Rimon (Melograna) di succhi e conserve; la fama di Enzo si diffuse, egli divenne un leader del movimento kibbutzistico e socialista famoso in tutto l'Yishuv da cui sarebbe nata Israele. Nel kibbutz Givat Brenner presto vi fu una biblioteca, e i rapporti con i villaggi arabi erano in origine di lavoro e di pace. Ma nel 1929 il kibbutz diventò invece, sovente attaccato concentricamente da un rifiuto arabo che si faceva sempre più aspro, un luogo assediato e pericoloso.

Enzo e Ada resistettero insieme agli altri alla vita tanto difficile, mentre nel ‘31 nasceva il terzo figlio, Daniel, che tragicamente sarebbe stato falciato a una parata aerea nel 1954; nel 1933 Enzo fu scelto come inviato (shaliach) del suo movimento socialista proprio nella Germania del potere hitleriano aperta sorto.
Più tardi, la famiglia fu spostata a New York, dove Ada divenne la organizzatrice di una autentica comune di educatori (tutti accompagnati dalla famiglie, tutti nella stessa grande casa) di giovani pionieri. Ordine, garbo, fantasia e puntiglio, anche talvolta in polemica con il temperamento nervoso e appassionato del marito, così tutti ricordano le caratteristiche di Ada.

Nel 1938, dopo le Leggi Razziali, al kibbutz giunse un gruppo di ebrei dall'Italia. Il fiato dell'Olocausto si faceva affannoso su Israele, la tragedia cominciava ad essere nota. Nel 1944 si formò la Brigata Ebraica che combatté in Europa comandata da ufficiali ebrei.

L'Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell'Yishuv, decisero di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere. Enzo Sereni, la cui fama di uomo indispensabile, integro, coraggioso, era ormai un dato di fatto, si offrì di paracadutarsi. Già erano cadute fucilate dai nazisti dopo essersi infiltrate in Europa due giovanissime e oggi mitiche figure, Anna Senesh e Aviva Reich.

Ada ricorda che «quella fu forse l'unica volta in cui dissi a Enzo di non perseguire una sua scelta. Fu irremovibile». Si lanciò sotto mentite spoglie («Samuel Barda») in divisa inglese nella notte fra il 14 e il 15 maggio del 1944 e se ne conosce la tragica sorte da qual che testimonianza personale e alcune carte: catturato, fu portato come prigioniero a Dachau, e poi fu fucilato.

Quando il suo adorato sparisce nel nulla, Ada si arma, oltre che della consueta energia, di un solitario e leonino senso di avventura, lascia tutto e parte alla ricerca di Enzo, convinta che l'incredibile forza della personalità del marito debba aver lasciato tracce indelebili in chiunque abbia avuto la ventura di incontrarlo. E di fatto, troverà sulla sua strada molti prigionieri dei tedeschi scampati che raccontano di un gentiluomo italiano venuto dalla Palestina che fino all'ultimo aveva donato il suo cibo e la sua sapienza con generosità a quanti incontrava.

Ada in Italia viene incaricata, come condizione per proseguire la sua permanenza lontano dal kibbutz, di una sua missione personale: organizzare l'immigrazione clandestina verso le spiagge della Palestina per l'Agenzia Ebraica, in barba alla leggi britanniche che proibiscono agli ebrei di immigrare, secondo il Libro Bianco concepito dall'Inghilterra per sedare lo scontento arabo.

Sono leggi che si dimostrano crudeli oltre misura, dato che gli ebrei che erano riusciti a sopravvivere ai campi di sterminio non avevano altro obiettivo al mondo che quello di approdare a una casa che fosse la loro per sempre, da cui nessuno potesse deportarli per bruciarli vivi. Gli inglesi abbordavano e bloccavano le navi cariche di migliaia di scampati ad Auschwitz, compresi vecchi e bambini, spesso in pessime condizioni di salute, prima che toccassero Haifa o Jaffa, e respingevano gli ebrei verso l'Europa; ci furono affondamenti, morti, feriti, decine di episodi tragici insanguinarono le acque del Mediterraneo.




È famosa la vicenda dell'Exodus, (da cui il famoso film con Paul Newman e Eva Marie Saint in cui Ada è rappresentata) in cui la nave, carica fino allo stremo, fu respinta due volte: ripartita dalla Francia (proveniva dagli Usa) solo grazie a un lungo sciopero della fame fu al suo arrivo in Israele rispedita in alto mare con un autentico assalto militare britannico, con i suoi 4.500 profughi. Il compito di Ada, era innanzitutto acquistare clandestinamente le navi, che variavano dai pescherecci a grandi battelli che potessero contenere, stipati, migliaia di passeggeri; organizzare l'afflusso dei profughi e curare che esse potessero salpare, in genere nottetempo, cariche del necessario (leggi la storia dei ragazzi di Salvino).

Ada fu di un'abilità e di un'energia eroica, finì anche in carcere, percorse la penisola con mezzi di fortuna e di nascosto incontrando mediatori marittimi, capi del Mossad e dell'immigrazione, soffrì con i profughi attese, rinunce, delusioni, gioì di immense vittorie morali, riuscì a risolvere con le autorità italiane situazioni che apparivano irrisolvibili, e trovò, come racconta nel suo libro I clandestini del mare edito da Mursia, una sostanziale simpatia per gli scampati da Auschwitz.

A La Spezia nel febbraio del ‘46 la nave Fede fu prima fermata dai carabinieri in assetto di guerra cui erano state fornite false informazioni sui passeggeri a scopo di boicottaggio. Quando, scesi dalla nave con l'intervento di Ada i mille passeggeri mostrarono tutti quanti il numero tatuato sul braccio sotto le armi puntate, i carabinieri italiani girarono le armi per eventualmente difendere la nave da attacchi di male intenzionati, e lasciarla partire.

Nel ‘47 Ada decise di restare ancora in Italia come capo dell'organizzazione per l'assistenza che seguitava ad avviare i profughi in Israele. Si calcola che ne abbia messi sulle sue navi circa 28mila. Più avanti, tornata in Israele, le sue attività di aiuto alla popolazione civile, e in particolare a quella palestinese di Gaza dove per incarico del governo cercò di organizzare servizi dopo il 1967, non si fermarono mai. Ma il suo compito e il significato che Ada stessa gli attribuiva si compendiano nella conclusione del suo libro: «Dalla partenza del piccolo Dallin (una imbarcazione ndr.), nell'agosto del 1945 al maggio del 1948, circa 75mila persone erano partite illegalmente dall'Europa e circa 25mila dall'Italia. La notte del 14 maggio (1948 ndr.) partì dal «campo climatico» di Formia l'ultima nave di quella flotta senza bandiera che per tre anni aveva solcato le acque del Mediterraneo.

Partì nel modo consueto, ma i libri di bordo non vennero nascosti, né venne cambiato il nome della nave, perché in quel medesimo giorno un'assemblea memorabile di leader israeliani aveva proclamato la ricostituzione dello Stato d'Israele». Certo Ada, come mi disse durante il nostro incontro, si struggeva nel pensare alla gioia che questo epocale evento avrebbe dato anche ad Enzo.

Fiamma Nirenstein



venerdì 9 agosto 2013

Lady Ashton, Israele e il suo lievissimo conflitto di interessi...




Nonostante il nome ammiccante, non si tratta dell'ultima trovata dell'ufficio marketing e comunicazione del PD, ma parliamo invece una rinomata agenzia internazionale: YouGov. 
Cosa c'entra una società di analisi di mercato con il Ministro degli Esteri europeo? Qualche tempo fa avevamo ripercorso in una nostra ricerca la curiosa carriera di Lady Ashton, figura di primo spicco sullo scacchiere internazionale per lo spostamento di somme astronomiche a favore delle Autorità Palestinesi. Di questa donna venuta dal nulla e dalle assai dubbie abilità, una cenerentola diventata nel giro di pochi anni la donna più pagata d'Europa, ci chiedevamo "chi sarà mai il suo principe azzurro"?


Finalmente la risposta arriva da Rights Monitoring, ecco l'articolo:


La chiave per la comprensione sta in due nomi: Peter Kellner e YouGov. Il primo nome è quello del marito di Catherine Ashton e il secondo è quello della società di indagini internazionali, analisi di mercato e servizi di ricerca per i governi, della quale Peter Kellner è presidente. YouGov è diventato così importante nel settore, da arrivare a influenzare addirittura le scelte di alcuni governi, l’economia di molti paesi e anche le tendenze del mercato. Un sondaggio di YouGov è preso in grande considerazione dalla politica, che non esita a commissionare al gruppo sondaggi di ogni genere. 

Ora, accade spesso che, stranamente, le indagini condotte da YouGov per il Medio Oriente penalizzino Israele mentre sembrano particolarmente benevole verso le monarchie del Golfo e l’Arabia Saudita.  Solo negli ultimi mesi YouGov ha avviato una serie di indagini di mercato sul boicottaggio dei prodotti israeliani e sul gradimento degli artisti israeliani presso il pubblico inglese, per comprendere se possano o meno esibirsi nel Regno Unito. Ma gli editoriali anti-israeliani al vetriolo di Peter Kellner (e non solo su YouGov, ma anche in prestigiose pubblicazioni internazionali) non contano.

Perché questo? Perché una società internazionale che guadagna milioni di dollari l’anno e può influenzare le politiche dei vari governi è così palesemente rivolta contro Israele? Anche qui, la soluzione si trova tra le righe, in particolare quelle relative agli azionisti della società. E’ stato molto difficile ottenere informazioni sui partner YouGov perché la lista non è pubblica. Tuttavia, alcune informazioni indicative siamo in grado di darle. Così scopriamo che tra i membri di YouGov ci sono diversi emiri del Golfo, qualche sceicco arabo e che l’azienda ha un ufficio molto importante a Dubai (presso il Centro Affari Cayan) da dove dirige tutte le ricerche sul Medio Oriente. Altre sedi sono in Arabia Saudita a Dammam, Jeddah e Riyadh. La cosa in sé non sarebbe sospetta, molte aziende internazionali hanno uffici a Dubai, solo che oltre alla presenza dei capitali di emiri e sceicchi (tra i quali l’emiro del Qatar), le ricerche e le indagini sui regni di questi ultimi sono sempre molto “rilassate”, e in pochi anni hanno favorito grandi investimenti internazionali.

YouGov poi usa la sua influenza e la sua presunta credibilità per aiutare le monarchie del Golfo che, tradotto in cifre gigantesche, significa decine e decine di milioni di dollari che finiscono nelle sue casse. 

E chi è il nemico giurato delle monarchie del Golfo, a partire dall’emiro del Qatar, che finanzia il manipolo di Hamas? Israele. Chiaro che una società come YouGov, nella quale la partecipazione è costituita in parte da emiri e sceicchi, e che ottiene decine di milioni di dollari l’anno, possa suggerire una serie di domande che riescono a minare l’economia israeliana e anche a promuovere, in un sottile e intelligente gioco, il boicottaggio dei suoi prodotti. 

Bene, ora per tornare a Catherine Ashton, come può la baronessa inglese, rappresentante della politica estera europea, prendere decisioni o tenere una linea favorevole a Israele andando in questo modo contro gli interessi milionari del marito? 

Da qualsiasi parte del mondo questo si chiama conflitto di interessi.



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Titolo originale dell'articolo:
Israel: here is the reason for the anti-Israeli line of Catherine Ashton. This is a conflict of interests


giovedì 8 agosto 2013

Alle origini dell'imbroglio britannico

Alle origini dell'imbroglio britannico
di Marcello Cicchese




Qualche tempo fa è stato presentato al pubblico il libretto "Questa Terra è la mia Terra - Mandato per la Palestina", traduzione in italiano di un testo in inglese di Eli H. Hertz. Il libro riporta documenti noti agli storici, ma purtroppo trascurati e probabilmente ignoti anche a molti sostenitori di Israele, che evidenziano gli aspetti legali del popolo ebraico alla terra biblica chiamata in seguito Palestina. Considero quindi molto valida questa iniziativa dell'autore, dei traduttori e dell'editore italiano, e la presenza nel libro di una mia postfazione conferma questa mia valutazione. Ma avverto l'obbligo di una precisazione che avrei voluto fare subito, se il tempo messo a disposizione nelle pubbliche presentazioni del libro l'avesse consentito. 

Quando ho avuto per la prima volta tra le mani il testo già stampato, quindi quando ormai non si poteva più fare niente, mi sono accorto e ho fatto notare all'editore italiano che nella quarta pagina di copertina si trova qualcosa a dir poco sorprendente. Riporto il testo integralmente:

In Palestina per diritto e non per tacito assenso... 
Quando ci si chiede cosa si intende con lo sviluppo della Patria Nazionale Ebraica in Palestina, si può rispondere che non si tratta dell'imposizione di una nazionalità ebraica sull'insieme degli abitanti della Palestina, ma di un ulteriore sviluppo della già esistente comunità ebraica, coadiuvato dagli ebrei in altre parti del mondo, perché possa diventare un centro da cui tutto il popolo ebreo, sulle basi della religione e della razza, tragga interesse e orgoglio. Ma perché questa comunità possa avere la migliore prospettiva di libero sviluppo e perché il popolo ebraico abbia la piena opportunità di mostrare le proprie capacità, è essenziale sapere che si trova in Palestina per diritto e non per tacito assenso. 
Winston Churchill
Segretario di Stato britannico per le Colonie
giugno 1922

Mi sono chiesto, sorpreso, se si trattava di un'iniziativa particolare dell'edizione italiana, ma ho potuto verificare che lo stesso testo si trova nella seconda pagina di copertina della versione originale. Data l'importanza della cosa, sarà bene riportare integralmente anche il testo inglese:

In Palestine as of Right and Not on Sufferance ... 
When it is asked what is meant by the development of the Jewish National Home in Palestine, it may be answered that it is not the imposition of a Jewish nationality upon the inhabitants of Palestine as a whole, but the further development of the existing Jewish community, with the assistance of Jews in other parts of the world, in order that it may become a centre in which the Jewish people as a whole may take, on grounds of religion and race, an interest and a pride. But in order that this community should have the best prospect of free development and provide a full opportunity for the Jewish people to display its capacities, it is essential that it should know that it is in Palestine as of right and not on sufferance. 
Winston Churchill
British Secretary of State for the Colonies
June 1922

Chi è appena un po' familiare con l'argomento avrà riconosciuto che è una citazione tratta dal "Churchill White Paper" del 3 giugno 1922, la prima edizione del famigerato "Libro Bianco" britannico. E' davvero incomprensibile che in un libro scritto per sostenere il Mandato per la Palestina come base legale del diritto degli ebrei a ricostituire la loro nazione sulla loro terra si citi un passo tratto da un documento che rappresenta precisamente il subdolo tentativo britannico (purtroppo riuscito) di annullare questo diritto, modificandolo alla radice e inserendo fraudolentemente un altro inesistente diritto: quello degli arabi. Lo studioso Howard Grief, che ha dedicato venticinque anni di lavoro a questo tema, traendone un libro di oltre 700 pagine, già più volte citato in questo sito, dà questo netto giudizio delle parole di Churchill:

"These words were the epitome of trickery and subtlety, because they conveyed a meaning different from that of the Mandate Charter, that was almost unnoticeable." (p. 451)

"Queste parole erano l'epitome di frode e ambiguità, perché trasmettevano un significato diverso da quello della Carta del Mandato, che risultava quasi impercettibile".

Grief descrive ampiamente, non solo in riferimento a questa frase, l'atteggiamento ambiguo e fraudolento assunto dalla Gran Bretagna alla fine della prima guerra mondiale, quando il sostegno offerto dagli ebrei non sembrava più indispensabile. Ma già dall'analisi di questo testo si può riconoscere qualcosa della britannica "diplomazia" usata in questo testo, e in altri ad esso collegati, esaminando il modo in cui le parole vengono adoperate per alterarne impercettibilmente il significato o per fargliene assumere diversi, da applicare in modo variabile a seconda della convenienza. 

Il testo britannico parla di developement della Jewish National Home, mentre il testo del Mandato (Art. 2 e 4) parla di establishement della stessa. Se qualcosa deve essere "sviluppato" vuol dire che c'è già, e questa sarebbe, secondo Churchill, la comunità ebraica; ma se qualcosa deve essere "costituito" vuol dire che non c'è ancora, e questa, secondo il Mandato, è la nazione ebraica. Churchill ha fatto sparire la nazione che deve essere costituita sostituendola con la comunità che deve soltanto essere sviluppata. Questo avrebbe dovuto tranquillizzare gli arabi. Pensando a loro, dice infatti che "non si tratta dell'imposizione di una nazionalità ebraica sull'insieme degli abitanti della Palestina". Questo doveva servire a tenerli buoni, assicurando loro che in Palestina non ci sarebbe mai stata una nazione ebraica in cui avrebbero dovuto essere costretti ad entrare, ma soltanto "un ulteriore sviluppo della già esistente comunità ebraica".  

Poi però pensa agli ebrei, che potrebbero arrabbiarsi, e per tenerli buoni li adula con parole dolcissime: la nazione degli ebrei - dice in sostanza - cioè una nazione che è ebraica come è inglese la nazione degli inglesi, gli ebrei se la possono scordare, ma in compenso avranno "un centro da cui tutto il popolo ebreo, sulla base della religione e della razza, tragga interesse e orgoglio": una cosa da far gonfiare il petto. Religione e razza vanno benissimo, che bisogno c'è di una nazione? Non è forse questo, ancora oggi, il pensiero degli antisionisti aperti e democratici? Ma se la comunità ebraica resta su quella terra - dice sempre Churchill - nessuno dovrà storcere il naso perché la Gran Bretagna ha stabilito che il popolo ebraico (non la nazione) "si trova in Palestina per diritto e non per tacito assenso". 

Qui, proprio qui, nel "Churchill White Paper" del 1922 si trovano le origini dell'imbroglio britannico. Possibile che gli ebrei, a distanza di tanti anni, non se ne siano ancora accorti e vogliano continuare a farsi prendere in giro da Winston Churchill?

Howard Grief spiega chiaramente come stanno le cose:

"... usò la parola "developement" insieme con l'espressione "Jewish National Home" per descrivere l'esistente comunità in Palestina, che sarebbe diventata per gli ebrei un centro di interesse e orgoglio in tutto il mondo. Era questa comunità che doveva essere "ulteriormente sviluppata" attraverso una crescita della sua popolazione, il cui numero, comunque, sarebbe stato strettamente condizionato dalla capacità di assorbimento economico del paese. Con questo sotterfugio quasi impercettibile, il Libro Bianco cambiò sottilmente il significato di "Jewish National Home" da Stato alla fine indipendente in una semplice comunità e centro accanto alla popolazione araba del paese. In questo modo il significato del termine fu reso innocuo, perché il Libro Bianco rese la Jewish National Home non diversa dalle altre comunità ebraiche e centri in altre parti del mondo, che erano anch'esse fonte di interesse e orgoglio per tutto il popolo ebraico." (p. 451)

Si potrebbe pensare che tutto questo costituisca soltanto un accademico gioco di parole, bisogna dire invece che proprio da queste parole è venuto l'inizio di una maligna manipolazione interpretativa del Mandato per la Palestina che ha portato prima gli inglesi e poi tutto il mondo ad un'opposizione giuridica allo Stato ebraico che continua ancora oggi. Howard Grief lo afferma con chiarezza:

"E' stato il Libro Bianco del 1922 il vero punto di svolta che ha condotto al fallimento e alla rovina del Mandato, perché ha stravolto l'originale progetto britannico del 1917, reiterato nella Conferenza di Pace a Sanremo, di costituire uno Stato ebraico indipendente sotto la loro tutela." (p. 436)

L'ultima versione del Libro Bianco, nota come "MacDonald White Paper", fu emanata nel 1939 e fu in forza di essa che la Gran Bretagna respinse i profughi ebrei in fuga dall'Europa davanti alla barbarie dei nazisti. Se si leggono le "motivazioni giuridiche" di quel nefasto documento, si vede che esso fa riferimento proprio alle parole del "Churchill White Paper" del 1922, Nel 1939 Churchill ebbe una specie di tardivo rimorso e votò contro quel documento, ma ormai era troppo tardi. Alla sua ambiguità, e anche a certi gravi errori commessi dai leader ebraici, si deve la funesta deformazione dei fatti che perdura fino ad oggi.

"La circonvenzione della Dichiarazione Balfour è continuata per tutto il periodo del governo mandatario, durato dal 1o luglio 1920 fino al 14 maggio 1948. La deturpazione del Mandato originata dalla falsa interpretazione operata dal Libro Bianco di Churchill, e tutti gli altri atti di poltica che ne sono seguiti, hanno lasciato la maggior parte delle persone nell'ignoranza dell'attuale esistenza di diritti legali ebraici e del titolo di sovranità su tutta la terra di Palestina" (p.468).

Si tratta - dice sempre Grief - di una "nuvola di abissale ignoranza" che aspetta ancora di essere dissolta attraverso precisi e coraggiosi atti politici dei governanti di Israele.  

Un'inaspettata conferma dell'inganno perpetrato dalla Gran Bretagna ai danni del popolo ebraico si può trovare nelle parole di David Lloyd George, il Primo Ministro inglese con cui la Gran Bretagna aveva vinto la guerra e sotto il cui governo era stata stilata la Dichiarazione Balfour. Nel 1939 votò contro il MacDonald White Paper, e giustificò la sua posizione in una solenne dichiarazione che fece alla radio sei giorni dopo l'approvazione dell'infame documento. Le sue parole possono servire, in un certo senso, a riscattare l'onore degli inglesi. Dopo averle tradotte, abbiamo riportato la loro lettura nell'audio che si trova in calce.  
Ma si può riportarne subito la frase finale, che dovrebbe essere presa in seria considerazione da tutti coloro che con spensierata facilità parlano di pace: 


Non si può costruire la pace nel mondo 
se non sulla base della buona fede internazionale.


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Per la registrazione audio rimandiamo all'articolo originale che si trova a questo LINK e per la trascrizione alla nostra PAGINA DEDICATA.

David Lloyd George: dalla Dichiarazione Balfour all'infamia del White Paper. Gli inglesi non mantennero il patto con la comunità ebraica




David Lloyd George fu il Primo Ministro inglese con cui la Gran Bretagna aveva vinto la Prima Guerra Mondiale e sotto il cui governo era stata stilata la Dichiarazione Balfour. Nel 1939 si schierò contro il MacDonald White Paper (l'infame documento che faceva seguito al Libro Bianco di Churchill del 1922) con cui, di fatto, si impediva agli Ebrei l'ingresso in Palestina, proprio nel momento in cui in Europa si faceva sempre più incalzante l'incubo nazista.


Questo il suo discorso alla radio, a 6 giorni dall'approvazione del documento:


Poiché ero primo ministro nel momento di avvio della famosa Dichiarazione Balfour, naturalmente ero associato molto strettamente con tale eminente statista nella preparazione del documento (...) uomini di tutte le correnti erano impegnati nella preparazione di tale documento. E' utile a questo punto rendere noti alcuni dei fatti che ci hanno spinti a perseguire questa politica.Venticinque anni fa l'impero Britannico si trovava impegnato per la causa della giustizia internazionale in una lotta per la vita o per la morte contro il più formidabile impero militare del mondo. Nel 1917 il conflitto aveva raggiunto una fase critica, quando l'esito appariva più che mai incerto. Sulla bilancia il peso della vittoria sembrava pendere dalla parte dei militaristi tedeschi. Per raggiungere il loro obiettivo, i leader di entrambe le parti in questo conflitto, facevano ogni sforzo per attirare dalla loro parte tutte le forze e le risorse disponibili, interne e neutrali. 
Gli alleati, come anche i loro nemici, avevano capito l'indubbia influenza e le opportunità che gli Ebrei discendenti della grande diaspora avrebbero potuto avere ed usare in punti vitali del vasto campo di battaglia. I combattenti entrarono quindi in una gara per la cattura di tale influenza. Entrambe le parti proposero ai leader ebraici, come ricompensa del loro sostegno, che in caso di vittoria avrebbero assicurato ad Israele la realizzazione dei suoi sogni, il restauro di una Casa per i suoi Figli nella terra che è stata resa immortale dal contributo che i loro antenati, in quel luogo, hanno dato per tutto ciò che vi è di più nobile nella nostra civiltà. 
Gli Ebrei hanno scelto di accettare la nostra parola a preferenza di quella data loro dai tedeschi. La famosa dichiarazione Balfour sulla creazione di una patria per gli ebrei nella terra di Canaan non è stata un'offerta scaturita dalla nostra grazia sovrabbondante. E' importante e si deve tenere ben presente che si trattava di un patto che richiedeva il contraccambio per la valida offerta fatta a noi: l'effettivo sostegno degli ebrei di tutto il mondo per causa alleata, particolarmente in America, in Russia e nell'Europa Centrale. Tutti i partiti, Conservatori, Liberali, Socialisti, senza eccezioni e senza proteste accettarono questa dichiarazione non solo in Gran Bretagna, ma in tutti i paesi alleati e associati. 
Gli Ebrei hanno lealmente mantenuto la loro parte del patto, adesso noi stiamo cercando di scivolare fuori dalla nostra parte. Le maliziose manovre operate negli ultimi anni da Italiani e Tedeschi in mezzo ad una piccola parte degli Arabi ci hanno spinto a compiere un atto di nazionale perfidia che porterà disonore al nome britannico. Ci ha già inimicato la potente comunità degli Ebrei, che raggiunge in complesso un totale di 17 milioni di persone, residenti in ogni parte del globo. Prenderà forza la profonda e disastrosa convinzione che la nostra parola d'onore non può più essere creduta se il mantenerla ci costa qualcosa. Fino a poco tempo fa la Gran Bretagna era considerata un Paese che mantiene sempre la sua parola, adesso corre il rischio di perdere questa onorevole fama. La maggior parte dei nostri problemi in questi ultimi anni è venuta dal fatto che ogni volta che la nostra parola data si è scontrata con qualche difficoltà il nostro sì non è stato più sì, e il nostro no, non è stato più no. Il nostro tragitto da Pechino al Monte Sion, è pieno di promesse non mantenute. 
Concludo citando un grande detto di Mr. Eden: "Non si può costruire la pace nel mondo se non sulla base della buona fede internazionale".


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la trascrizione del discorso di David Lloyd George è stata tratta dalla traccia audio pubblicata a questo indirizzo: http://www.ilvangelo-israele.it/approfondimenti/Imbroglio_britannico.html, ringraziamo gli autori per aver reso disponibile nel web questo fondamentale documento.