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venerdì 15 agosto 2014

Essere sionisti nel 1977: Israele e l'accoglienza dei profughi vietnamiti

Menachem Begin accoglie in Israele un gruppo di giovani rifugiati vietnamiti

Nel mese di aprile del 1975, i comunisti totalitari del Nord riuscirono a sconfiggere il regime del Vietnam del Sud e l'esercito degli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di vietnamiti fuggirono segretamente dal Vietnam del Sud per scampare alla persecuzione comunista e alle torture. Molti partirono in piccole imbarcazioni inaffidabili e affrontarono le intemperie e la minaccia dei pirati, ma non furono accolti dalle vicine autorità locali. Nonostante le difficoltà un numero sempre maggiore di vietnamiti prese ad imbarcarsi.

Il 10 giugno del 1977, una nave da carico israeliana in rotta verso il Giappone incrociò una di queste imbarcazioni con a bordo 66 vietnamiti. Ormai privi di cibo e acqua, erano completamente disorientati e spaventati, e la loro barca perdeva. I loro segnali di SOS erano stati regolarmente ignorati dalle navi tedesco-orientale, norvegese, giapponese, e panamensi di passaggio. Il capitano e l'equipaggio israeliano immediatamente offrirono cibo e acqua ai profughi e decisero di portare i passeggeri a bordo, per trasportarli in Israele.

Una volta in Israele, il primo ministro Menachem Begin autorizzò i cosiddetti "boat people" vietnamiti a ricevere cittadinanza israeliana, paragonando la loro situazione alla difficile situazione dei rifugiati ebrei in cerca di un rifugio durante la Shoah.
Tra il 1977 e il 1979, Israele ha accolto oltre trecento rifugiati vietnamiti.

Alcune donne inglesi protestano contro l'immigrazione dei "boat people" vietnamiti


Pubblicato il 3 ottobre 2009:
http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Immigration/VietBoatPeople.html)

lunedì 12 agosto 2013

Ada Ascarelli Sereni: storia di una sionista italiana




Ancora negli ultimi mesi della sua vita, quando la incontrai vestita di seta blu a piccoli fiori bianchi nell'albergo per anziani “Nof yerushalaim” fra i mobili italiani con cui aveva sistemato le sue due stanze, Ada Sereni spirava energia e grazia; era dura nei giudizi e dolce nei modi, accurata nel parlare e non dimentica di un aristocratico lieve accento romanesco.

Si sarebbe spenta a 92 anni, nel novembre del 1998; era giunta in Israele nel 1927. La sua è la vicenda di un'eroina prima nascosta e silente all'ombra di Enzo Sereni, suo marito, e poi, dopo la sua tragica morte, di una leader intrepida e avventurosa, un'autentica salvatrice di decine di migliaia di vite e di anime scampate alla Shoah e dirette verso la loro risurrezione in Israele.

Ada Sereni nacque Ascarelli, a Roma, il 20 giugno 1905: la sua era una famiglia ebraica raffinata, colta e benestante. Alla piccola Ada si raccontava del nonno Ariel, che, fornitore di lana del Papa, non aveva mai dovuto sottostare alle restrizioni che serravano gli ebrei di Roma nel ghetto.
Ariel aveva persino una proprietà in via Giulia. La tradizione ebraica era forte anche se laica, il padre di Ada leggeva la Bibbia ai suoi figli e la teneva sempre vicino al suo letto; una volta si era spinto a visitare Gerusalemme arrampicandosi per la strada da Jaffa alla tanto sognata culla degli Ebrei, ma lo stato della città, che anche Stendhal o Mark Twain hanno descritto come rovinoso, lo convinse a non ritentare dal viaggio mai più.

Ada incontrò a scuola il suo grande amore, Enzo Sereni, che era già allora un sionista che mescolava la poesia del sogno del ritorno alla casa antica degli ebrei agli ideali socialisti. Enzo catturò l'anima di Ada e la portò con sé verso gli studi storico filosofici, ma Ada già desiderava imparare cose più pratiche, più effettive: la chimica era la sua materia preferita, e le dette grande soddisfazione, più avanti, poter riprendere gli studi nella direzione da lei prescelta. La coppia si sposò a Roma e presto nacque Hana, la prima figlia.

Enzo Sereni, sionista e partigiano della Brigata Ebraica

Nel luglio 1927, con la bambina piccolissima, Enzo e Anna cominciarono un'avventura entusiasmante e terribile, quella del ritorno in Israele, la cui ricostruzione doveva passare attraverso un'autentica mutazione antropologica che prevedeva il farsi contadino e operaio da una parte, e intellettuale e studioso dall'altra, secondo la tradizionale visione dell'idealismo marxista. Nel congresso sionista di Livorno Enzo aveva detto: «Non ci sarà riscatto per il nostro popolo sino a quando saremo noi stessi a tornare a Eretz Israel per costruirla anche manualmente; il nostro popolo non avrà diritto alla pace fra gli altri popoli finché non si sarà creata una normale struttura proletaria e contadina».

Enzo era sostenuto da una famiglia sionista e antifascista (anche il fratello Emilio che poi diventò un dirigente del Pci a quel tempo lo era); Ada costruiva da sola, nell'amore, nell'abnegazione personale, la sua nuova inusitata identità. Così, sistemati nel paesino di Rehovot, Ada passò il periodo più difficile della sua vita: Enzo andava nel “pardes”, il campo orlato di palme e eucalipti a piantare, irrigare, potare aranci; e lei restava in una casa senza acqua corrente, con la toilette fuori di casa, la bambina piccola. La decisione di passare a vivere in un kibbutz «dove almeno ci saranno i giardini» fu di Ada. Così la famiglia Sereni fondò con un piccolo gruppo di compagni il kibbutz Givat Brenner.

Ai genitori che non avrebbero mai capito in che cosa consisteva la nuova durissima esperienza collettiva, Ada scrisse che avevano comprato una bella fattoria: ma i compagni, i «haverim» dormivano e vivevano sotto le tende, salvo i bambini (nacque nel frattempo anche un'altra piccola Sereni, Hagar) cui i genitori costruirono una capanna col pavimento di terra battuta. «La gioia era stata grande per tutti – raccontava Ada parlando del passaggio al suo kibbutz, Givat Brenner – per l'arabo che aveva venduto un pezzo di terra arida e incolta per l'e norme somma di diecimila sterline [...] per noi 28 giovani pieni di sogni e di entusiasmo per la nuova società che avremmo creata e voluta giusta, lontano dalla ricchezza che corrompe, a contatto con la natura».

Il kibbutz Givat Brenner con le tende e gli alloggi per i bambini in costruzione, 1934 circa

La vita fu durissima anche se la coppia fioriva di idealismo e capacità personali: Ada divenne direttrice della fabbrica Rimon (Melograna) di succhi e conserve; la fama di Enzo si diffuse, egli divenne un leader del movimento kibbutzistico e socialista famoso in tutto l'Yishuv da cui sarebbe nata Israele. Nel kibbutz Givat Brenner presto vi fu una biblioteca, e i rapporti con i villaggi arabi erano in origine di lavoro e di pace. Ma nel 1929 il kibbutz diventò invece, sovente attaccato concentricamente da un rifiuto arabo che si faceva sempre più aspro, un luogo assediato e pericoloso.

Enzo e Ada resistettero insieme agli altri alla vita tanto difficile, mentre nel ‘31 nasceva il terzo figlio, Daniel, che tragicamente sarebbe stato falciato a una parata aerea nel 1954; nel 1933 Enzo fu scelto come inviato (shaliach) del suo movimento socialista proprio nella Germania del potere hitleriano aperta sorto.
Più tardi, la famiglia fu spostata a New York, dove Ada divenne la organizzatrice di una autentica comune di educatori (tutti accompagnati dalla famiglie, tutti nella stessa grande casa) di giovani pionieri. Ordine, garbo, fantasia e puntiglio, anche talvolta in polemica con il temperamento nervoso e appassionato del marito, così tutti ricordano le caratteristiche di Ada.

Nel 1938, dopo le Leggi Razziali, al kibbutz giunse un gruppo di ebrei dall'Italia. Il fiato dell'Olocausto si faceva affannoso su Israele, la tragedia cominciava ad essere nota. Nel 1944 si formò la Brigata Ebraica che combatté in Europa comandata da ufficiali ebrei.

L'Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell'Yishuv, decisero di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere. Enzo Sereni, la cui fama di uomo indispensabile, integro, coraggioso, era ormai un dato di fatto, si offrì di paracadutarsi. Già erano cadute fucilate dai nazisti dopo essersi infiltrate in Europa due giovanissime e oggi mitiche figure, Anna Senesh e Aviva Reich.

Ada ricorda che «quella fu forse l'unica volta in cui dissi a Enzo di non perseguire una sua scelta. Fu irremovibile». Si lanciò sotto mentite spoglie («Samuel Barda») in divisa inglese nella notte fra il 14 e il 15 maggio del 1944 e se ne conosce la tragica sorte da qual che testimonianza personale e alcune carte: catturato, fu portato come prigioniero a Dachau, e poi fu fucilato.

Quando il suo adorato sparisce nel nulla, Ada si arma, oltre che della consueta energia, di un solitario e leonino senso di avventura, lascia tutto e parte alla ricerca di Enzo, convinta che l'incredibile forza della personalità del marito debba aver lasciato tracce indelebili in chiunque abbia avuto la ventura di incontrarlo. E di fatto, troverà sulla sua strada molti prigionieri dei tedeschi scampati che raccontano di un gentiluomo italiano venuto dalla Palestina che fino all'ultimo aveva donato il suo cibo e la sua sapienza con generosità a quanti incontrava.

Ada in Italia viene incaricata, come condizione per proseguire la sua permanenza lontano dal kibbutz, di una sua missione personale: organizzare l'immigrazione clandestina verso le spiagge della Palestina per l'Agenzia Ebraica, in barba alla leggi britanniche che proibiscono agli ebrei di immigrare, secondo il Libro Bianco concepito dall'Inghilterra per sedare lo scontento arabo.

Sono leggi che si dimostrano crudeli oltre misura, dato che gli ebrei che erano riusciti a sopravvivere ai campi di sterminio non avevano altro obiettivo al mondo che quello di approdare a una casa che fosse la loro per sempre, da cui nessuno potesse deportarli per bruciarli vivi. Gli inglesi abbordavano e bloccavano le navi cariche di migliaia di scampati ad Auschwitz, compresi vecchi e bambini, spesso in pessime condizioni di salute, prima che toccassero Haifa o Jaffa, e respingevano gli ebrei verso l'Europa; ci furono affondamenti, morti, feriti, decine di episodi tragici insanguinarono le acque del Mediterraneo.




È famosa la vicenda dell'Exodus, (da cui il famoso film con Paul Newman e Eva Marie Saint in cui Ada è rappresentata) in cui la nave, carica fino allo stremo, fu respinta due volte: ripartita dalla Francia (proveniva dagli Usa) solo grazie a un lungo sciopero della fame fu al suo arrivo in Israele rispedita in alto mare con un autentico assalto militare britannico, con i suoi 4.500 profughi. Il compito di Ada, era innanzitutto acquistare clandestinamente le navi, che variavano dai pescherecci a grandi battelli che potessero contenere, stipati, migliaia di passeggeri; organizzare l'afflusso dei profughi e curare che esse potessero salpare, in genere nottetempo, cariche del necessario (leggi la storia dei ragazzi di Salvino).

Ada fu di un'abilità e di un'energia eroica, finì anche in carcere, percorse la penisola con mezzi di fortuna e di nascosto incontrando mediatori marittimi, capi del Mossad e dell'immigrazione, soffrì con i profughi attese, rinunce, delusioni, gioì di immense vittorie morali, riuscì a risolvere con le autorità italiane situazioni che apparivano irrisolvibili, e trovò, come racconta nel suo libro I clandestini del mare edito da Mursia, una sostanziale simpatia per gli scampati da Auschwitz.

A La Spezia nel febbraio del ‘46 la nave Fede fu prima fermata dai carabinieri in assetto di guerra cui erano state fornite false informazioni sui passeggeri a scopo di boicottaggio. Quando, scesi dalla nave con l'intervento di Ada i mille passeggeri mostrarono tutti quanti il numero tatuato sul braccio sotto le armi puntate, i carabinieri italiani girarono le armi per eventualmente difendere la nave da attacchi di male intenzionati, e lasciarla partire.

Nel ‘47 Ada decise di restare ancora in Italia come capo dell'organizzazione per l'assistenza che seguitava ad avviare i profughi in Israele. Si calcola che ne abbia messi sulle sue navi circa 28mila. Più avanti, tornata in Israele, le sue attività di aiuto alla popolazione civile, e in particolare a quella palestinese di Gaza dove per incarico del governo cercò di organizzare servizi dopo il 1967, non si fermarono mai. Ma il suo compito e il significato che Ada stessa gli attribuiva si compendiano nella conclusione del suo libro: «Dalla partenza del piccolo Dallin (una imbarcazione ndr.), nell'agosto del 1945 al maggio del 1948, circa 75mila persone erano partite illegalmente dall'Europa e circa 25mila dall'Italia. La notte del 14 maggio (1948 ndr.) partì dal «campo climatico» di Formia l'ultima nave di quella flotta senza bandiera che per tre anni aveva solcato le acque del Mediterraneo.

Partì nel modo consueto, ma i libri di bordo non vennero nascosti, né venne cambiato il nome della nave, perché in quel medesimo giorno un'assemblea memorabile di leader israeliani aveva proclamato la ricostituzione dello Stato d'Israele». Certo Ada, come mi disse durante il nostro incontro, si struggeva nel pensare alla gioia che questo epocale evento avrebbe dato anche ad Enzo.

Fiamma Nirenstein



mercoledì 13 giugno 2012

Intervista ad Amos Oz

6 giugno 2012
di Antonella Barina
Interviste.Amos Oz, Tra amici ( Il Venerdì, 01/06/2012)




Il grande scrittore israeliano, che ha vissuto per di più di 30 anni nelle comunità di lavoro, di fronte alla crisi propone il suo paradosso (ma lo è davvero?) in un libro e al Festival di Massenzio.

Arad (Israele). “Se mi guardo intorno, in Israele come in Italia, mi sento circondato di gente che lavora oltre il necessario, per accumulare più denaro di quel che le serve, acquistare cose che non desidera davvero, far colpo su persone che non le piacciono affatto“. Amos Oz parla lentamente, ritagliando scampoli di pensiero, a lungo meditati. “Ora però la crisi economica comincia a minare questo modello tutto denaro, competizione, arrivismo. Qualcuno inizia a cercare una nuova via tra bolscevismo disumano e capitalismo darwinista. Perché non riproporre allora la formula del kibbutz, in una versione più soft e tollerante del passato? Penso a piccole cellule sociali improntate sulla solidarietà. Per alcuni funzionerebbe”.
Aveva 13 anni Amos nel ’52, quando perse tragicamente la madre, che si suicidò; 15 quando andò a guidare trattori in un kibbutz – vita nei campi ed eguaglianza: la proprietà privata era tabù – per ribellarsi al mondo intellettuale e di destra di suo padre, bibliotecario erudito, studioso poliglotta. E Amos, che un tempo, da bambino, aveva sognato di diventare un libro (non uno scrittore, proprio un libro, perché i libri sopravvivono sempre in qualche modo allo sterminio), rimase nel kibbutz Hulda più di trent’anni, cambiando il suo cognome da Klausner in Oz, che in ebraico vuol dire Forza, e lì si sposò e allevò tre figli.
Oggi Oz è uno dei massimi scrittori viventi, tra gli intellettuali più rispettati di Israele, eppure non ha perso l’aspetto archetipico del pioniere: camicia a scacchi, mani possenti, volto abbronzato che sembra sempre strizzare gli occhi chiari contro il sole. Ora i suoi libri sono tradotti in 41 lingue, ma lui conserva lo stile sobrio del kibbutz, di quando non possedeva nemmeno un libretto d’assegni. E anche se dall’86 vive ad Arad, cittadina del deserto sorta cinquant’anni fa dal nulla intorno a un centro commerciale, la sua è una casetta spartana, con giardino brullo, studio nel seminterrato. Poi libri, libri, ancora libri: ordinatissimi, come le frasi dei suoi romanzi; consunti dal gran uso, come le sue poltrone scomode e lise; strumenti di lavoro, come la vecchia scrivania e il portatile obsoleto.
Non rinnego un solo momento della mia vita nel kibbutz, che è stata la migliore università possibile. In una comunità di trecento persone, di cui si sapeva ogni segreto, ho imparato più cose sulla natura umana che se avessi fatto dieci volte il giro del mondo. Il kibbutz è una sorta di laboratorio dove tutto è concentrato: amore, morte, solitudine, nostalgia, desiderio, desolazione. E mi dà lo spunto per raccontare l’umanità: quel continuo tendere gli uni verso gli altri – come le celebri dita di Dio e di Adamo nella Cappella Sistina – senza mai riuscire a toccarsi. È dal kibbutz che attinge la mia scrittura“.
E lì ritorna il suo ultimo libro, notevole come sempre, in uscita con Feltrinelli, nell’ottima traduzione di Elena Loewenthal. Tra amici: destini che si intersecano nel microcosmo di un kibbutz anni Cinquanta, anime scrutate con occhi malinconici e saggi. Sempre il 7 giugno, Oz sarà al Festival delle Letterature di Massenzio, a Roma, dove dividerà la serata con Erri De Luca e leggerà un brano del nuovo libro: “Il capitolo dedicato a un vecchio calzolaio pacifista, anarchico, socialista, vegetariano, un uomo che racchiude in sé tutte le ambizioni di trasformare il mondo”. Mentre il 10, a Cagliari, parteciperà al Festival Leggendo Metropolitano, dove parlerà del tempo presente e del suo rapporto con la letteratura (www.prohairesis.com).
Lei, Oz, propone il kibbutz come un’alternativa all’individualismo sfrenato, eppure nei suoi romanzi fustiga quell’ambiente soffocante. Come luogo di inaspettata solitudine, ad esempio.I padri fondatori di quel modello di società avevano ambizioni monumentali, irrealistiche: pensavano di poter cambiare la natura umana di colpo, eliminare la solitudine con la vita comunitaria, cancellare crudeltà, avidità, egoismo con l’eguaglianza. Un sogno meraviglioso che – va detto a loro merito – tentarono senza gulag e polizia. Che venne meno perché il loro sguardo fissava solo le stelle”.
Un naufragio lento, ma inesorabile.Una mutazione, più che un fallimento. Il kibbutz è cambiato molto rispetto al passato. Padri e madri fondatori erano severissimi, come se organizzassero un esercito senza ufficiali. Oggi il kibbutz è meno duro, accetta entro certi limiti la proprietà privata, quindi è meno egualitario. Ma i suoi abitanti continuano a dividersi la responsabilità verso i disabili, gli anziani, chi è in difficoltà. Nel racconto che leggo a Massenzio, il vecchio calzolaio malato ha sempre qualcuno che gli fa compagnia. In una grande città morirebbe solo come un cane”.
Il kibbutz sperimentò la parità della donna, ma a scapito della sua femminilità…Lo ammetto. Ai miei tempi una ragazza poteva andare a letto con un uomo diverso ogni sera, ma bastava un rossetto perché venisse espulsa come borghese depravata. D’altra parte aveva le stesse opportunità di studio, lavoro, salario degli uomini, molto prima che nel resto della società”.
Perché ha lasciato il kibbutz?“Mio figlio soffriva d’asma e aveva bisogno del clima secco di Arad”.
Cittadina insignificante. Perché continua a vivere qui?Per il deserto. Ogni mattina alle cinque, quando è ancora buio, mi incammino tra rocce e sabbia. Da solo, nel silenzio più profondo, osservo il sorgere del sole. Il deserto rappresenta quel che è eterno contro ciò che è provvisorio. Mi è indispensabile per scrivere”.
Cosa sta scrivendo ora?Preferisco non parlarne: esporre la gravidanza ai raggi X non fa bene al bambino”.
Si mette al computer appena torna dal deserto?Prima ascolto il giornale radio delle sei: se sento un politico dire “mai” o “per sempre”, so che le pietre là fuori stanno ridendo di lui”.
Il tema del giorno è l’escalation nucleare iraniana.Fa paura. Il regime brutale di Ahmadinejad vuole cancellare Israele dalla faccia della terra. E questa politica d’annientamento, unita al possesso di armi atomiche, è una combinazione pericolosissima. Tutti gli israeliani la pensano così. Quel che ci divide fifty-fifty è il da farsi. C’è chi invoca un attacco preventivo. Io sono contrario. Perché ormai l’Iran sa fabbricare la bomba atomica: distruggeremmo le loro installazioni, non il loro know-how, e forniremmo scuse in più al loro odio. Non solo: tra poco quasi tutti i Paesi avranno mezzi di distruzione di massa, nucleari, chimici o biologici. Cosa faremo allora? Li bombarderemo tutti?”.
Il tempo stringe, però: i falchi ritengono di dover attaccare entro l’estate, se no è troppo tardi.Per questo il mondo intero dovrebbe intervenire al più presto. Con un blocco navale all’Iran”.
Cosa pensa che succederà?Mi chiede di essere profeta in terra di profeti: c’è troppa competizione nel campo”.
Neanche sulle rivolte arabe vuole intravedere un futuro?Penso che ogni Paese prenderà una direzione diversa. Ma il comune denominatore è che il fondamentalismo sembra rafforzarsi sempre più. Pessima notizia per Israele, che tuttavia non può far nulla per evitarlo. Ha fatto bene il governo a non immischiarsi”.
E sulla questione palestinese?Il processo di pace ristagna. Prevale uno status quo malato, in cui i palestinesi continuano a vivere sotto il dominio israeliano. E non può durare, bisogna arrivare a un compromesso: dividere il territorio in due Stati. Perché non ci sono alternative: cinque milioni e mezzo di ebrei israeliani e più di quattro milioni di arabi palestinesi non hanno altro luogo dove andare. Né possono trasformarsi in un’unica famiglia felice”.
Netanyahu non sembra la persona giusta per i compromessi.“Non pensavo che De Gaulle fosse l’uomo adatto a tirare la Francia fuori dall’Algeria. Né che Churchill fosse quello che avrebbe smantellato l’Impero Britannico… Chissà. Sta di fatto che ora Israele, piccola più o meno come la Sicilia, fa parlare di sé quasi fosse grande come la Cina”.

martedì 12 giugno 2012

Cosa rispose Ben Gurion a John Foster Dulles....




Quando Ben-Gurion era primo ministro, si reco' in viaggio negli Stati Uniti per incontrare il presidente Eisenhower, per chiedergli aiuto e sostegno nei primi tempi difficili dello Stato di Israele. John Foster Dulles, allora Segretario di Stato, sfido' Ben Gurion cosi':

"Mi dica, Signor Primo Ministro - Chi, voi e la il vostro Stato dovreste rappresentare? Gli ebrei della Polonia, o quelli dello Yemen, della Romania, del Marocco, dell'Iraq, della Russia o forse del Brasile? Dopo 2000 anni di esilio, potete onestamente parlare di una sola nazione, e di una sola cultura? Potete parlare di un patrimonio unico, o forse di una sola tradizione ebraica?"




Ben Gurion gli  rispose cosi':

"Ascolti, Signor Segretario di Stato - Circa 300 anni fa, il Mayflower lascio' l'Inghilterra con i primi coloni che si insediarono in quella che divenne la più grande superpotenza democratica conosciuta come gli Stati Uniti d'America . Ora, mi puo' fare un favore? - esca  per strada, mi trovi 10 bambini americani e chieda loro quanto segue:

1 / Qual era il nome del capitano della Mayflower?

2 / Quanto duro' l'ultimo viaggio?

3 / che cosa mangiarono i passeggeri?

4 / Quali furono le condizioni di navigazione durante il viaggio?

Sono sicuro converrà che con buone probabilità non sarà possibile ottenere una buona risposta a queste domande. Invece  - non 300 ma più di 3.000 anni fa, gli ebrei hanno lasciato il paese d'Egitto. Le chiedo, signor segretario, durante i suoi viaggi in tutto il mondo, di chiedere a 10 bambini ebrei di questi paesi diversi di rispondere a queste domande:


1/ Qual era il nome del capo che porto' gli Ebrei fuori dall'Egitto?

2/ Quanto tempo ci volle prima di arrivare nella Terra di Israele?

3/ Che cosa mangiarono durante la traversata del deserto?

4/ Che successe quando si trovarono di fronte al mare?

Una volta ottenute le risposte a queste domande, vi esorto a riconsiderare attentamente la domanda che mi ha fatto. " QUI

venerdì 20 aprile 2012

Essere sionisti nel 1975: Chaim Herzog e il suo discorso all'ONU (completo)

10 novembre 1975



In merito all'adozione della risoluzione ONU 3379 che includeva l'equazione Sionismo=razzismo, l'Ambasciatore d'Israele Herzog insorse per denunciare la bassezza della risoluzione stessa e di coloro che si accingevano a votarne l'adozione. 
Nell'occasione tenne un discorso memorabile sull'origine e il significato del Sionismo e sul suo legame inscindibile col Popolo Ebraico, che in quel momento egli rappresentava di fronte ad un consesso di nazioni apertamente ostili.
Questo discorso figura nella Storia fianco a fianco con i più famosi discorsi tenuti in pubblico per perorare la causa dei più basilari diritti umani, come il celebre "I have a dream" di M. Luther King che di Israele in altra occasione scrisse: 



"I nostri fratelli in Africa hanno mendicato, implorato, supplicato, chiedendo che venisse riconosciuto ed attuato il nostro congenito diritto a vivere in pace sotto la nostra sovranità e nel nostro Paese. (…) Come dovrebbe essere facile, per chiunque abbia a cuore questo inalienabile diritto umano, comprendere e sostenere il diritto del Popolo Ebraico a vivere nell'antica terra d'Israele. Gli uomini di buona volontà esultano nel vedere la promessa di Dio realizzata, nel vedere il suo popolo che torna gioiosamente a ricostruire la sua terra devastata. QUESTO E' IL SIONISMO, niente di più e niente di meno.”

L'ambasciatore Haim Herzog, poi sesto presidente dello Stato di Israele






Pubblichiamo qui il testo completo tradotto del discorso di Chaim Herzog:


E' simbolico che questo dibattito, che potrebbe rivelarsi un punto di svolta nelle vicende delle Nazioni Unite e un fattore determinante per la possibile esistenza futura di questa organizzazione, debba avvenire il 10 novembre.
Questa notte, 37 anni fa, è passata alla storia come Kristallnacht, o la Notte dei Cristalli.
In quella notte del 10 novembre 1938, gli assaltatori nazisti di Hitler lanciarono un attacco coordinato alla comunità ebraica in Germania, bruciarono le sinagoghe in tutte le città e si accesero roghi per le strade con i Libri Sacri, i rotoli della Legge Sacra e la Bibbia.
In quella notte le case ebraiche furono attaccate e icapi famiglia portati via, di questi non molti ritornarono. In quella notte le vetrine di tutti i negozi appartenenti agli ebrei furono distrutte e coprirono le strade delle città tedesche con uno strato di vetri rotti che si sciolse in milioni di cristalli, dando così il nome a quella notte: Kristallnacht, la Notte dei Cristalli.
Quella notte ha portato infine ai forni crematori e alle camere a gas, ad Auschwitz, Birkenau, Dachau, Buchenwald, Theresienstadt, e altri. Quella notte ha portato all'olocausto più terrificante della storia dell'uomo.

E' davvero giusto che questo progetto (la risoluzione in discussione n.d.r.), concepito nel desiderio di deviare il Medio Oriente dalle sue mosse verso la pace, e nato da una profonda sensazione pervasiva di antisemitismo, debba essere posta in discussione proprio in questo giorno, che ricorda uno dei
giorni più tragici di uno dei periodi più bui della nostra storia? E' opportuno che le Nazioni Unite, che hanno iniziato la loro vita come alleanza anti-nazista, debba, 30 anni dopo, ritrovarsi a diventare il centro mondiale dell'anti-semitismo? Hitler si sarebbe sentito a casa in diverse occasioni durante l'anno passato, ascoltando il procedimento dei lavori in questa forma e, soprattutto, al procedimento dei lavori nel corso del dibattito sul Sionismo.
La notizia della Kristallnacht riportata dal New York Times
È un'osservazione che fa riflettere anzi, e considerare fino a che punto questo Organismo è stato trascinato verso il basso, se siamo costretti oggi a contemplare un attacco contro il Sionismo. Poiché questo attacco costituisce non solo un attacco antisemita della più ripugnante sorta, ma anche un attacco in questo organismo mondiale contro l'ebraismo, una delle più antiche religioni nel mondo, una religione che ha dato al mondo i valori umani della Bibbia, una religione, da cui due altre grandi religioni, Cristianesimo e Islam, sorsero - una grande religione, consolidata, che ha dato al mondo la Bibbia con i suoi dieci comandamenti, i grandi profeti del passato, Mosè, Isaia, Amos, i grandi pensatori della storia, Maimonide, Spinoza, Marx, Einstein, molti dei maestri delle arti, e un'alta percentuale di premi Nobel del mondo, nelle scienze, le arti e le discipline umanistiche, come nessun altro popolo sulla terra.

Si può solo riflettere e meravigliarsi di fronte alla prospettiva dei paesi che si considerano parte del mondo civilizzato, e che si stanno unendo a questo primo attacco organizzato contro una religione stabilita fin dal Medioevo.
Sì, a queste profondità, indietro fino al Medioevo, veniamo trascinati oggi da coloro che sostengono questa proposta di risoluzione.
Il progetto di risoluzione, prima della Terza Commissione era in origine una risoluzione che condannava il razzismo e il colonialismo, un argomento sul quale il consenso avrebbe potuto essere raggiunto, un consenso che è di grande importanza per tutti noi e per i nostri colleghi Africani in particolare. Tuttavia, invece di permettere che ciò accadesse, un gruppo di paesi, inebriato dalla sensazione di potere data alla maggioranza automatica, e senza tener conto dell'importanza di raggiungere un consenso su questo tema, ha pilotato la Commissione in modo sprezzante, con l'uso appunto della maggioranza automatica, fino a imporre il Sionismo come soggetto in discussione.

Non vengo a questa tribuna per difendere i valori morali e storici del popolo ebraico. Non hanno bisogno di essere difesi. Parlano da sé. Hanno dato agli uomini molto di ciò che è grande ed eterno. Hanno fatto per lo spirito dell'uomo più di quanto possa essere facilmente apprezzato in un forum come questo.

Vengo qui a denunciare i due grandi mali che minacciano la società in generale e una società delle nazioni in particolare.
Questi due mali sono l'odio e l'ignoranza. Questi due mali sono la forza motrice dietro i fautori di questa proposta di risoluzione e dei loro sostenitori. Questi due mali caratterizzano coloro che vorrebbero trascinare questa Organizzazione Mondiale, la cui idea fu concepita dai profeti di Israele, alle profondità a cui è stata trascinata oggi.

La chiave per comprendere il Sionismo sta nel suo nome.
Nella Bibbia, la più occidentale delle due colline di Gerusalemme antica era chiamata Sion. Era il X secolo AC. Di fatto, il nome "Sion" appare 152 volte nell'Antico Testamento riferimento a Gerusalemme. Il nome è prevalentemente una denominazione poetica e profetica. Le qualità religiose ed emozionali del nome derivano dall'importanza di Gerusalemme come la Città Reale e la città del Tempio. "Monte Sion" è il luogo dove Dio abita, secondo la Bibbia.
Rotoli della Torah, la Bibbia ebraica
Gerusalemme o Sion, è un luogo dove il Signore è il Re secondo Isaia, e dove ha installato il suo Re David, come citato nei Salmi.


Il re Davide fece di Gerusalemme la capitale di Israele quasi 3000 anni fa, e Gerusalemme è rimasta la capitale da allora.
Nel corso dei secoli il termine "Sion" è cresciuto e si è espanso a significare tutto Israele.
Gli Israeliti in esilio non potevano dimenticare Sion.

Il salmista ebraico, seduto presso le acque di Babilonia giurò: "Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra" (Salmo 137, n.d.r.). Questo giuramento è stato ripetuto per migliaia di anni da parte degli ebrei di tutto il mondo. Si tratta di un giuramento che è stato fatto oltre 700 anni prima dell'avvento del Cristianesimo, e più di 1200 anni prima dell'avvento dell'Islam.

Alla luce di tutte queste connotazioni, Sion è venuto a significare la patria ebraica, simbolo dell'ebraismo, di aspirazioni nazionali ebraiche.

Ogni Ebreo, mentre pregava il suo Dio, ovunque si trovasse nel mondo, si rivolgeva verso Gerusalemme.
Queste preghiere hanno espresso per oltre 2000 anni di esilio, il desiderio del popolo ebraico di tornare alla sua antica patria, Israele. In realtà, una presenza continua ebraica, in numero maggiore o minore, è stata mantenuta nel paese nel corso dei secoli.

Il Sionismo è il nome del Movimento Nazionale di Liberazione del Popolo Ebraico ed è l'espressione moderna del patrimonio ebraico.
L'ideale sionista, come indicato nella Bibbia, è stato, ed è, parte integrante della religione ebraica.


Abba Kovner (a sinistra), uno
dei leader della resistenza ebraica
a Vilnius,1944
Il Sionismo sta al popolo ebraico, come il movimento di liberazione dell'Africa e dell'Asia sono stati ai loro popoli. Il Sionismo è uno dei più emozionanti e costruttivi movimenti nazionali nella storia umana. Storicamente, si basa su una connessione univoca e ininterrotta, che si estende per circa 4.000 anni, tra il Popolo del Libro e la Terra della Bibbia.

In tempi moderni, nel tardo Ottocento, spinto dalle forze gemelle della persecuzione antisemita e dal nazionalismo, il popolo ebraico ha organizzato il Movimento Sionista, al fine di trasformare il suo sogno in realtà.
Il Sionismo, come movimento politico, ha rappresentato la rivolta di una nazione oppressa contro i saccheggi e la discriminazione e l'oppressione dei malvagi dei paesi in cui l'antisemitismo fiorì.

Non è di certo una coincidenza, e non sorprende affatto, che gli sponsor e sostenitori di questo progetto di risoluzione includano paesi che sono stati e sono colpevoli ancor oggi del crimine orribile di antisemitismo e di discriminazione.

Il supporto agli l'obiettivi del Sionismo è stato scritto nel Mandato della Lega delle Nazioni per la Palestina, ed è stato nuovamente approvato dalle Nazioni Unite nel 1947, quando l'Assemblea generale ha votato con una maggioranza schiacciante per la restaurazione dell'indipendenza ebraica nella nostra antica terra.

Il ristabilimento dell'indipendenza ebraica in Israele, dopo secoli di lotta per superare la conquista estera e l'esilio, è una rivendicazione dei concetti fondamentali di parità delle nazioni e di autodeterminazione.
Mettere in discussione il diritto del popolo ebraico all'esistenza nazionale e la sua libertà, non è solo di negare al popolo ebraico il diritto accordato a ogni altro popolo in questo mondo, ma è anche negare i precetti centrali delle Nazioni Unite.
Perché il sionismo non è altro - e niente di meno - che il senso di origine e destinazione verso la terra del Popolo Ebraico, la terra eternamente legata al suo nome. E 'anche lo strumento con cui il popolo ebraico chiede una realizzazione autentica di se stesso.

E il dramma si compie nella regione in cui la nazione araba ha realizzato la sua sovranità in 20 Stati, che contano un centinaio di milioni di persone in quattro milioni e mezzo di chilometri quadrati, con grandi risorse.
Il problema quindi non è se il mondo verrà a patti con il nazionalismo arabo. La domanda è: fino a che punto il nazionalismo arabo, con la sua sovrabbondanza prodigiosa di vantaggio, ricchezza e opportunità, verrà a patti con i modesti ma uguali diritti di un altro Paese mediorientale a proseguire la sua vita in sicurezza e pace?

Le feroci diatribe sul Sionismo espresso qui dai rappresentanti arabi, possono dare a questa Assemblea l'impressione sbagliata che mentre il resto del mondo ha sostenuto il Movimento di Liberazione Nazionale Ebraico, il mondo arabo è sempre stato ostile al Sionismo.
Ma non è affatto così.

I leader arabi, al corrente dei diritti del popolo ebraico, hanno avallato pienamente le virtù del Sionismo.
L'Emiro Feisal (Faysal ibn al-Husayn ibn ʿAlī)
primo re dell'Iraq e re della Siria, fu a
nimatore
della
 Rivolta Araba contro gli Ottomani.
Lo Sceriffo Hussein, il leader del mondo arabo durante la Prima Guerra Mondiale, ha accolto il ritorno degli ebrei in Palestina. Suo figlio, l'Emiro Feisal, che ha rappresentato il mondo arabo alla Conferenza di Pace di Parigi ha avuto questo da dire circa il sionismo, il 3 marzo 1919:
"Noi arabi, in particolare i più colti fra noi, guardiamo con profonda simpatia al movimento Sionista... noi auguriamo agli Ebrei un cordiale bentornati a casa... Stiamo lavorando insieme per un Vicino Oriente riformato e rinnovato, e i nostri due movimenti si completano l'un l'altro.
Il movimento è nazionale e non imperialista. C'è spazio in Siria per entrambi. Anzi, penso che nessuno dei due possa raggiungere un pieno successo senza l'altro."
Andrei Gromyko, in veste di Ministro degli Esteri, incontra JFKennedy

E' forse pertinente a questo punto ricordare, che nel 1947, quando la questione della Palestina è stata oggetto di dibattito in seno alle Nazioni Unite, l'Unione Sovietica ha sostenuto con forza la lotta di indipendenza ebraica.
E' particolarmente importante ricordare alcune delle osservazioni di Mr. Andrei Gromyko il 14 maggio 1947, un anno prima della nostra indipendenza:
"Come sappiamo, le aspirazioni di una parte considerevole del Popolo Ebraico sono collegati con il problema della Palestina e della sua futura amministrazione. Questo fatto non richiede grandi prove... Durante l'ultima guerra, il Popolo Ebraico ha subito dolore e sofferenze eccezionali.
Senza alcuna esagerazione, questo dolore e questa sofferenza sono indescrivibili. E' difficile esprimereli in aride statistiche sulle vittime delle aggressori fasciste. Gli Ebrei nei territori dove gli hitleriani imperavano, sono stati sottoposti al quasi completo annientamento fisico. Il numero totale degli ebrei che morirono per mano del boia nazista è stimato a circa sei milioni... "
"Le Nazioni Unite non possono e non devono considerare questa situazione con indifferenza, poiché questo sarebbe incompatibile con gli alti principi proclamati nella sua Carta, che prevede la difesa dei Diritti Umani, a prescindere da razza, religione o sesso..."
“Il fatto che nessuno Stato dell'Europa occidentale sia stato in grado di assicurare la difesa dei diritti elementari del Popolo Ebraico e di salvaguardarlo contro la violenza dei carnefici fascisti, spiega le aspirazioni degli ebrei a stabilire il proprio Stato. Sarebbe ingiusto non tenerne conto e negare il diritto del Popolo Ebraico a realizzare questa aspirazione.


Queste sono le parole del signor Andrei Gromyko alla sessione dell'Assemblea Generale il 14 maggio 1947.

Quanto è triste vedere qui un gruppo di nazioni, molte delle quali solo di recente si sono liberate dal dominio coloniale, deridere uno dei movimenti di liberazione più nobili di questo secolo, un movimento che non solo ha dato un esempio di incoraggiamento e di determinazione alle persone che lottano per l'indipendenza, ma che ha anche attivamente aiutato molti di loro, durante il periodo di preparazione per la loro indipendenza, o subito dopo.

Qui avete un movimento, incarnazione di un unico spirito pionieristico, della dignità del lavoro e di sostegno ai valori umani, un movimento che ha presentato al mondo un esempio di uguaglianza sociale e aperta democrazia, che
viene associato in questa risoluzione con ripugnanti concetti politici.

Noi, in Israele, abbiamo cercato di creare una società che si sforza di attuare gli ideali più alti di società -politica, sociale e culturale - per tutti gli abitanti di Israele, a prescindere dal credo religioso, razza o sesso.

Mostratemi un'altra società così pluralistica nella quale, nonostante tutti i problemi difficili tra i quali viviamo, Ebrei e Arabi convivono con un tale grado di armonia, in cui sono osservati la dignità e i diritti dell'uomo di fronte alla legge, in cui la condanna a morte non viene applicata, in cui la libertà di parola, di movimento, di pensiero, di espressione sono garantite, in cui anche i movimenti che si oppongono ai nostri obiettivi nazionali, sono rappresentati nel nostro Parlamento.

I delegati arabi parlano di razzismo. E non ci sta nella loro bocca.
Che cosa è successo agli 800.000 Ebrei che hanno vissuto per oltre 2.000 anni nei paesi arabi, che hanno costituito alcune delle più antiche comunità molto tempo prima dell'avvento dell'Islam? Dove sono queste comunità? Che cosa è accaduto alla gente, cosa è successo alle loro proprietà?
Gli Ebrei erano una volta una delle comunità più importanti nei paesi del Medio Oriente, i leader del pensiero, del commercio, della scienza medica.
Dove sono nella società araba di oggi?

Osate parlare di razzismo quando posso indicare con orgoglio i Ministri arabi che hanno prestato servizio nel mio Governo, il Vice Presidente arabo del mio Parlamento, i funzionari arabi e gli uomini che servono di loro spontanea volontà nelle nostre forze armate, polizia di frontiera e, spesso, comandano le truppe ebraiche; le centinaia di migliaia di arabi provenienti da tutto il Medio Oriente che affollano le città di Israele ogni anno, e migliaia di arabi provenienti da tutto il Medio Oriente in arrivo per cure mediche in Israele, la coesistenza pacifica che si è sviluppata, al punto che l'arabo è lingua ufficiale in Israele al pari con l'ebraico; il fatto che sia più naturale per un arabo servire in carica pubblica in Israele, in quanto è assurdo pensare ad un Ebreo che serve in un qualsiasi pubblico ufficio in un paese arabo, sempre che vengano ammessi in questi paesi.
E' questo il razzismo? No, non lo è. Questo è il Sionismo.

Il nostro è un tentativo di costruire una società, seppure imperfetta - e quale società può dirsi perfetta?- in cui le visioni dei profeti di Israele siano realizzate.
So che abbiamo dei problemi. So che molti non sono d'accordo con le politiche del nostro governo. Anche molti in Israele discordano di volta in volta con le politiche del Governo, e sono liberi di farlo, perché il Sionismo ha creato il primo e unico vero e proprio Stato democratico in una parte del mondo che non conosceva realmente la democrazia e la libertà di parola.

Questa risoluzione maligna, progettata per distrarci dal suo vero scopo, fa parte di un pericoloso idioma antisemita che viene insinuato in ogni dibattito pubblico da parte di coloro che hanno giurato di bloccare il passaggio verso l'accoglienza e, infine, verso la pace in Medio Oriente
.
Questo, insieme con mosse simili, è stato progettato per sabotare gli sforzi della Conferenza di Ginevra per la pace in Medio Oriente.

Stiamo vedendo qui oggi nient'altro che un'ulteriore manifestazione dell'amaro odio antisemita, anti-ebraico che anima la società araba.
Chi avrebbe mai creduto che nell'anno 1975 le falsità maligne dei Protocolli dei Savi di Sion, sarebbero state distribuite ufficialmente dai governi arabi? Chi avrebbe mai creduto che avremmo oggi contemplato una società araba che insegna il più vile odio anti-ebraico negli asili? Chi avrebbe mai creduto che un capo di Stato arabo si sentisse obbligato a praticare pubblicamente l'antisemitismo della più bassa lega quando visita una nazione amica?
Un'edizione araba dei Protocolli dei Savi di Sion
Siamo attaccati da una società che è motivata dalla forma più estrema di razzismo conosciuta nel mondo di oggi.

Questo è il razzismo che è stato espresso in modo sintetico nelle parole del leader dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Yasser Arafat, nel suo discorso di apertura in un simposio a Tripoli, in Libia, cito: "Non ci sarà nessuna presenza nella regione eccetto per la presenza araba”.

In altre parole, in Medio Oriente, dall'Oceano Atlantico al Golfo Persico, una sola presenza è permessa, e cioè la presenza araba. Nessun altro popolo, indipendentemente da quanto sono profonde le sue radici nella regione, deve essere ammesso a godere del suo diritto all'auto-determinazione.

Guardate il tragico destino dei Curdi in Iraq. Guardate cosa è successo alla popolazione nera nel sud del Sudan. Guardate il pericolo terribile, in cui un'intera comunità di Cristiani si trova in Libano. Guardate la politica dichiarata dell'OLP, che nel suo Patto della Palestina prevede la distruzione dello Stato di Israele, che nega qualsiasi forma di compromesso sulla questione palestinese, e che, nelle parole del suo rappresentante solo l'altro giorno in questo stesso edificio, considera Tel Aviv un “territorio occupato”. 

Guardate tutto questo e vedrete davanti a voi la causa principale della risoluzione perniciosa portata dinanzi a questa Assemblea. Vedrete i mali gemelli di questo mondo al lavoro: l'odio cieco dei fautori arabi della presente risoluzione, e l'ignoranza abissale e la malvagità di coloro che li sostengono.

La questione prima di questa Assemblea non è Israele e non è il Sionismo.
Il problema è il destino di questa Organizzazione. Concepita nello spirito dei profeti d'Israele, nata da una alleanza anti-nazista, dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, è degenerata in un Forum che è stato descritto la settimana scorsa da uno dei maggiori scrittori di un importante organo sociale per il pensiero liberale in Occidente in questo modo, cito:
"è rapidamente diventato una delle creazioni più corrotte e corruttrici di tutta la storia delle istituzioni umane... pressoché senza eccezioni, la maggioranza proviene da Stati noti per l'oppressione razzista di ogni colore immaginabile...""Israele è una democrazia sociale ...il suo popolo e il suo Governo hanno un profondo rispetto per la vita umana, così appassionato che, nonostante ogni provocazione immaginabile, si sono rifiutati per un quarto di secolo di giustiziare anche solo un singolo terrorista catturato. Essi hanno anche una cultura antica ma vigorosa, e una tecnologia fiorente. La combinazione di qualità nazionali che hanno assemblato nelle loro breve esistenza come Stato è una perenne condanna che inasprisce la maggior parte dei nuovi paesi i cui rappresentanti si pavoneggiano nel palazzo delle Nazioni Unite."Così Israele è invidiato e odiato, e ogni sforzo viene messo in atto per distruggerlo. Lo sterminio degli israeliani è stato a lungo l'obiettivo principale del terrorismo internazionale, ma hanno calcolato che se si può spezzare Israele, allora tutto il resto della civiltà è vulnerabile ai loro assalti".


E poi conclude:
"La triste verità, temo, è che le candele della civiltà stanno bruciando sempre più in basso. Il mondo è sempre più governato non tanto dal capitalismo, o dal comunismo o dalla democrazia sociale, o addirittura dalla barbarie tribale, quanto piuttosto da un lessico falso, fatto di cliché politici, accumulato in oltre mezzo secolo e che ora sta assumendo una sorta di degenerazione verso l'autorità sacerdotale... Tutti noi sappiamo di che si tratta..."

Nel corso dei secoli è toccato in sorte al mio popolo di essere la cartina al tornasole della decenza umana, il metro di paragone della civiltà, il crogiolo in cui duraturi valori umani devono essere testati. Il livello di umanità di una nazione potrebbe sempre essere giudicato dal suo comportamento verso la sua popolazione ebraica.
E 'sempre cominciato con gli ebrei, ma non si è conclusa con loro.
Profughi ebrei in fuga dai paesi arabi e africani
I pogrom anti-ebraici nella Russia zarista erano solo la punta di un iceberg che ha rivelato il marciume intrinseco del regime, che ben presto scomparve nella tempesta della rivoluzione. Gli eccessi antisemiti dei nazisti solo pallidamente prefigurarono la catastrofe che doveva colpire l'umanità in Europa.
Questa scellerata risoluzione deve suonare la sveglia per tutte le persone oneste del mondo. Il popolo ebraico, come cartina al tornasole, purtroppo non ha mai commesso un errore. Le implicazioni inerenti a questa mossa vergognosa sono davvero terrificanti.

Su questo tema, il mondo rappresentato in questa sala si è diviso in buono e cattivo, dignitoso e abietto, umano e degradato. 
Noi, Popolo Ebraico, ricorderemo nella storia la nostra gratitudine a quelle nazioni che si sono alzate in piedi e che hanno rifiutato di sostenere questa proposta sciagurata. So che questo episodio avrà rafforzato le forze della libertà e del decoro in questo mondo e li hanno fortificati nella loro volontà di rafforzare gli ideali che tanto apprezzano.
So che questo episodio avrà rafforzato il Sionismo come ha indebolito le Nazioni Unite.

Mentre sono su questa tribuna, la storia lunga e orgogliosa del mio popolo si dipana davanti al mio occhio interiore, vedo gli oppressori del nostro popolo nel corso dei secoli che passano uno dopo l'altro in una nefanda processione verso l'oblio.
Mi trovo qui davanti a voi in qualità di rappresentante di un popolo forte e rigoglioso, che è sopravvissuto a tutti e che sopravviverà a questo spettacolo vergognoso e ai sostenitori di questa risoluzione. Io sono qui come rappresentante di un popolo di profeti, che ha dato a questo mondo la profezia sublime che animava i fondatori di questa Organizzazione mondiale e che adorna l'ingresso di questo edificio:
"... Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra" (Isaia ii, 4)

Tre versi prima di questo, il profeta Isaia proclamava:
"E avverrà negli ultimi giorni... Poiché da Sion uscirà la legge e la parola del Signore da Gerusalemme". (Isaia, ii, 2 e 3)

Mentre sono su questa tribuna, i grandi momenti della storia ebraica mi vengono in mente mentre vi affronto, ancora una volta in inferiorità numerica e come aspirante vittima di odio, ignoranza e male.
Ripenso a quei grandi momenti. Ricordo la grandezza di una nazione che ho l'onore di rappresentare in questo forum. Ho in mente in questo momento tutto il Popolo Ebraico in tutto il mondo ovunque i suoi membri si trovino, sia in libertà che in schiavitù, le cui preghiere e i cui pensieri sono con me in questo momento.

Io sono qui non come supplice.
Votate come le vostre coscienze e la vostra morale vi impongono. Poiché il problema non è Israele o il Sionismo. Il problema è la sopravvivenza dell'Organizzazione che è stata trascinata al suo livello più basso di discredito da una coalizione di dispotismi e di razzisti.

Il voto di ogni delegazione registrerà nella storia la posizione del suo paese rispetto al razzismo antisemita e anti-ebraico.
Voi stessi porterete la responsabilità per la vostra presa di posizione di fronte alla storia, poiché in ragione della vostra posizione sarete visti dalla storia. Ma noi, Popolo Ebraico, non dimentichiamo.

Per noi, il Popolo Ebraico, questo non è che un episodio di passaggio in una storia ricca e piena di eventi.
Abbiamo messo la nostra fiducia nella nostra Provvidenza, nella nostra fede e nel nostro credo, nella nostra tradizione santificata dal tempo, nella nostra lotta per l'avanzamento sociale e per i valori umani, nelle nostra gente, ovunque si trovi. 


Chaim Herzog durante la conclusione del suo discorso in gesto di protesta strappa
la risoluzione che  prevede l'equiparazione di Sionismo e razzismo

Per noi, il Popolo Ebraico, questa risoluzione, basata sull'odio, la menzogna e l'arroganza, è priva di qualsiasi valore morale o legale. Per noi, il Popolo Ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta, e verrà trattato come tale.