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venerdì 1 agosto 2014

Gaza: ONU e ONG complici di Hamas e Jihad Islamica

aiuti umanitari entrano a Gaza da Israele





Dall’Onu e dalle Ong ci si aspetterebbe sempre una posizione imparziale e soprattutto volta alla protezione dei più deboli. Nel caso della Striscia di Gaza (come in altri casi simili) questo non solo non avviene ma si assiste all’esatto contrario, cioè si assiste alla difesa di Hamas e dei suoi traffici mafiosi a scapito della popolazione.

L’ultimo lampante esempio si è avuto ieri durante le commemorazioni dedicate all’anniversario della fine dell’operazione “Pillar of defense” che lo scorso anno Israele fu costretto a iniziare per fermare il lancio di centinaia di missili dalla Striscia di Gaza sul suo territorio. Ebbene durante questa commemorazione ha parlato James Rawley, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per i territori palestinesi il quale ha detto che «la situazione umanitaria a Gaza è peggiorata a causa della distruzione dei tunnel gestiti da Hamas da parte dell’Egitto e di Israele».

A parte che ci sarebbe da chiedersi cosa ci faccia un rappresentante dell’Onu in una manifestazione organizzata da un gruppo terrorista (Hamas) allo scopo di propagandare una immaginifica vittoria contro Israele. Poi, come può un rappresentante dell’Onu giustificare e difendere un mercato clandestino nelle mani  di una organizzazione mafiosa e terrorista come quello implementato da Hamas attraverso i tunnel? 
E come può un rappresentante dell’Onu ignorare completamente il fatto che tutti (e sottolineo tutti) gli aiuti umanitari che arrivano a Gaza attraverso Israele non vengono gestiti come dovrebbero dalle organizzazioni umanitarie ma vengono sequestrati e venduti da Hamas? 
E si, perché va detto che contemporaneamente alla distruzione dei tunnel che confinavano con l’Egitto, distruzione implementata dall’esercito egiziano per ragioni di sicurezza, è aumentato il flusso di aiuti da Israele verso Gaza come dimostrano i bollettini rilasciati periodicamente dal IDF. 

Come mai quegli aiuti la popolazione di Gaza li deve pagare quando invece li dovrebbe avere gratis? Solo di recente questo flusso è rallentato a causa della scoperta di un tunnel del terrore costruito da Hamas con il cemento entrato da Israele. Eppure di tutto questo James Rawley non ne ha fatto parola nonostante ne fosse perfettamente a conoscenza. E sia sa, chi tace acconsente.

Non da meno sono le Ong che accusano Israele e l’Egitto di isolare Gaza ma non dicono una parola sul motivo delle decisioni israeliane ed egiziane che poi sono le stesse e si chiamano Hamas e Jihad Islamica. 
Ma la cosa più scandalosa, in merito alle Ong, è che non fanno la minima menzione al fatto che tutte le loro operazioni nella Striscia di Gaza sono soggette all’approvazione di Hamas, cioè devono pagare il gruppo terrorista per l’attuazione di progetti umanitari o di sviluppo. 

Questo si che è scandaloso perché, nei fatti, degli oltre 300 progetti umanitari o di sviluppo finanziati dalla comunità internazionale nella Striscia di Gaza, solo un decimo vengono realmente implementati. Ma loro continuano ad accusare Israele ed Hamas di isolare Gaza.

Ora, ammesso che sia vero che la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è peggiorata, di chi è la colpa? E’ ora di finirla con questa ipocrisia che poi, diciamocelo francamente, è direttamente legata alla richiesta di fondi alla comunità internazionale piuttosto che al reale pensiero delle condizioni di vita della popolazione di Gaza, perché se realmente a Onu e Ong gliene fregasse qualcosa della gente di Gaza denuncerebbero il sistema mafioso di Hamas e non le operazioni di difesa di Israele ed Egitto.


Sharon Levi


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venerdì 18 luglio 2014

L'Onu ritrova razzi in una sua scuola a Gaza, aperta un'inchiesta

L'Agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa) ha annunciato di aver lanciato un'inchiesta sul ritrovamento di 20 razzi nascosti in una delle sue scuole a Gaza. "Ieri, nel corso di una regolare ispezione in uno dei suoi edifici, l'Unrwa ha scoperto circa 20 razzi nascosti in una scuola vuota nella Striscia di Gaza", ha fatto sapere l'agenzia con un comunicato, nel quale denuncia una "palese violazione" del diritto internazionale.

"L'Unrwa condanna con forza il gruppo o i gruppi responsabili di aver piazzato armi in una delle sue installazioni - si legge ancora nella nota - Si tratta di una violazione palese della inviolabilità dei suoi edifici, in base al diritto internazionale". Si è trattato, secondo l'agenzia Onu, del primo incidente di questo tipo, che ha "messo in pericolo i civili, compreso lo staff (Onu, ndr) e ha messo a rischio la missione fondamentale dell'Unrwa".

Nel comunicato si precisa che l'agenzia ha "informato le parti interessate", "ha poi preso tutte le misure necessarie per la rimozione degli oggetti" e ha "lanciato un'inchiesta". Israele ha più volte accusato Hamas di usare edifici civili per depositare e lanciare i suoi razzi e ha anche usato questo argomento per spiegare l'alto numero di civili uccisi nei suoi raid a Gaza.

venerdì 11 luglio 2014

Scoop della BBC: le immagini da Gaza sono false



Come prevedibile, con il rinfocolarsi del terrorismo e con il conseguente intervento armato israeliano a Gaza, ricomincia a girare in rete e sui principali media internazionali tutto il repertorio di immagini fake che ben conosciamo, questa volta però se ne sono accorti anche alla BBC.
11 luglio 2014


Un interessante video della BBC mostra come la propaganda filo Hamas manipoli l’informazione sul conflitto attualmente in atto tra israeliani e palestinesi. Le immagini fatte girare da Hamas e riprese dalla stampa di tutto il mondo, in molti casi, o non sono attuali oppure sono state scattate in altre zone di guerra (Siria, Iraq, Iran, etc.). L’informazione che arriva da Gaza e dalla Cisgiordania, spesso, è filtrata da agenzie di stampa palestinesi vicine ai movimenti estremisti di quei territori.

ECCO IL VIDEO:





Articolo originale : http://www.mediabias.it/bbc-scoop-gaza-israele/

venerdì 18 maggio 2012

Le cause della crisi energetica di Gaza, e alcuni interessanti risvolti

Quali sono gli interessanti risvolti di questa vicenda?
Una rivendicazione nel contesto della polemica fra l'autorità di Hamas e il governo egiziano, dell'appartenenza del popolo palestinese allo stesso popolo egiziano (e saudita) principalmente. 

 

Braccio di ferro Hamas-Fatah
Gaza nella morsa del settarismo
Andrea Dessì
13/04/2012


Da due mesi la Striscia di Gaza è alle prese con una profonda crisi energetica. In seguito ad un aumento di controlli da parte delle autorità egiziane, dal febbraio scorso gli approvvigionamenti di carburante, che in passato giungevano a Gaza attraverso la rete di tunnel sotto il confine con l’Egitto, si sono interrotti. Per il milione e mezzo e oltre di palestinesi residenti nella Striscia, la mancanza di carburante, e quindi di elettricità, sta avendo ripercussioni pesantissime.


Contrabbando 

Ancora una volta la popolazione di Gaza è rimasta ostaggio della spaccatura ideologica che da cinque anni contrappone Fatah, il partito laico-nazionalista capeggiato da Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), al partito di resistenza islamico Hamas, al potere a Gaza dal giugno 2007. Da settimane le due fazioni palestinesi si scambiano durissime accuse, ritardando i negoziati,con la mediazione egiziana, per il ripristino delle forniture energetiche. Tutte le parti interessate, inclusi gli egiziani, stanno usando la questione energetica come strumento di pressione politica, mentre i residenti di Gaza da settimane subiscono interruzioni di elettricità che durano dalle sei alle diciotto ore al giorno. 
All’origine della crisi vi è la decisione, assunta da Hamas più di un anno fa, di porre fine alle importazioni di carburante che attraverso i valichi di frontiera controllati da Israele, arrivava all’unica centrale elettrica della Striscia, che copre il 60% del fabbisogno energetico di Gaza. Il partito islamista, che giudicava troppo costosa l’operazione, ha preferito aumentare la propria dipendenza dal carburante contrabbandato dall’Egitto attraverso i tunnel sotterranei. 
Acquistando carburante a basso costo in Egitto e rivendendolo a Gaza a prezzo maggiorato, Hamas realizza ottimi margini, che si aggiungono alle entrate provenienti dalle tasse imposte su ogni merce che passa attraverso i tunnel sotterranei tra Egitto e Gaza. Il governo di transizione egiziano, vicino all’esercito e composto da personaggi legati al regime di Mubarak, accusa Hamas di sciacallaggio.


Pressioni e riconciliazione 
L’Egitto ha dato la propria disponibilità a rifornire Gaza di carburante, a patto che venga trasportato attraverso il valico di Karem Shalom al confine tra Gaza e Israele. Il carburante andrebbe acquistato dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), che tradizionalmente copre gran parte dei costi energetici di Gaza attraverso i fondi della comunità internazionale. In questo caso il carburante verrebbe tassato dall’Anp che quindi si aggiudicherebbe cospicui proventi. Hamas ha però rifiutato l’offerta, chiedendo alle autorità egiziane di aprire una rotta diretta tra il Cairo e Gaza. 

Hamas accusa sia l’Egitto che l’Anp di collaborare con Israele per tenere sotto pressione le autorità di Gaza. Anche i Fratelli Musulmani d’Egitto, reduci dalla vittoria nelle elezioni parlamentari, si erano detti favorevoli all’apertura di una rotta di commercio tra l’Egitto e Gaza. I Fratelli stanno cercando di convincere Hamas ad avvicinarsi alle posizioni, più moderate, di Khaled Meshal, capo dell’ala politica di Hamas residente all’estero, che nel maggio 2011 e il febbraio scorso aveva firmato accordi di riconciliazione con Fatah. 

La strategia di Hamas a Gaza punta dunque sul sostegno dei Fratelli Musulmani egiziani per stabilire un precedente che porterebbe alla completa riapertura del valico di Rafah, l’unico passaggio di confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. 

Nel maggio 2011 il nuovo governo di transizione egiziano aveva annunciato la riapertura del valico di Rafah al solo transito pedonale (e con sostanziali restrizioni), rifiutandosi però di estenderlo anche allo scambio di merci, per non sollevare Israele - questa la motivazione - dalle sue responsabilità di paese occupante.

Senza fine 
Di recente l’Egitto ha annunciato l’inizio dei lavori per la costruzione di un oleodotto che consentirà il trasferimento di carburante direttamente dal Cairo a Gaza, ma nel frattempo Hamas dovrà collaborare con l’Anp per acquistarlo da Israele.

A Gaza, intanto, la situazione sta peggiorando. La Croce rossa internazionale è dovuta intervenire per fornire il carburante necessario al funzionamento degli ospedali, e il primo aprile tre bambini tra i quattro e i sei anni sono morti in un incendio causato dall’uso di candele in casa. Come se non bastasse, secondo dati dell’Onu, 80 milioni di litri di scarichi fognari parzialmente trattati finiscono nel Mediterraneo ogni giorno a causa della mancanza di carburante per gli impianti di purificazione.

A Gaza, Hamas è alle prese con crescenti contestazioni per la gestione della crisi. Secondo l’Agenzia France Presse sono state arrestate più di 100 persone con l’accusa di aver attribuito a Hamas la responsabilità della crisi. In questo contesto si fa sempre più remota la prospettiva di una riconciliazione tra le due fazioni palestinesi.

Tutti gli occhi sono puntati sul Cairo, dove è in atto un braccio di ferro tra i Fratelli Musulmani e le autorità militari. Hamas spera che una vittoria dei Fratelli Musulmani possa riavvicinare il Cairo a Gaza. L’Anp, invece, vorrebbe ripristinare la propria influenza su Gaza attraverso un accordo di unità nazionale con Hamas che preveda la nomina di Mahmud Abbas (capo dell’Anp) a presidente e primo ministro di un governo di transizione. 

L’Egitto, da sempre principale mediatore tra le fazioni palestinesi, continua ad adoperarsi per un accordo, pur non nascondendo la delusione per l’atteggiamento intransigente delle autorità di Gaza, che non appaiano interessate ad una reale riconciliazione con Fatah.

Mentre Gaza sprofonda nel buio, non s’intravedono spiragli per uscire da quest’ennesima crisi politica palestinese. 

Andrea Dessì è laureato in storia e politica del Medio Oriente presso la School of Oriental and African Studies di Londra, e ha ottenuto la laurea specialistica in Conflict, Security and Development presso la King’s College London. Collabora con The Heptagon Post, giornale online di politica internazionale, e attualmente è collaboratore presso lo Iai.








mercoledì 18 aprile 2012

«B'Tselem, la fonte privilegiata dei giornalisti occidentali» (2007)

Logo della ONG israeliana B'Tselem - The Israeli Information Center
for Human Rights in the Occupied Territories

da Shalom 12/07 - articolo di A.Pezzana

Per definire l’aspetto democratico di una società non può esserci di meglio che una organizzazione che “promuove i diritti civili, serve da centro di ricerca occupandosi dello sviluppo dell’educazione pubblica, il tutto per assicurare che il paese operi ad un livello etico il più alto possibile“. Si può non essere d’accordo? 
Il paese è Israele e il centro si chiama B’Tselem, una parola che viene dalla Genesi (1:27), “Dio creò l’essere umano a sua immagine”, e che oggi è usata quale sinonimo di “dignità umana”, nel senso che tutti nasciamo liberi e uguali in dignità e diritti. Chi non sottoscriverebbe?
Le domande cominciano però quando, dopo le definizioni, si va oltre la facciata. Perchè i diritti umani che B’Tselem difende sono solo quelli dei palestinesi che vivono a Gaza e nel West Bank, li difende dalle violenze che Tsahal, l’esercito di difesa israeliano, commette nei loro confronti, sia fisicamente che mediante altre violazioni, come espropri di case o terre ritenuti illegali, o da azioni militari contro la popolazione civile. 
Nei suoi uffici, al quarto piano di un edificio nella zona industriale di Gerusalemme, lavorano circa 40 persone, più una decina di “investigatori”, gente che va in giro per i territori per raccogliere le proteste dei palestinesi e per tenere sotto controllo il comportamento dell’esercito israeliano. Mi ha colpito, entrando, un attestato di benemerenza appeso nell’ingresso, con gli elogi della Fondazione Carter, quello stesso presidente che è tornato di recente all’onor della cronaca, dopo un passato da presidente Usa non proprio onorevole (difficile dimenticare la sua totale sconfitta di fronte all’Ayatollah Khomeini che aveva sequestrato i dipendenti dell’ambasciata Usa a Teheran) con un libro best seller nel quale sostiene l’equazione Israele=Apartheid. Fatto curioso, la data dell’attestato è il 1989, esattamente l’anno di costituzione di B’Tselem, quando si dice intesa a prima vista
Rilevante è anche il budget annuale, 3 milioni di dollari, in gran parte proveniente da istituzioni pubbliche internazionali o fondazioni (brilla la Fondazione Ford, un nome che ha lasciato tracce nella storia dell’antisemitismo americano), i privati partecipano solo al 20%. Non sempre le denunce di B’Tselem sono prive di fondamento, gli eserciti di difesa non si occupano di tè benefici, quando c’è una guerra, quando si spara perchè si è in zona di fuoco, è probabile che vengano commessi degli errori, ma la specialità del nostro centro è quella di fare in modo che venga alla luce solo il risultato e non le condizioni che l’hanno determinato. Gaza, per esempio. Israele ne è uscita in modo completo e definitivo nell’agosto 2005, ma secondo il punto di vista di B’Tselem è ancora Israele il responsabile di quanto accade nella striscia. Lanciare missili kassam su Israele non è una attività da elogiare, ma non vale pena citarla, quello che interessa ai nostri ricercatori sono le attività brutali e violente dell’esercito israeliano. 
Quando deve arrestare un terrorista, asserragliato in una casa privata, con la possibilità che spari e uccida, i soldati isrealiani, per non commettere alcun atto contro i diritti umani palestinesi, dovrebbe suonare il campanello e chiedere se il signor terrorista X è in casa, e poi invitarlo con le buone a consegnarsi. In questo caso si può star certi che nessuna prevaricazione verrà commessa. Peccato che le cose vadano in maniera diversa. Ma a B’Tselem questo non importa, così si sorvola sull’uso dei civili quali scudi umani da parte di Hamas e dei terroristi in generale. E’ un particolare irrilevante, infatti, nei rapporti vengono solo evidenziati i numeri delle vittime palestinesi paragonate a quelle israeliane, che sono inferiori, il che sarebbe la prova della condotta priva di ogni moralità di Tsahal. 
Gaza è una enorme prigione, non conta nulla che Hamas, invece di dedicarsi a costruire una società in grado di trasformarsi in stato, abbia preferito continuare a combattere Israele, anche questo aspetto è irrilevante, l’importante è scrivere che Israele ha ucciso 668 palestinesi a Gaza, fra i quali 359 che non avevano a che fare con i combattimenti, aggiungendo subito dopo che ben 357 altri palestinesi sono morti negli scontri tra Fatah e Hamas, e chi legge queste righe accostate alle altre non può fare a meno di pensare ad una responsabilità, magari indiretta, di Israele. Il risultato è che gran parte dell’attività di B’Teselem mira a far ricadere sullo stato ebraico la responsabilità delle condizioni dei palestinesi, escludendo nel modo più assoluto, cosa che risulta chiarissima dai documenti prodotti, ogni qualsivoglia, anche timida, analisi della situazione politica generale. 
Ed è a B’Tselem che vanno ad abbeverarsi i giornalisti stranieri, serviti per altro con profusione di una quantità di materiale informativo che poi ritroviamo negli articoli che scriveranno sui loro giornali. E noi, in Europa, a chiederci ingenuamente quale fosse il virus che infettava le menti ed i tasti del computer di tanti corrispondenti. Senza andare tanto lontano il servizio è già bell’impostato, storie, cifre, immagini, B’Tselem è lì per fornirli, basta alzare il telefono ed ecco pronto tutto quanto occorre per incrinare una volta di più l’immagine di Israele. 
Si dirà, è la democrazia, bellezza. Certo, a nessuno viene in mente di proibire la propaganda a favore del nemico, nemmeno in tempo di guerra, ci mancherebbe, la democrazia prima di tutto. Possibile però che a nessuno venga in mente di creare un servizio alternativo per informare chi fa informazione, per dare della situazione mediorientale un quadro completo, invece delle solite lamentazioni che ascoltiamo ormai da troppo tempo?
Chi pensa che la pace sia dietro l’angolo non conosce le dinamiche mediorientali, una regione nella quale vive Israele, una democrazia che si difende contro chi vorrebbe al suo posto una dittatura, quale è in fondo la regola da queste parti.

martedì 17 aprile 2012

Vi diranno che Gaza è un lager a cielo aperto: allora dove finisce tutto quel che entra da Karem Abu Salem?

Gaza Crossing Online Database
Controlla anche tu i flussi continui delle merci, direttamente dal sito dell'ONU: http://www.ochaopt.org/GazaCrossings.aspx?id=1010003&fb_source=message


Anp: Ashton e Fayyad firmano accordi per 35 mln euro Fondi per trattamento acque Cisgiordania e valico merci a Gaza

(ANSAmed) - BRUXELLES, 20 MAR 2012 - Nuovi fondi in arrivo dall'Ue per i palestinesi. L'alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton e il premier dell'Anp Salam Fayyad hanno appena firmato due accordi del valore complessivo di 35 milioni di euro. I finanziamenti consentiranno la costruzione di un impianto di trattamento delle acque reflue nelle aree di Tubas Tayasir in Cisgiordania (22 milioni di euro) e il rinnovo dell'infrastruttura del valico di frontiera della Strisica di Gaza dal quale passano le merci, quello di Karem Abu Salem/ Kerem Shalom (13 milioni di euro).
''Attraverso questo investimento - ha detto Ashton - l'Ue contribuira' significativamente a migliorare le condizioni di vita della popolazione palestinese, attraverso due progetti separati, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza''. ''L'acqua e' uno dei settori chiave dell'assistenza dell'Ue'' ha aggiunto l'alto rappresentante, secondo cui ''il rinnovo del valico di frontiera Karem Abu Salem/ Kerem Shalom consentira' un aumento del passaggio di merci da e per la Striscia di Gaza''. ''L'Ue - ha concluso Ashton - ha ripetutamente chiesto l'apertura dei valichi per il passaggio di aiuti umanitari, beni commerciali e persone da e per Gaza''. (ANSAmed)


Come spesso accade nelle notizie cui ormai abbiamo fatto l'abitudine, si sorvola pressoché sempre su alcuni dettagli non esattamente secondari. Valico sì, ma fra chi? Si cita solo Gaza, ma chi ci sta dall'altra parte del Valico? Ovviamente ci sta Israele! In particolare poi questo comunicato ANSA conclude con una frase sibillina, che potrebbe lasciare intendere che qualcuno nega questi passaggi.
Per chiarire bene la notizia, invece, noi vi segnaliamo questo sito dell'ONU tramite il quale potete controllare voi stessi il costante passaggio di merci da Israele verso Gaza. E ci teniamo a specificare MERCI, perché è ora che la smettano di prenderci in giro chiamandoli aiuti umanitari.






domenica 15 aprile 2012

Chi ha ucciso Arrigoni? Pacifisti, aprite gli occhi!

Vittorio Arrigoni con Ismail Haniyeh, leader politico di Hamas


15 Aprile 2012

Ricordiamolo, ripetiamolo: Vittorio Arrigoni è stato rapito, torturato e ammazzato come un cane dai fondamentalisti islamici, che lo accusavano di portare a Gaza i "vizi dell'Occidente". Chi ricorda la sua figura senza ricordare questa tragica fine, è un mistificatore e un farabutto. Che questa dolorosa vicenda serva almeno ad aprire gli occhi a tanti ingenui pacifisti europei. Il governo di Gaza (Hamas) cerca di scaricare le responsabilità su un gruppetto estremista, ma io credo poco a questa versione dei fatti. Secondo me Hamas è responsabile, infatti i rapitori materiali sono stati prontamente eliminati nel blitz delle forze di sicurezza di Hamas e il processo ai presunti mandanti procede lentissimo, praticamente a porte chiuse. In realtà Arrigoni era diventato un pericolo e ha pagato con la vita le sue dure critiche al governo di Hamas, che si è sbarazzato brutalmente di lui facendo ricadere la colpa sugli estremisti salafiti. La tesi della scheggia impazzita è poco credibile, in quel di Gaza. Non regge. Coloro che oggi piangono la morte di Arrigoni senza sottolineare questi aspetti e anzi lo usano per attaccare Israele, o sono del tutto stupidi oppure mentono sapendo di mentire.
Alessandro Litta Modignani 
 http://restiamoliberali.blogspot.it/2012/04/chi-ha-ucciso-arrigoni-pacifisti-aprite.html