mercoledì 7 agosto 2013

“Europe’s Hidden Hand”, chiediamo trasparenza in Europa!


Ancora finanziamenti a scatola chiusa?

L’Unione Europa finanzia ong che di fatto promuovono il conflitto
L’Unione Europea versa denaro pubblico a organizzazioni non governative (ong) impegnate in varia misura in attività anti-israeliane, contraddicendo la propria stessa politica. È quanto emerge da un nuovo rapporto intitolato “Europe’s Hidden Hand” (La mano nascosta dell’Europa), pubblicato la scorsa settimana a Gerusalemme dall’organizzazione “NGO Monitor”.
Il rapporto rivela che, tra il 2005 e il 2007, la UE ha versato decine di milioni di euro dei contribuenti europei a ong le cui attività sono in diretta contraddizione con la politica dichiarata della UE stessa. Il rapporto di 50 pagine documenta inoltre una carenza di trasparenza e di responsabilità nella gestione dei fondi elargiti dalle UE alle ong.
Il documento analizza il processo di distribuzione dei fondi a tutta una serie di ong politicamente orientate, fra cui Christian Aid, Adalah, Machsom Watch e Israel Committee Against House Demolitions. Secondo NGO Monitor, molte di queste organizzazioni parteciparono attivamente alla famigerata Conferenza di Durban del 2001 (rimasta celebre come un’invereconda kermesse di propaganda anti-israeliana e anti-ebraica), e fanno costante riferimento a Israele come “lo stato razzista dell’apartheid”. Si tratta inoltre di ong che promuovono attivamente campagne per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. Alcune propugnano apertamente “la cancellazione di Israele attraverso la creazione di uno stato unico” di Palestina.
“NGO Monitor” sottolinea come queste posizioni siano “in totale contraddizione” con gli impegni assunti dalla UE nell’ambito della Road Map – promossa dal Quartetto Usa, Ue, Russia, Onu – che esplicitamente prevede la coesistenza pacifica fra lo Stato di Israele e uno Stato palestinese.
Cosa preoccupante, prosegue il rapporto, queste ong esibiscono spesso apertamente il logo della UE sui loro materiali propagandistici, mettendo in questo modo sotto il patrocinio della UE le loro posizioni estremiste contrarie alla politica della UE stessa.
Nel rapporto, “NGO Monitor” dice d’aver contattato un certo numero di funzionari UE che tuttavia hanno per lo più dimostrato di “non potere o non volere” fornire le necessarie informazioni circa le politiche di finanziamento e il processo decisionale in questo campo. “La UE – si legge nel rapporto – predica trasparenza e responsabilità, ma non fa mostra né dell’una né dell’altra nei suoi finanziamenti a ong che perseguono obiettivi politici di parte. Nonostante le decine di milioni di euro versati dai contribuenti, non sembra esistere alcun quadro uniforme né un database centralizzato da cui ottenere informazioni circa i finanziamenti alle ong: i dati risultano assai spesso celati sotto molti strati di burocrazia. Inoltre, appaiono estremamente vaghe linee guida circa i finanziamenti alle ong, cosa che lascia le decisioni in merito alla mercé delle bizze e dei pregiudizi di anonimi funzionari della Commissione Europea che non sembrano rendere conto a nessuno”.
Il rapporto chiede alla UE di cambiare politica circa i fidanzamenti alle ong e di istituire chiare linee guida che siano in grado di precludere l’acceso ai finanziamenti alle ong che di fatto “promuovono il conflitto”. Se tali cambiamenti non verranno introdotti, continua il rapporto, la conseguenza sarà che la UE “si renderà nuovamente responsabile di finanziamenti che permettono a queste ong di continuare a demonizzare e delegittimare Israele”.
“Europe’s Hidden Hand” è il primo studio che analizza in modo sistematico i fondi UE alle ong. Un parlamentare europeo lo ha già utilizzato per fare pressione sulla Commissione affinché renda conto della politica e dei meccanismi in vigore a questo riguardo.
“Per troppo tempo – afferma il direttore di NGO Monitor, prof. Gerald Steinberg – la UE ha nascosto i finanziamenti diretti a ong palestinesi, europee e israeliane altamente faziose che, sotto la facciata della pace, del dialogo e dei diritti umani, di fatto promuovono la continuazione del conflitto. Il nostro rapporto chiama la UE ad esercitare su se stessa la trasparenza e la responsabilità che predica agli altri, e a garantire che i finanziamenti alle ong non erodano i valori e le politiche della stessa Unione Europea”.
(Da: Jerusalem Post, 1.04.08)

Verso Durban 2: le ombre sulla Conferenza Onu di Ginevra



di Stefano Magni, 18 Aprile 2009


Perché mai si dovrebbe disertare una conferenza Onu che ha il nobile intento di sradicare la discriminazione e la xenofobia? L’Italia è stata la prima nazione europea a chiamarsi fuori dalla conferenza contro il razzismo di Ginevra e, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini, non dovrebbe cambiare rotta. Israele è stata la prima nazione nel mondo a denunciarne il carattere tendenzioso e a disertare l’evento. Stati Uniti e Canada si sono ritirati subito dopo. La Germania e l’Olanda potrebbero non partecipare ai lavori che iniziano lunedì prossimo.
Questi Stati democratici e liberali sono improvvisamente diventati tutti razzisti? Tutto sommato, leggendo l’ultima bozza della Dichiarazione alla base della conferenza (presentata mercoledì scorso dopo numerose modifiche), non si trova altro che il normale insieme di argomenti contro il razzismo e la discriminazione. Ma non è per razzismo che così tanti governi democratici hanno deciso di non partecipare all’evento. La conferenza di Ginevra, infatti, si ripromette di completare e ampliare i lavori della conferenza di Durban (non a caso l’evento di Ginevra è stato ribattezzato Durban 2) dell’agosto 2001. Durban si risolse in una gigantesca kermesse anti-israeliana, in cui fu chiesto di ripristinare la risoluzione Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo (approfondisci qui con il discorso di Herzog all'ONU e le slide riassuntive del rapporto Israele-ONU).

Nella dichiarazione finale delle Ong del 2001 si leggeva chiaramente questo obiettivo: “Il popolo palestinese ha diritto di resistere all’occupazione con ogni mezzo nei limiti della legge internazionale fino al raggiungimento dell’autodeterminazione e alla fine del sistema razzista israeliano, compresa la sua forma di apartheid”.
Riguardo allo Stato ebraico, si legge nel paragrafo successivo: “continue violazioni della convenzione di Ginevra, atti di genocidio e di pulizia etnica costituiscono la forma di apartheid praticata da Israele. Un aspetto rilevante di questo sistema razzista israeliano è la negazione del diritto al rientro dei profughi palestinesi, sancito dalla legge internazionale”.


Volantino distribuito dalle ONG partecipanti alla Conferenza Onu di Durban 


Non è un caso che la conferenza di Durban, nel 2001, divenne un linciaggio generale contro le delegazioni israeliane ed ebraiche. I continui riferimenti all’apartheid nella terra della segregazione incitarono l’odio delle delegazioni internazionali, e dell’opinione pubblica locale contro i gruppi che ancora osavano sventolare la stella di David. Joelle Fiss, attivista belga degli studenti ebrei europei, riporta chiaramente nel suo “Diario da Durban” numerosi episodi di violenza verbale e fisica contro le delegazioni ebraiche, più la diffusione di libelli antisemiti distribuiti dalle organizzazioni non governative arabe e islamiche di cui esiste ampia documentazione. In un volantino della comunità musulmana sudafricana, divenuto ormai celebre, Hitler si chiede “E se avessi vinto?” e la risposta, consolante per tutto il mondo arabo è: “Oggi Israele non esisterebbe e non ci sarebbe il bagno di sangue palestinese”. La testimonianza di Joelle Fiss rivela tutto lo sconcerto di chi, convinto di aver aderito a un evento mondiale contro il razzismo, si è trovato improvvisamente “in compagnia” di organizzazioni islamiche radicali come Hamas e Hezbollah, di movimenti jihadisti vicini a Bin Laden, di regimi dittatoriali pronti a chiedere l’annientamento di un intero popolo sulle orme di Hitler.

Il rischio che la conferenza di Ginevra diventi la replica di quello scandalo è molto forte. Già da oggi, a Ginevra sono iniziati i lavori di una conferenza del “Forum della Società Civile, la “Israel Review Conference”, il cui titolo è già un pamphlet anti-sionista: “United Against Apartheid, Colonialism and Occupation: Dignity & Justice for the Palestinian People” (Uniti contro l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione: dignità e giustizia per il popolo palestinese). I sintomi di una nuova kermesse anti-sionista ci sono tutti, a partire dalla presenza, in qualità di vicepresidente, di Mahmoud Ahmadinejad. Proprio il presidente iraniano che chiede la distruzione di Israele, nega l’Olocausto e discrimina sistematicamente le donne e le minoranze religiose nel suo Paese, sarà sul podio in una conferenza Onu contro il razzismo.
Una conferenza il cui comitato preparatore è stato guidato dalla Libia: una dittatura che si è macchiata di crimini contro gli immigrati neri provenienti da tutta l’Africa, brutalmente deportati nel Sahara o lasciati linciare in numerosi pogrom nelle città libiche.
Un evento, quello di Ginevra, finanziato anche dall’Arabia Saudita, il regno integralista musulmano che addirittura separa le autostrade, non permettendo ai non musulmani di avvicinarsi ai luoghi santi della Mecca e di Medina. Lo stesso regno in cui le donne non possono neppure uscire di casa senza il consenso di un maschio della loro famiglia, non possono guidare un’automobile, hanno la metà dei diritti degli uomini quando sono di fronte a un giudice.

Nelle conferenze regionali preparatorie di Durban 2, l’Organizzazione della Conferenza Islamica ha chiesto di limitare la libertà di espressione, con una nuova legislazione internazionale, al fine di rispettare l’identità religiosa. E’ una richiesta che mina un diritto fondamentale riconosciuto dalla Dichiarazione Universale e che ha provocato la reazione di un’ottantina di Ong occidentali (fra cui il Partito Radicale Transnazionale e UnWatch, l’organizzazione che guida la “resistenza” contro Durban 2), ma che rischia ancora di condizionare i lavori, vista la presenza massiccia di regimi islamici ai lavori di Ginevra. Il Pakistan propone addirittura di rendere il “vilipendio alla religione” un crimine contro l’umanità.
Questi sono solo alcuni dei rischi che si correrebbero se si decidesse di legittimare la conferenza di Ginevra.

Il timore espresso dai Paesi scettici o assenti, Italia compresa, è quello di un “dirottamento” della causa antirazzista. In realtà, a ben vedere, leggendo attentamente le numerose bozze di Dichiarazione che si sono succedute in questi mesi, il “dirottamento” è insito nello stesso concetto teorico dell’antirazzismo. La Dichiarazione di Durban e il Programma di Azione (che viene ribadito e promosso anche dalla conferenza di Ginevra) si basano tutti sul principio della “affirmative action”, l’azione del governo volta a rimuovere le barriere sociali e culturali giudicate discriminatorie nei confronti di una minoranza. Già così si è fuori dal concetto classico di antirazzismo, basato sull’eguaglianza dei diritti individuali e sulla rimozione delle leggi statali discriminatorie: nel momento in cui lo Stato (Stato nazionale o organismo internazionale) interviene attivamente per tentare di garantire pari dignità ad ogni cultura, concedendo nuovi diritti all’uno o all’altro gruppo, siamo in presenza di un vero e proprio razzismo alla rovescia. Ogni gruppo sarà sicuramente indotto a chiedere e rivendicare maggiori diritti per sé, anche se a danno di altri. Dopodiché è solo una questione di gusti: ci sarà sempre chi, nel nome della tutela della dignità del proprio gruppo etnico o religioso, chiederà la soppressione della libertà di espressione, chi la soppressione della libertà di culto e chi, in modo più radicale, la soppressione di un intero Stato giudicato come “un sistema razzista”.

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Titolo originale:
Non tornare indietro sul boicottaggio
Durban 2, il nemico non è il razzismo ma la libertà di espressione
di Stefano Magni, per L'Occidentale
http://www.loccidentale.it/node/69916

martedì 6 agosto 2013

Tra antisionismo e antisemitismo: fare Politica in Italia nel 2011



di Sergio Di Cori Modigliani

I primi sei mesi del 2011 consegnano all’Italia un ennesimo triste record e primato: il nostro paese è stato identificato e segnalato dalla apposita commissione dell’Onu -che si occupa di monitorare i fenomeni di discriminazione e violazione dei diritti civili nelle diverse nazioni- come lo stato sovrano  in cui si sta diffondendo “in maniera sempre più massiccia e allarmante il fenomeno di massa dell’anti-semitismo”.

L’annoso problema dell’anti-semitismo emerge alla ribalta in questi giorni perché a Milano si sta svolgendo l’Expo dei prodotti di Israele e un festival della cultura ebraica. Il Comune aveva precedentemente concesso il permesso di aprire gli stand in Piazza Duomo, ma all’indomani dell’elezione a sindaco di Pisapia, diverse associazioni e gruppi (preferiamo sorvolare sui nomi e le identificazioni per sottrarci ad alimentare polemiche e odi inutili) avevano protestato pretendendo che il Comune negasse l’uso di Piazza del Duomo agli imprenditori israeliani, e così, lì per lì era stato apposto il divieto. Tre intellettuali italiani, Ugo Volli, Alessandro Schwed e Andrè Ruth Shammah hanno scritto una lettera aperta alle più alte autorità, sia milanesi che lombarde che nazionali riferendo i dolorosi fatti. Gli anti-semiti (culturalmente ottusi e volgari proprio in quanto vittime del pregiudizio anti-semita) pensavano di poter contare sull’appoggio incondizionato di Pisapia, il quale, nelle loro menti bacate, era scontato si sarebbe schierato dalla loro parte. E invece no. Senza far rumore, senza dar adito a polemiche inutili, senza aggiungere alcool al fuoco, il nuovo sindaco e i suoi collaboratori hanno convocato questi signori, li hanno calmati con semplici quanto severe ed effettive argomentazioni, e hanno stabilito di concedere l’uso del luogo pubblico agli imprenditori israeliani “nel nome di una libertà di pensiero, di diritti civili e di scambi commerciali il cui fine è porre e identificare la città di Milano come città europea aperta a tutti, senza discriminazione alcuna”.
Problema risolto.



A dimostrazione del fatto che basta davvero molto poco per poter esercitare una modalità di gestione del potere che consenta la salvaguardia dei diritti civili di qualsivoglia etnia, gruppo sociale, cultura, credo religioso. Da persona intelligente, abile avvocato, uomo sensibile e incline al rispetto delle diversità, e leader politico lungimirante e acuto, il sindaco di Milano Pisapia ha dato un ottimo esempio di esercizio della democrazia.
Grazie.

Ma Milano, purtroppo non è tutta l’Italia. Qui di seguito alcuni esempi, presentati in maniera secca e sintetica, per offrire una documentazione attuale ai lettori più sensibili sul fenomeno che sta dilagando in maniera davvero allarmante nel nostro paese:

1). Qualche giorno fa un giovane studente israeliano dell’Università di Genova è stato aggredito da un gruppo di studenti arabi che inalberavano, all’interno dell’ateneo un cartello con su scritto “Itbach el Yahud” (sterminiamo gli ebrei).

2) Nelle università di Bologna e Torino, gli studenti universitari israeliani sono discriminati e perseguitati. Amit Peer, uno studente ha dichiarato “ci stimao abituando in Italia a nascondere il fatto di essere ebrei perché ci siamo resi conto che in questo paese è diventato un grave rischio per la propria incolumità”.

3). A Torino, dove si celebrava il “festival della cultura ebraica” alcuni studenti universitari hanno aperto uno stand ove per un euro si dava la possibilità di sferrare un pungo a un cartellone con l’immagine del presidente israeliano, caricaturizzato come all’epoca dei nazisti.

La vignetta di Vauro sul Manifesto


4). Non aiuta di certo il quotidiano “Il Manifesto” che ha pubblicato una vignetta satirica di Vauro, con sotto scritto Mostri Elettorali, in cui si ritrae l’on. Fiamma Nirenstein, vice-presidente della commissione esteri, con sopra stampata la stella di Davide e dei fasci. La didascalia diceva “Fiamma Frankestein”.

5). Il quotidiano L’Unità ha pubblicato un’intervista all’antropologa Nancy Scheper Hughes nel corso della quale questa studiosa sosteneva che lo Stato d’Israele è il leader al mondo nella “gestione e organizzazione del traffico di organi umani” copiando pari pari le argomentazioni del presidente iraniano.

6) L’addetto culturale dell’ambasciata israeliana in Italia, Shai Cohen, invitata a una conferenza all’Università di Pisa, non ha potuto presentare la propria mozione perché investita da gruppi di studenti anti-israeliani che inalberavano cartelli con su scritto “fascista assassina”.

7) L’ambasciatore israeliano Ehud Gol, invitato dal sindaco Renzi a parlare all’Università di Firenze è stato costretto a rinunciare al proprio intervento in conseguenza di una protesta portata avanti da studenti arabi residenti in Toscana che inalberavano cartelli con caricature ann’30 e le scritte “uccidiamo i fascisti, distruggiamo Isarele, fuori gli ebrei dall’Italia”.

Il manifestino denigratorio contro Vendola, accusato di essere
un sionista traditore del popolo italiano da Luisa Morgantini

8) Chi è l'autore di questo ignobile vergognoso e omofobo manifesto che offende la coscienza nazionale di ogni democratico italiano?
In data 22 maggio, l’on. Luisa Morgantini, già vice-presidente della commissione diritti civili della Comunità Europea, deputato eletto nelle file di Rifondazione Comunista, come europarlamentare a Bruxelles, ha protestato sostenendo che Nichi Vendola ha “gettato la maschera” dimostrando di essere un servo dei sionisti definendolo pubblicamente “un traditore venduto alla causa degli assassini israeliani, colpevole di aver pugnalato gli ideali del popolo italiano”. Secondo questo rappresentante dell’Italia in Europa, il governatore della Puglia si sarebbe dovuto rifiutare di ricevere un diplomatico ufficiale, regolarmente accreditato in Italia. Ha inoltre attaccato Nichi Vendola perché ha consentito, come governatore della Puglia, che si svolgesse il festival della cultura a Bari e ha mandato il proprio assessore alla manifestazione.  A spese dei sostenitori di rifondazione comunista ha stampato questo manifesto che ha diffuso per tutta la Puglia incitando l’odio contro Vendola, identificato come amico degli ebrei.

 9). Il consiglio comunale della città di Riccione (dove è molto alta la presenza di studenti arabi di fede mussulmana) ha sponsorizzato un meeting durato quattro giorni intitolato “Il militarismo di Israele” nel corso del quale si spiegava come “gli israeliani non rappresentano gli ebrei; un gruppo di fanatici militaristi ha preso il potere nella terra dei palestinesi per lanciare una guerra contro i fratelli arabi a nome dell’imperialismo statunitense”. In seguito a questo meeting, i quattro supermercati delle Coop e sei supermercati della Conad, in seguito a minacce, hanno tolto dagli scaffali tutti i prodotti israeliani e hanno protestato i contratti commerciali con lo stato di Israele per evitare guai. (tra l’altro erano anche in gioco la fornitura di specifici prodotti di alta tecnologia da applicare all’agricoltura biologica intensiva che sono stati rispediti al mittente a Haifa, in Israele, con conseguente danno all’economia locale di Riccione. Tre aziende locali hanno dichiarato fallimento e hanno chiuso i battenti perché non in grado di poter utilizzare i prodotti acquistati e pagati in seguito alle pressioni politiche ricevute che li hanno “obbligati” a rimandare indietro i prodotti acquistati).

10). Il filosofo Gianni Vattimo ha recentemente scritto che “sto rivalutando il valore dei protocolli dei Savi di Sion e sto cominciando a pensare che esista per davvero una congregazione clandestina di potenti ebrei che controllano il pianeta e che forse questa storiella della Shoah va rivista, e soprattutto rivisitata”.

Questo è tutto. L'elenco potrebbe proseguire.
Il fine del sottoscritto è invitare il lettore a una riflessione, ad approfondire la razionalità, a interrogarsi, a interrogare per cercare di comprendere, di capire.

Non cadiamo nella facile trappola dell'odio e della faziosità.

Il vero nemico non sono gli ebrei. Non sono neppure i mussulmani. Non sono gli arabi.
Il vero nemico è il seme dell'odio, è l'ignoranza, è la superstizione.
L'anti-semitismo è il vero nemico. E' come il razzismo. Come l'omofobia.

E' una  nuova versione post-moderna dello stupro socio/emotivo.



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L'articolo di Sergio di Cori Modigliani è stato pubblicato sul suo blog Libero Pensiero in data 13 giugno 2011. Titolo originale: La grande lezione di Pisapia e Vendola: uno stimolo verso la democrazia in un paese sempre più pericolosamente fazioso 

lunedì 29 luglio 2013

Lettera aperta di un cittadino sionista ai cittadini del M5S in visita alla Palestina!




Riportiamo qui un'ottima lettera aperta pubblicata oggi da Stefano Kehat Shorr Illuminati sulle pagine dei parlamentari del Movimento 5 stelle in delegazione in Palestina. Fra i tanti commenti di cittadini italiani che si indignano per la superficialità e l'ingenuità con cui i parlamentari stanno affrontando questo primo approccio al Medio Oriente, guidati nientemeno che dalla schieratissima ex Europarlamentare di Rifondazione Comunista Luisa Morgantini, questa lettera ci ha colpito e ve la proponiamo:


Lettera aperta di un cittadino sionista ai cittadini del M5S in visita alla Palestina!


Cari cittadini del M5S, mi rivolgo a voi che vi siete recati in medio oriente per conoscere e informarvi della situazione per quanto riguarda il conflitto tra Israele e arabi/arabi-palestinesi. Al di là della vostra provocazione di aver scritto, giunti a Gerusalemme, "buongiorno Palestina", vorrei ricordarvi che dal 1950 Gerusalemme è ridiventata la capitale del rinato stato di Israele. Direte voi: ma non è riconosciuta internazionalmente. E da quando uno stato per nominare la sua capitale ha bisogno del riconoscimento internazionale?

Inoltre nessuno ha mai fatto obiezione all'occupazione della parte est di Gerusalemme (la città vecchia) da parte degli arabi (Giordania) nel conflitto del 1948 terminato con l'armistizio del 1949. Come nessuno ha mai detto nulla dell'occupazione della West Bank da parte della Giordania e dell'occupazione della Striscia di Gaza da parte dell'Egitto. Allora nessuno dei filopalestinesi e degli arabi che vivevano in quelle zone rivendicava il diritto di avere uno Stato e la sua autodeterminazione. Direte sempre voi: gli arabi sono stati cacciati. Si, c'era una guerra in corso, ma anche molti degli arabi sono stati fatti andar via dalla propaganda araba che chiedeva loro di allontanarsi per poi ritornare nel momento della sconfitta e della distruzione dello stato ebraico.

Anche gli ebrei da quel momento, cari cittadini, sono stati cacciati da quella parte della città come lo sono stati dai territori che avrebbero dovuto diventare lo stato arabo secondo la partizione tramite risoluzione 181 del 29 novembre 1947. Al muro occidentale, il Kotel, gli ebrei del mondo non hanno potuto più mettere piede e pregare fino al 1967, quando dopo la guerra dei sei giorni (nuovo tentativo da parte dei paesi arabi confinanti di distruggere Israele) Gerusalemme veniva riunificata.

Vedete cari cittadini io non proferirò parole grosse contro di voi, come qualcuno ha fatto, (tenendo anche conto però che se tra i commenti si annoverano anche coloro che agli ebrei danno dei nazisti forse un minimo di rabbia potrebbe scattare tra gli stessi che ne vengono additati), vi inviterei pertanto ad eliminare quei commenti o a censurare coloro che li hanno proferiti. Sarebbe cosa gradita anche per facilitare il dialogo.

Capisco e ammiro la vostra voglia di fare conoscenza, mi permetto, però di dissentire sul percorso del viaggio. Se si vuole conoscere veramente il conflitto di quella zona, non ci si reca solo nei territori contesi dal 1967. Ci si reca anche in Israele. 

Vedete cari cittadini è troppo facile catturare consensi filmando e documentando le sofferenze del poveri palestinesi. Il conflitto non è solo nei territori ma anche e soprattutto in Israele. Israele minacciato di distruzione come riportato nelle carte fondative dell'ANP e di Hamas del 1988. Anche coloro che hanno commentato nei vostri post cercando di mettere in risalto un altro punto di vista rispetto al vostro non hanno mai negato le scomodità che possono esserci nei Territori.

Vi faranno vedere la barriere difensiva (quella che chiamate volgarmente muro). E chi ha mai negato l'esistenza della stessa? Vi si vuole far notare che purtroppo è stata costruita perché si infiltravano terroristi dalla Cisgiordania. Terroristi che hanno prodotto il risultato di oltre 1500 morti israeliani su autobus, discoteche, ristoranti, bar e pizzerie. Oggi con quella barriera le vittime sono a zero da entrambe le parti. Un bel risultato non credete? Voi che siete quelli dei risultati.

Le barriere se un giorno ci dovesse essere la pace si possono togliere. Chi invece restituirà le tante vite umane sacrificate? Chi restituirà le migliaia di persone israeliane rimaste invalide? Pensateci bene. Voi direte ma in alcuni punti è un muro. Vero! Anche questo chi lo ha mai negato? Sappiate però che nelle zone in cui è un muro è perché passa una strada di confine, dove i cecchini palestinesi sparavano alle macchine israeliane in transito.

Vi faranno vedere campi profughi palestinesi. Anche qui chi ha mai negato che esistono? Nessuno. Si tenta di farvi capire che i campi profughi sono voluti dai capi stessi palestinesi per poter usufruire degli aiuti internazionali. Sentito parlare mai dell'UNRWA? L'organizzazione dei profughi solo palestinesi staccata da tutti gli altri profughi internazionali' I profughi più profughi di tutti.
Non vi sembra strano? Profughi che servono sempre come arma di ricatto da parte dei capi palestinesi per il famoso diritto al ritorno in Israele, per distruggerlo demograficamente come stato ebraico.

Vi faranno vedere le colonie di israeliani che vivono nella West Bank. Anche qui chi ha mai negato qualcosa? Ma vi chiedo perché questi israeliano non potrebbero vivere in quelle zone anche quando dovesse nascere uno stato palestinese? Pensate veramente siano loro il motivo del conflitto? Non credo siate così immaturi da pensarlo. Lo sapete anche voi che il motivo del conflitto è la non accettazione di uno stato ebraico in quella zona. Suvvia cittadini non potete voi che vi battete per i diritti (ve ne riconosco alcuni di meriti in Italia) poter condividere la nascita del primo stato legalizzato allo Judenrein!

Mi sto dilungando un pochino troppo, ma come potete ben capire un conflitto che dura da 65 anni non è facile da riassumere in poco tempo. Ecco perché non credo che voi possiate capire con una visita di 4/5 giorni. Per capire dovreste anche visitare Itamar, un villaggio israeliano, nella West Bank, dove un'intera famiglia, la famiglia Fogel, è stata trucidata, compresa la bambina di 6 mesi. Stringete anche a Itamar le mani della gente.

Vi invito a far tappa in Israele. Forse vi accorgereste che in quello stato (di apartheid per molti dei vostri commentatori) vivono 1.300.000 arabi, i quali hanno accesso ad ogni professione, e a qualsiasi diritto. Così solo per farvi un esempio un arabo ha potuto far parte della corte che ha condannato a 7 anni l'ex presidente dello Stato di Israele Katzav, reo di violenze sessuali sulle segretarie. Arabo, avete capito bene, arabo!

Vi inviterei per capire anche a far tappa in tutte le cittadine israeliane bombardate del 2000 da oltre 15.000 qassam che vengono lanciati dalla Striscia di Gaza. Striscia di Gaza lasciata completamente dagli israeliani nel 2005. Striscia di Gaza vittima di un potere di terrore da parte di Hamas. Visitate Sderot, Bersheva, Ashkelon dove le persone hanno solo 15 secondi per trovare rifugio quando suona l'allarme rosso per i qassam in arrivo. Ecco questo sarebbe capire, informarsi. Da ambo le parti. Allora forse tanti commentatori non penserebbero a viaggi di parte.

Concludo lasciando perdere l'ultima provocazione della Stella di Natale a Betlemme vicino al muro alto otto metri. Ogni riferimento al Gesù palestinese ve lo rimando al mittente. Era ebreo. Ma qui la storia ve la risparmio. Forse la conoscete. Grazie dell'attenzione e di un riscontro.
Tanto vi dovevo cittadini.

Un cittadino Sionista!

domenica 28 luglio 2013

Essere sionisti nel 2002: Indro Montanelli, Soltanto un giornalista


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 "Gli anni Cinquanta si chiusero per me con una rivelazione: lo Stato d'Israele. (...) Sul contenzioso fra arabi e israeliani, in quei giorni mi feci due idee generali alle quali sono rimasto aggrappato. Primo: l'ebraismo ha, nei diritti su Gerusalemme, una priorità non solo storica, ma anche d'ispirazione e di concezione del trascendente cui dovrebbero inchinarsi anche le due altre religioni monoteiste. Secondo: pur nella ristrettezza dei suoi confini geografici, la nascita d'Israele è forse l'avvenimento più epocale del Novecento. Metterlo a repentaglio per una questione d'insediamenti è assurdo, nonostante le difficoltà dei rispettivi leader nei confronti dei loro estremisti. Ma se costoro finissero per prevalere, sarebbe una tragedia per tutto l'Occidente, che non potrebbe limitarsi a una parte di spettatore. Di fronte alla minaccia islamica, comunque, essere filoisraeliano non è sufficiente. Io sono ebreo, e basta".

Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", cap. XX, pagg. 208-213, Rizzoli, Milano, 2002.

martedì 16 luglio 2013

Anche l'UNESCO contro Israele?

Titolo originale:
UNESCO: l'obiettivo è cancellare la storia ebraica dalla terra di Israele 
di Emanuel Segre Amar



Nei giorni scorsi si è parlato molto, sui nostri giornali, della decisione dell'UNESCO di accogliere lo "Stato" di Palestina tra i suoi membri. Come sempre le varie testate, ed al loro interno la maggior parte dei collaboratori, si sono espressi facendo attenzione soprattutto a quanto la loro fede politica, più che la realtà dei fatti, imponeva. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. 
Ritengo che sia utile per molti, a questo punto, approfondire alcuni aspetti spesso difficili da ricordare, e per questa ragione approfitto di quanto scritto in un lungo articolo pubblicato sul Jerusalem Post da Caroline Glick, giornalista sempre molto informata e precisa su tutte le vicende israelo-palestinesi. 


Abu Mazen ha dunque deciso da tempo di abbandonare il processo di pace per cercare piuttosto il riconoscimento internazionale di uno stato che si trova, de facto, in stato di guerra con Israele. E così, finalmente, i suoi sforzi hanno ottenuto un primo risultato positivo con l'organismo dell'ONU che si occupa di educazione, scienze e cultura. 

  Ma non è un caso che l'OLP/AP si sia indirizzata, in prima battuta, proprio all'UNESCO per ottenere il primo riconoscimento ufficiale per lo "Stato" di Palestina. Fin dal 1974 l'UNESCO è stata un partner entusiasta dei palestinesi nel loro tentativo di cancellare la storia ebraica, antica eredità ben presente nella terra di Israele. 

  Nel 1974 ha infatti votato il boicottaggio di Israele ed ha deciso di "astenersi dall'assistenza israeliana nei campi dell'educazione, della scienza e della cultura a causa della persistenza israeliana a voler modificare le caratteristiche storiche di Gerusalemme". 

  Gli sforzi dell'UNESCO nel negare i legami ebraici con Gerusalemme sono poi continuati nel corso degli anni: nel 1989 l'UNESCO ha condannato "l'occupazione israeliana di Gerusalemme" sostenendo che distruggeva la città tramite "atti di interferenza, distruzione e trasformazione". 

  Nel 1996 a Parigi è stato organizzato dall'UNESCO un simposio su Gerusalemme al quale né ebrei, né israeliani sono stati invitati a partecipare. 

  All'inizio del 1996 l'ente palestinese Wakf ha iniziato a distruggere sistematicamente i manufatti del Secondo Tempio iniziando gli scavi, del tutto illegali, per la costruzione di una moschea, priva delle necessarie licenze, nel luogo dove c'erano le stalle di Salomone. L'UNESCO ha scelto di tacere di fronte a simili atti, pur contrari alle leggi internazionali che avrebbe, al contrario, dovuto difendere per statuto. La ragione di ciò va ricercata nella già citata scelta del 1974 di essere partner degli arabi nella cancellazione della storia ebraica dalla terra di Israele. 

  Nel 1995, in occasione del 50esimo anniversario della fine della II Guerra mondiale, nelle sue dichiarazioni, nonostante le richieste israeliane, ha deciso di non far menzione alcuna della Shoah. 

  Nel 2009 l'UNESCO ha designato Gerusalemme "capitale della cultura araba". 

  Nel 2010 ha denominato la Tomba di Rachele e la Grotta dei Patriarchi ad Hebron "moschee islamiche". 

 Nel 2010, pubblicando i risultati scientifici ottenuti dal mondo arabo, ha parlato di Maimonide, ri-denominato Moussa ben Maimoun, come se fosse un islamico. 

 Da una recente indagine risulta che l'Istituto per il Controllo della Pace e per la Tolleranza Culturale nell'Educazione Scolastica (IMPACT-SE) ha dimostrato che i testi della AP rimangono imbevuti di affermazioni antiebraiche in ogni livello di studi. Nulla si è mosso a livello ufficiale. 

  Deve, a questo punto, essere fatta una riflessione anche sull'atteggiamento dell'amministrazione Obama di fronte ai recenti avvenimenti. E' necessario ricordare che l'annunciato blocco di tutti i pagamenti degli USA verso l'UNESCO (pari al 22% del totale degli introiti di questa organizzazione) è basato su una clausola di una legge votata dal congresso USA sotto la presidenza Bush, che vieta qualsiasi finanziamento americano in favore di organismi che riconoscono ufficialmente paesi che ancora non esistono. 

  Nel frattempo, tuttavia, la rappresentante USA Martha Kanter ha annunciato la volontà americana di rinnovare la fiducia all'executive board dell'UNESCO, pur "colpevole" per la legge americana, ed ha dichiarato che questa decisione di riconoscere lo "Stato" di Palestina era "spiacevole" e "prematura", quasi per attutire la necessità di sospendere ogni finanziamento. Nel frattempo alcuni rappresentanti della Casa Bianca hanno iniziato le discussioni con il Congresso per modificare questa legge. L'Ambasciatore USA presso l'UNESCO ha, dal canto suo, dichiarato che "gli rincresce sinceramente che i grandi e bene intenzionati sforzi di tante delegazioni per evitare questo risultato siano finiti troppo presto", aggiungendo di sperare "nella continuazione di questi sforzi per rinforzare l'importante lavoro di questa vitale organizzazione". 

  A questo punto bisognerebbe ancora confrontare le precedenti parole dell'Amministrazione Obama con quelle espresse nei confronti della decisione israeliana di costruire nuove abitazioni: si è dichiarata "profondamente dispiaciuta per tale annuncio". Le decisioni pro-palestinesi dell'UNESCO sono "regrettable" e "premature", quelle israeliane rendono l'Amministrazione "deeply disappointed". 

  Queste sono realtà alle quali sarà bene fare mente locale in un momento che è davvero difficile, e non solo per Israele. 


(www.romaebraica.it, 8 novembre 2011)

mercoledì 10 luglio 2013

Israeliani e palestinesi uniti... per una rapina!




Il crimine non sempre paga ma qualche volta unisce. Domenica 29 marzo 2009 la polizia palestinese ha arrestato due componenti di una strana banda di rapinatori, colpevole di aver svaligiato una banca di Ramallah. Con grande sorpresa gli investigatori hanno scoperto che il gruppo, formato da sei persone, non comprendeva solo palestinesi ma anche un israeliano.

- Colpo gobbo a Ramallah
La rapina, messa a segno nella mattina di martedì 24 marzo, è considerata una dei più audaci atti criminosi compiuti recentemente in Cisgiordania. Realizzata in uno dei quartieri più protetti di Ramallah, l'irruzione negli uffici della Arab Bank non è però andata a buon fine come progettato dall'assortito gruppo di criminali. La polizia palestinese ha arrestato infatti due malviventi, che hanno immediatamente confessato: così si è scoperto che la banda, composta da sei persone, comprendeva anche tre arabi israeliani e un ebreo israeliano che si è rivelato essere la mente del gruppo. Le forze dell'ordine sono riuscite inoltre a recuperare parte del bottino, pari a 27 mila dinari giordani, circa 38 mila dollari.

- La dinamica
Secondo l'agenzia di stampa Maan News, era da un mese e mezzo che il gruppo teneva d'occhio la Arab Bank di Al-Bireh, nei pressi di Ramallah. L'operazione, organizzata in Israele, aveva poi scavalcato i confini coinvolgendo anche due palestinesi della West Bank, proprio quelli arrestati domenica scorsa dalla polizia. Gli arabi israeliani e l'ebreo, dopo la rapina, sono invece riusciti a tornare tranquillamente in Israele con una macchina carica di soldi e di armi di vario genere, fra cui varie pistole con silenziatore e un fucile M16. Adesso sono ricercati dalle autorità israeliane.

- Fratellanza preoccupante
Secondo la polizia palestinese la coordinazione fra criminali arabi e israeliani potrebbe essere un segnale preoccupante per il rafforzamento della criminalità in Cisgiordania. Intanto però un risultato è stato ottenuto sul fronte della collaborazione fra le forze di sicurezza: gli investigatori palestinesi hanno passato subito i risultati ai colleghi israeliani, cui adesso tocca arrestare gli altri quattro rapinatori. G. V.

(IFG online, 30 marzo 2009)