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venerdì 1 agosto 2014

Gaza: ONU e ONG complici di Hamas e Jihad Islamica

aiuti umanitari entrano a Gaza da Israele





Dall’Onu e dalle Ong ci si aspetterebbe sempre una posizione imparziale e soprattutto volta alla protezione dei più deboli. Nel caso della Striscia di Gaza (come in altri casi simili) questo non solo non avviene ma si assiste all’esatto contrario, cioè si assiste alla difesa di Hamas e dei suoi traffici mafiosi a scapito della popolazione.

L’ultimo lampante esempio si è avuto ieri durante le commemorazioni dedicate all’anniversario della fine dell’operazione “Pillar of defense” che lo scorso anno Israele fu costretto a iniziare per fermare il lancio di centinaia di missili dalla Striscia di Gaza sul suo territorio. Ebbene durante questa commemorazione ha parlato James Rawley, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per i territori palestinesi il quale ha detto che «la situazione umanitaria a Gaza è peggiorata a causa della distruzione dei tunnel gestiti da Hamas da parte dell’Egitto e di Israele».

A parte che ci sarebbe da chiedersi cosa ci faccia un rappresentante dell’Onu in una manifestazione organizzata da un gruppo terrorista (Hamas) allo scopo di propagandare una immaginifica vittoria contro Israele. Poi, come può un rappresentante dell’Onu giustificare e difendere un mercato clandestino nelle mani  di una organizzazione mafiosa e terrorista come quello implementato da Hamas attraverso i tunnel? 
E come può un rappresentante dell’Onu ignorare completamente il fatto che tutti (e sottolineo tutti) gli aiuti umanitari che arrivano a Gaza attraverso Israele non vengono gestiti come dovrebbero dalle organizzazioni umanitarie ma vengono sequestrati e venduti da Hamas? 
E si, perché va detto che contemporaneamente alla distruzione dei tunnel che confinavano con l’Egitto, distruzione implementata dall’esercito egiziano per ragioni di sicurezza, è aumentato il flusso di aiuti da Israele verso Gaza come dimostrano i bollettini rilasciati periodicamente dal IDF. 

Come mai quegli aiuti la popolazione di Gaza li deve pagare quando invece li dovrebbe avere gratis? Solo di recente questo flusso è rallentato a causa della scoperta di un tunnel del terrore costruito da Hamas con il cemento entrato da Israele. Eppure di tutto questo James Rawley non ne ha fatto parola nonostante ne fosse perfettamente a conoscenza. E sia sa, chi tace acconsente.

Non da meno sono le Ong che accusano Israele e l’Egitto di isolare Gaza ma non dicono una parola sul motivo delle decisioni israeliane ed egiziane che poi sono le stesse e si chiamano Hamas e Jihad Islamica. 
Ma la cosa più scandalosa, in merito alle Ong, è che non fanno la minima menzione al fatto che tutte le loro operazioni nella Striscia di Gaza sono soggette all’approvazione di Hamas, cioè devono pagare il gruppo terrorista per l’attuazione di progetti umanitari o di sviluppo. 

Questo si che è scandaloso perché, nei fatti, degli oltre 300 progetti umanitari o di sviluppo finanziati dalla comunità internazionale nella Striscia di Gaza, solo un decimo vengono realmente implementati. Ma loro continuano ad accusare Israele ed Hamas di isolare Gaza.

Ora, ammesso che sia vero che la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è peggiorata, di chi è la colpa? E’ ora di finirla con questa ipocrisia che poi, diciamocelo francamente, è direttamente legata alla richiesta di fondi alla comunità internazionale piuttosto che al reale pensiero delle condizioni di vita della popolazione di Gaza, perché se realmente a Onu e Ong gliene fregasse qualcosa della gente di Gaza denuncerebbero il sistema mafioso di Hamas e non le operazioni di difesa di Israele ed Egitto.


Sharon Levi


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Intervista: noi abitanti di Gaza ostaggi di Hamas




Non capita tutti i giorni di parlare con un abitante di Gaza senza avere intorno mille controllori e mille spie di Hamas pronte a riferire ai terroristi quello che il poveretto racconta. Ci è capitato due giorni fa al valico di Kerem Shalom, temporaneamente riaperto dalle autorità israeliane, durante il passaggio di merci prodotte nella Striscia di Gaza e destinate al mercato europeo quando l’imprenditore di Gaza che accompagnava il carico si è soffermato per pochi minuti a parlare con noi della situazione attuale nella Striscia di Gaza.

Quanti sono a Gaza gli imprenditori come lei che esportano i loro prodotti attraverso Israele? 
Diverse centinaia. Alcuni artigiani che producono prodotti di eccellenza come mobili, complementi di arredamento, prodotti artigianali, altri che esportano frutta, altri ancora prodotti della agricoltura.

Quali sono le difficoltà che incontrate? 
Per quanto mi riguarda il reperimento delle materie prime, altri che producono prodotti deteriorabili hanno il problema delle continue chiusure dei valichi di frontiera. Può succedere che a causa della chiusura del valico non riescano ad esportare i loro prodotti che dopo pochi giorni diventano invendibili a causa del loro deterioramento.

Parliamo di lei, perché ha problemi a reperire le materie prime? 
Non è tanto la difficoltà a reperire le materie prime che si trovano e non sono nella lista di quelle vietate (non diremo di quali materie prime parla l’imprenditore per non farlo identificare), è il loro prezzo che cresce continuamente.

Cioè i suoi fornitori aumentano continuamente i prezzi? 
Non sono i fornitori ad aumentare i prezzi, anzi ultimante sono diminuiti e molti prodotti dovrebbero far parte degli aiuti internazionali quindi a costi di poco superiori allo zero. Sono le imposte che crescono continuamente.

Lei ci sta dicendo che Israele impone delle imposte sui prodotti che entrano a Gaza? 
No, Israele non impone imposte.

E chi le impone allora? 
Hamas pretende una quota su tutto quello che entra a Gaza, che siano aiuti umanitari, prodotti per l’edilizia o legno per la produzione di mobili poco importa. Qualsiasi cosa che entra a Gaza viene tassata da Hamas.

Insomma, una specie di pizzo. E a quanto ammonta il pizzo? 
Varia tra il 25% e il 40% a seconda della merce o dell’aiuto umanitario.

Come, anche gli aiuti umanitari?
Soprattutto gli aiuti umanitari. Su quelli l’imposta è al massimo perché non hanno alcun costo.

Ci faccia un esempio
Prendiamo un litro di latte con il marchio dell’Unione Europea. Dovrebbe essere distribuito gratis perché l’Unione Europea lo ha donato. Invece su quel litro di latte viene applicata una tassa del 40% sul suo valore. Per farmi capire, Hamas calcola il consto di un litro di latte intorno ai 300 sheqel sul quale applica la tassa massima del 40%. Quindi una donna che dovrebbe avere il latte gratis per i suoi bambini lo deve pagare l’equivalente di 120 sheqel. A Gaza non tutti se lo possono permettere. Se un metro cubo di legname viene offerto a 1.000 sheqel, è un esempio, l’artigiano di Gaza lo deve pagare 1.200 sheqel perché Hamas applica una imposta del 20% sul costo della materia prima. Quindi il 40% su quello che dovrebbe essere gratis è il 20%, ma cambia a seconda della materia prima, sulle merci importate.

Ma le ONG non dicono nulla? 
Non ho mai sentito una ONG protestare o dire qualcosa sul fatto che gli aiuti umanitari vengono tassati. Il più delle volte sono loro stessi gli esattori di Hamas, cioè distribuiscono i prodotti donati incassando per conto di Hamas la quota richiesta.

Ma perché la gente non si ribella a tutto questo? 
E come fa? Le armi le hanno solo quelli di Hamas e della Jihad (la Jihad Islamica n.d.r.) e se anche qualcuno prova a protestare sparisce nel nulla. Noi siamo prigionieri di Hamas, siamo ostaggi.

Eppure da noi arrivano immagini diverse della gente di Gaza. Ci risulta che Hamas abbia un largo seguito.
Non è vero nulla. La gente a Gaza è alla disperazione e si rende conto che la situazione è la conseguenza della presenza di Hamas. Noi saremmo i primi a essere contenti se Hamas scomparisse.

E’ preoccupato della situazione dopo il rapimento dei tre ragazzi israeliani da parte di Hamas? 
Sono molto preoccupato. Il mio fornitore israeliano mi racconta che c’è molta rabbia in Israele. Temo che prima o poi Israele scatenerà la sua forza militare contro Hamas e a pagarne il conto saremo ancora una volta noi povera gente. Lo ripeto, siamo ostaggi di Hamas, prigionieri. La gente di Gaza è stanca di questa vita, non state a sentire la propaganda di Hamas.

Ma abbiamo visto tutti le immagini della gente di Gaza che festeggiava per il rapimento dei tre ragazzi. 
Quelle sono immagini distribuite dalla propaganda di Hamas. A Gaza pochissimi hanno festeggiato per quel rapimento, sanno che per noi diventerà ancora più dura. Avevamo sperato che con la riconciliazione con Fatah le cose potessero migliorare, ma gli estremisti di Hamas ci hanno messo solo poche ore a rovinare tutto. Il carico che mi fanno passare oggi era pronto da diversi giorni e solo oggi hanno permesso il suo passaggio perché dopo il rapimento ogni valico era stato chiuso. In questi giorni chi aveva prodotti deteriorabili ha perso mesi e mesi di lavoro perché i suoi carichi destinati alla esportazione non sono potuti passare a causa di quel rapimento e sono andati al macero. Crede davvero che noi siamo contenti di tutto questo?

E perché Hamas ha fatto la riconciliazione con Fatah e poi ha rovinato tutto con questo rapimento? 
La situazione non è così semplice. I politici di Hamas erano contenti di questo accordo perché i loro affari risentivano negativamente dell’isolamento. Ma non avevano fatto i conti con gli estremisti che per far saltare l’accordo hanno organizzato il rapimento. A Gaza e all’interno di Hamas la situazione è molto complicata non è così semplice come sembra da fuori.


Purtroppo siamo costretti a fermarci qui anche se avremmo voluto continuare a lungo questa interessante conversazione, ma l’IDF preme per richiudere il valico e il nostro interlocutore non si sente molto al sicuro. Non ci sentiamo nemmeno di fare commenti lasciando ai lettori l’onere di trarre le proprie conclusioni.


Articolo scritto da Noemi Cabitza e Sarah F.
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lunedì 30 aprile 2012

I soldi arabi comprano l'industria dei media

Quello che i media dicono o non dicono

Ronn Torossian, amministratore delegato di una grossa società americana di pubbliche relazioni racconta come le nazioni arabe e le organizzazioni terroristiche ottengano una copertura positiva nei media pagando le agenzie di Public Relations. Queste garantiscano copertura mediatica o nascondano alla vista dei media chi le finanzia... quale terzietà, quale informazione onesta e indipendente si può avere in queste condizioni?



Titolo originale: How Arabs Win the PR War
29 aprile 2012
di Ronn Torossian


Ronn Torossian è Amministratore Delegato di 5WPR, una delle 25 principali agenzie di Public Relations negli Stati Uniti, è autore di “For Immediate Release: Shape Minds, Build Brands, and Deliver Results with Game-Changing Public Relations”.





L'industria statunitense delle Public Relations è un'industria di altissimo profilo, ma si tratta di una ristretta cerchia in cui non più di 75 imprese contano più di 50 dipendenti (cioè hanno una portata sufficiente a rappresentare un governo straniero o interessi stranieri).

Durante il pranzo la scorsa settimana, uno dei miei colleghi che, come me, possiede una delle 25 agenzie di Pubbliche Relazioni più grandi degli Stati Uniti, mi ha spiegato perché la sua azienda non  darà più copertura mediatica alle organizzazioni ebraiche e pro-Israele.

Semplicemente ci sono molti più soldi e quindi molto più interesse a lavorare per organizzazioni arabe e filo-arabe. Dal punto di vista commerciale, dal punto di vista del businnes, non è più conveniente lavorare per organizzazioni ebraiche o filo-israeliane. Si tratta di una tendenza in atto, che crescerà nei prossimi anni e vedrà gli interessi arabi ancor più positivamente ritratti nei media internazionali.

Le ultime notizie dicono che il Bahrein ha assunto almeno 10 aziende di Pubbliche Relazioni negli ultimi 12 mesi. 
Sì, avete letto bene - 10 - tra cui Qorvis, la famosa azienda di Washington già ingaggiata dall'Arabia Saudita per salvare la reputazione regno all'estero dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre.

Il regime del Bahrein, che tortura i propri cittadini, ha una terribile situazione dei Diritti Umani e non riconosce l'esistenza di Israele, ha anche ingaggiato Joe Trippi, ex manager della campagna di Howard Dean per la sua candidatura presidenziale nel 2004, e Sanitas International, il cui partner è Christopher Harvin, un ex aiutante di Bush alla Casa Bianca.

Molte cose sono cambiate nel "nuovo" Medio Oriente - fatta eccezione per il riconoscimento di Israele- milioni di dollari vengono spesi in campagne professionali di pubbliche relazioni che sostengono gli interessi arabi:

* La Harbour Group, società di lobbying di Washington DC, è stata assunta dal nuovo governo della Libia. Come The Hill ha recentemente rivelato, Harbour ha da poco firmato un nuovo contratto di 15.000 dollari al mese con l'ambasciata libica.

* Anche Patton Boggs, un altro grande “K street lobbying group” rappresenta ora il nuovo regime libico. Ma avevano già lavorato con il dittatore libico Muammar Gheddafi, affiancati dal Cambridge, un Monitor Group basato in Massachusetts, che ha ottenuto un enorme contratto da 250 mila dollari al mese con Tripoli per il reclutamento di eminenti accademici americani affinché lodassero il governo del dittatore libico negli Stati Uniti.

Non è una novità quindi per il Medio Oriente che i governi arabi investano un sacco di soldi in pubbliche relazioni. Il regime siriano ad esempio continua con la macellazione di migliaia di suoi cittadini quotidianamente, mentre si fa notare la mancata copertura dai media mainstream (e una delle cose che una buona agenzia di Public Relations è in grado di fare, è esattamente garantire che le storie negative non vengano pubblicate).

Un giorno scopriremo chi sta lavorando oggi per la Siria. Pochi mesi fa gli hacker hanno pubblicato  centinaia di e-mail dell'ufficio del presidente siriano Bashar Assad, che hanno rivelato un grande lavoro di preparazione di Assad per la sua intervista con Barbara Walters della ABC, del dicembre 2011.

* La società di PR, Lloyd James Brown, ha lavorato in passato per aumentare  la popolarità e l'influenza internazionale del regime di Gheddafi. Loro stessi hanno dichiarato: "abbiamo assistito il governo libico nei suoi sforzi per raggiungere tutta la comunità politica internazionale attraverso le Nazioni Unite, la politica degli Stati Uniti e la comunità universitaria".

Le organizzazioni terroristiche di Hamas e Hezbollah hanno assunto agenzie di PR per fare lobbying per loro sulla stampa e sulla scena non solo americana, ma mondiale. Questi gruppi terroristici hanno ingaggiato foto-reporter e giornalisti.

* La Fenton Communications, società di PR di New York City, lavora con lo stato arabo del Qatar per sviluppare una campagna di delegittimazione di Israele, in sostanza, orchestrando campagne internazionali anti-israeliane che mirano a rompere il cosiddetto assedio della Striscia di Gaza.

Fenton Communications lavora anche per "Al Fakhoora", un'organizzazione pro-palestinese sempre con sede in Qatar che ha "lanciato una campagna di sensibilizzazione per sporgere denuncia legale contro Israele e cambiare la percezione del pubblico in Occidente sulle sue azioni". Nel loro sito, nell'aprile 2012 dichiaravano di lavorare con Fenton Communications NYC per sostenere la campagna per porre fine al blocco di Gaza. Questa organizzazione continua ad assistere apertamente gruppi terroristici.

L'ufficio dell'OLP  negli Stati Uniti ha assunto la Bell Pottinger, una delle principali agenzia di PR internazionali, per ricevere "consulenze sulla comunicazione strategica, relazioni pubbliche, relazioni con i media e gli affari del Congresso".

* Il gigante statunitense delle Public Relations, Burson-Marsteller, in risposta alla richiesta di Israele per una riunione, ha dichiarato: "Non prenderemo in consegna un progetto del genere ... La nostra è un'impresa commerciale. Se accettassimo il progetto, questo ci creerebbe un'enorme quantità di reazioni negative... Israele è un progetto particolarmente controverso."

C'è una ragione per cui gli arabi vincono la guerra dei media: assumono professionisti della comunicazione, finché spendono soldi continueranno a vincere. 

In Medio Oriente, l'uccisione di persone innocenti continua – dal Bahrein alla Siria e i professionisti delle relazioni pubbliche permettono loro di continuare a vendere le loro storie.

Sono rimasto molto rattristato quando il mio collega mi ha spiegato perché la sua agenzia non avrebbe più lavorato per gli interessi ebraici o per Israele. La mia agenzia non lavora per i barbari moderni che macellano gli innocenti, ma nel frattempo i nostri concorrenti fanno milioni vendendo  terrore e brutalità.

Benvenuti nel Grande Teatro dei Media...!

domenica 22 aprile 2012

Pacifisti contro i bambini palestinesi... perché?



Da giorni continuano ad arrivarmi lettere di amici che hanno a loro volta ricevuto una orribile lettera scritta da un gruppo che si oppone al contributo della Chiesa Valdese con l'8 per mille al progetto "Saving Children". La lettera giunge da parte da un gruppo italiano che si chiama Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per Israele e da "Ebrei contro l'occupazione", in modo capillare sembrano arrivare a chiunque abbia devoluto l'8 per mille alla chiesa valdese. Questa è una mia (parziale) risposta, la giro con la sensazione che a volte mi sembra che non ci sia proprio fine all'odio umano... e un po' mi dispero. Ecco qui, comunque, e scusatemi se non voglio neanche cercare di puntare il dito su tutte le inesattezze di quella brutta lettera.Manuela Dviri


Saving Children non è solo un progetto umanitario come ce ne sono molti, tutti validi, tutti preziosi, tutti creati per alleviare la sofferenza del popolo Palestinese , Saving Children è un progetto unico, rarissimo nella sua semplicità , nato nel cuore della piccola parte della società israeliana che ha ancora, malgrado tutto, a cuore il futuro della società palestinese e la salute dei loro bambini e non si arrende davanti alle difficoltà, continuando a lavorare con i Palestinesi in un rapporto di parità e rispetto per l'altro. Cercare di spegnere quella piccola luce di cooperazione tra i due popoli nel buio della violenza che li circonda è un atto, a mio parere, di grande violenza. 

Il progetto, nato da una richiesta di aiuto ricevuta da una madre palestinese e da un'idea di Shimon Peres, Premio Nobel per la Pace con Yasser Arafat e Yzhak Rabin, attuale Presidente dello Stato d'Israele, è un progetto a breve termine di "pronto soccorso" di aiuto a bambini palestinesi malati che per varie ragioni (come mancanza di strutture adeguate in Palestina o di medici palestinesi specializzati) vengono curati (gratis) in Israele. Il progetto si uccupa naturalmente anche del passaggio dei bambini in Israele, e delle loro famiglie.

Noi tutti speriamo che possa terminare il prima possibile, nè abbiamo alcuna intenzione di indebolire il sistema sanitario palestinese. Al contrario, "Saving" è infatti affiancato da un altro progetto, quest'ultimo a lungo termine, di training di medici palestinesi in ospedali israeliani, nella piena collaborazione con il Ministero della Sanità Palestinese, attraverso il quale già 160 medicini palestinesi si stanno o si sono specializzati in ospedali israeliani per poi tornare a lavorare negli ospedali palestinesi. 
Entrambi i progetti sono gestiti dal Dipartimento di Medicina del Centro Peres per la pace , in modo del tutto autonomo , e da due persone in tutto. Il dipartimento riceve inoltre uno sconto del 30-50% su tutte le procedure fornite dagli ospedali israeliani.

I bambini (ne sono stati curati negli ospedali israeliani fino ad ora circa 9000) sono indicati sempre e solo da medici palestinesi, e l'accettazione è decisa sempre e solo da medici palestinesi che sono a conoscenza di tutte le opzioni alternative all'interno del sistema sanitario palestinese. I casi di cui Saving si occupa sono quelli che hanno esaurito tutte le altre opzioni a causa della loro complessità o per altri motivi. In breve, la maggior parte dei bambini che passano attraverso questo programma hanno ben poche possibilità di sopravvivere altrimenti. 
Anzi, nessuna. Lo sanno bene i genitori dei bambini, lo sanno bene i loro medici. 

Il Centro Peres all'interno del quale si trova "Saving Children" è una ong non-politica e non è finanziato dal governo israeliano, nè ha alcun rapporto con il governo israeliano. Tutte le sue finanze,( che in tempi di crisi economica sono naturalmente molto diminuite) provengono da donazioni, la maggior parte, da fonti esterne ad Israele.

E naturalmente saremo anche ben lieti di fare incontrare i contestatori del progetto con la direttrice del progetto , Rahel Hadari, o invitarli a venire in loco e a toccare con mano la realtà di cui sto parlando perchè si possano rendere conto della sua trasparenza e dell'assurdità della loro contestazione. Quale sarebbe la loro alternativa? Preferirebbero forse veder morire dei bambini pur di dimostrare la malvagità di tutti gli israeliani, ovunque e comunque?

forse sì, ma non ci voglio neanche pensare.




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Pubblicato in facebook da Manuela Dviri, che ha gentilmente messo il testo a disposizione della condivisione.

giovedì 19 aprile 2012

Lady Ashton: storia di una cenerentola moderna. Chi sarà mai il suo principe azzurro?



Dopo le foto-fake di bambini palestinesi diffuse via Twitter dall'incaricata ONU per le relazioni con i Media e l'Informazione Khulood Badawi, guarda caso pochi giorni prima della famigerata Marcia del Giorno della Terra, o come forse sarebbe stato meglio chiamarla Marcia di Assedio allo Stato di Israele da parte di pacifisti poco raccomandabili, è ora il momento di gloria di Lady Ashton, che nel giorno della terrificante strage antisemita di Tolosa non ha trovato di meglio che ricordare i bambini di Gaza, per poi formalmente ritrattare adducendo una scusa a noi italiani ben nota: “mi hanno fraintesa”.

Ma chi è mai Lady Ashton?

Nasce Catherine Ashton in Upholland, Lancashire on 20 March 1956 da una famiglia di minatori di carbone da generazioni... ma non mi dire, allora non è una nobile!
Prima nella sua famiglia, si laurea in sociologia... brava!
Conosce e parla solo l'inglese... beh, ma è giovane si farà!
Poi arriva improvvisamente e per meriti ignoti ad aggiudicarsi il titolo nobiliare di baronessa... beh, ma qualcosa di buono deve averlo fatto, no?
Se non ricordo male si disse che aveva grandi meriti in campo educativo: incarichi in associazioni e organizzazioni attive nel sociale, sì certo, ma niente a che vedere con quel che l'attendeva per il futuro.

Da qui in poi, infatti, è un turbinio di stelle: la neo-baronessa-per-meriti-ignoti Ashton, con una comune laurea, un po' di esperienza nel sociale e continuando a conoscere e parlare solo l'inglese, entra in politica e si ritrova subito ad avere incarichi ministeriali presso il Governo Laburista di Tony Blair e poi, nel giro di pochi anni, in un crescendo di nobiltà e potere, giunge ad aggiudicarsi non uno, ma bensì due incarichi in Europa, uno dei quali inventato, si direbbe, apposta per lei.
Il posto venne creato infatti contestualmente alla riorganizzazione della UE a seguito del Trattato di Lisbona, quello stesso Trattato che la baronessa in persona aveva caldeggiato e portato all'approvazione alla Camera dei Lord nella sua Inghilterra. 

Così, improvvisamente e sempre conoscendo e parlando solo l'inglese, Lady Ashton fa il balzo dalla politica inglese alla politica europea e diventa nientepopodimeno che la seconda carica più importante dell'UE e contemporaneamente la donna più pagata di tutta Europa... BINGO!
Ma certo, anche in questa bella storia ci sono i cattivi di rito, in questo caso si tratta dei maligni, diplomatici e politici di tutta Europa, i quali lamentano il fatto che questa donna, completamente priva di esperienza di diplomazia internazionale, continui a non dimostrarsi all'altezza del ruolo che ricopre, che equivarrebbe ad un Ministro degli Esteri Europeo.

Tuttavia lei è lì, di certo non eletta dai cittadini europei, ma queste son cose che noi comuni mortali non possiamo comprendere. L'importante è che Lady Ashton da quel luogo possa liberamente riversare milioni di euro sulle autorità palestinesi, che solo i più maligni possono considerare anche solo lontanamente connesse al terrorismo islamico. La baronessa ci va d'amore e d'accordo, orsù, un buon motivo ci sarà! 

Giusto per fare esercizio di memoria, solo pochi giorni dopo la strage di bambini ebrei a Tolosa, il 20 marzo 2012, Lady Ashton stanziava 35 MILIONI di euro dei contribuenti europei che non l'hanno votata a favore di due (probabilmente lussuosissimi) progetti, uno dei quali per il potenziamento del valico merci di Gaza...
Lo so cosa state pensando, ma è perché siete in mala fede, non ve l'abbiamo detto e ripetuto tante volte che Gaza è un lager a cielo aperto?

Comunque non contenta, la nobildonna britannica probabilmente ha pensato che ci fosse bisogno di fare un ulteriore dono, o come lo chiama lei, un “contributo d'assistenza”, per i suoi amici Palestinesi, tanto che il 22 marzo (a soli due giorni dallo stanziamento dei 35 MILIONI) già perorava la causa di un legittimo dono di UN MILIARDO DI DOLLARI di fronte al Coordinamento dei Donatori per i Palestinesi, a Bruxelles, per salvare l’Autorità Nazionale Palestinese dal fallimento finanziario.

Dobbiamo stupirci poi se Lady Ashton, quando le hanno comunicato che erano morti dei bambini ebrei si è affrettata ad allungare il brodo, mischiandoli ad un'altra manciata di bambini in giro per il mondo, ignorando bellamente la matrice antisemita del massacro, e affiancando subito questi bambini trucidati da un odiatore feroce e senza scrupoli per il solo fatto di essere ebrei, ai bambini di Gaza (che, come tutti sanno, vengono trucidati dal mostro odiatore occupante sionista solo per il fatto di essere Palestinesi)?

Insomma, una carriera fulminante per meriti ignoti, grandi spostamenti di soldi verso individui non esattamente trasparenti e tante tante gaffe. Pensavamo che ad un simile exploit potessero aspirare solo le vallette televisive in Italia, invece no. C'è speranza per tutte, ma proprio per tutte!

Catherine Ashton, pardon, Lady Ashton, è la prova vivente che la vita è come una favola, solo una cosa non abbiamo ancora capito: chi è il suo principe azzurro?






GRANDI NOVITA'!

E' stato finalmente individuato il principe azzurro dell'ineffabile Lady Ashton... CONTINUA A LEGGERE QUI. Questo per dire che, scava scava, prima o poi la verità emerge e di solito è una mera questione di soldi. Ma questo sarebbe impossibile senza il contributo attivo di tutti coloro che fanno ricerca e informazione in rete, quindi, aiutateci a diffondere queste notizie tramite i vostri siti, blog e le pagine facebook!


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Articolo a cura di Ricercatori nel Web

mercoledì 18 aprile 2012

Miti e fatti: l'International Solidarity Movement (ISM)




di Mitchell G. Bard


Mito


"L'International Solidarity Movement (ISM) è una organizzazione non-violenta per i diritti umani che si oppone al terrorismo e supporta una soluzione a due Stati".
 

Fatto

L'International Solidarity Movement (ISM), ha ospitato terroristi noti e sostiene
apertamente la violenza e la distruzione di Israele. Al portavoce ISM, Raphael Cohen, è stato chiesto in una conferenza stampa nel maggio 2003 di definire "l'occupazione". La sua risposta: "La presenza sionista in Palestina" (David Bedein "unità di supporto per il terrore," Jerusalem Post, 25 giugno 2003.).

Quando gli viene chiesto di esprimere la sua visione di pace, risponde, "una soluzione dello stato unico", intendendo la creazione di uno stato palestinese al posto di Israele.

Sul sito ISM, la directory di Internet si chiama "traveltopalestine". Il loro sito colloca  anche l'aeroporto Ben Gurion in "Palestina"
Esso comprende un pacchetto di informazioni per i volontari che include una guida per il paese "Palestina". La guida elenca l'estensione della "Palestina" come "26.323 km2 = 10.162 miles2" - la dimensione cioè di tutto lo Stato di Israele, più la Cisgiordania e Gaza. La guida descrive i confini geografici della "Palestina", compresi dal Giordano al Mar Mediterraneo, dal Libano ad Aqaba, cioè, ancora una volta incorporando tutto Israele.

L'ISM non nasconde il suo incitamento alla violenza. Il suo sito web afferma che riconosce "il diritto palestinese a resistere alla violenza israeliana e l'occupazione tramite legittima lotta armata". Cohen ammette che, il 25 aprile 2003, ha ospitato un gruppo di 15 persone nel suo appartamento. Inclusi in questo gruppo erano Mohammad Asif Hanif e Omar Khan Sharif, cittadini britannici. In seguito hanno partecipato a varie attività programmate dall' ISM. 

Cinque giorni dopo, i due hanno eseguito un attentato suicida in un pub popolare accanto all'ambasciata americana a Tel Aviv, frequentato da personale dell'ambasciata. 
Hanif e Sharif erano entrati in Israele con il pretesto di essere "attivisti per la pace" e fare  "turismo alternativo" - forse un riferimento al precursore dell'ISM, il "Gruppo turistico alternativo" (Andrew Friedman, "I Partigiani  "neutrali "," The Review, luglio 2003)
ISM nega la responsabilità delle azioni dei kamikaze britannici.

Il 27 marzo 2003, l'ISM è stato sorpreso dare rifugio al terrorista della Jihad Islamica, Shadi Sukiya. Sukiya fu arrestato dall'esercito israeliano negli uffici ISM, dove fu trovata una pistola, dopo due attivisti ISM stranieri, tra cui l'americana Susan Barclay, che aiutarono Sukiya a nascondersi. Ms. Barclay cerco' di impedire ai soldati dell'IDF di 
entrare negli uffici ISM, sapendo che c'era Sukia (Leslie Susser, "Israele: L'IDF contro l'ISM," The Jerusalem Report, 13 giugno 2003), "Senior della Jihad islamica,  terrorista arrestato mentre si nasconde negli uffici del Movimento Internazionale di Solidarietà a Jenin, "Ministero degli Esteri israeliano, March 27, 2003).


Inoltre, l'attivista ISM Rachel Corrie proteggeva una casa utilizzata per il contrabbando di armi per i gruppi terroristici. I membri del gruppo sono anche incaricati di fornire informazioni sui movimenti delle truppe israeliane alle fazioni armate palestinesi. Il sito web ISM ha link a diversi siti web dedicati a liberare il terrorista di Fatah, Marwan Barghouti. Sul sito web sono anche mostrate le immagini di bambini palestinesi lanciare pietre contro un veicolo IDF.

Il sito web ISM istruisce i propri volontari  su come evitare i controlli di sicurezza israeliani. Ad esempio, ai suoi membri viene detto di mentire sulla loro affiliazione con ISM e la loro intenzione di visitare i territori. ISM istruisce anche i suoi affiliati a rimanere in contatto con gli attivisti locali, compresi capi di organizzazioni terroristiche come Hamas, Fatah e Jihad islamica, che considera "gruppi di resistenza."

Mentre il Movimento di Solidarietà Internazionale afferma di essere un'organizzazione umanitaria dedicata ai principi della resistenza non violenta, non ha dimostrato alcun interesse di pace verso gli israeliani. Come minimo, ISM ha agito come apologeta del terrorismo e, a volte, complice attivo dei militanti

ISM è un'organizzazione pro-palestinese, istituita dai palestinesi, finanziata dai palestinesi, e si oppone alla soluzione dei due Stati prevista dalle parti realmente interessate alla pace.


http://www.jewishfederations.org/page.aspx?id=44660