mercoledì 7 agosto 2013

Antisionisti a 5 stelle? Risponde Furio Colombo





LETTERA - IL FATTO – 31- luglio 2013 pag. 23

Caro Colombo,

Ho letto con sorpresa e stupore questa frase : "Io sono antisionista. Per me il sionismo è una piaga”. E' di un membro del Parlamento, giovane e nuovo, di quelli che avrebbero aperto e cambiato il Parlamento italiano. La frase è del giovane cittadino-deputato Paolo Bernini, Cinque stelle, che ha guidato una visita del suo partito in Medio Oriente. E per poter formarsi un'opinione completa ed equilibrata, tranne l'aeroporto, ha evitato di visitare Israele o incontrare israeliani. La frase è suonata un bel regalo a Priebke nel giorno del centesimo compleanno del boia delle Ardeatine.

Renato

….

Sono meravigliato anch'io della frase, detta dal deputato Cinque stelle Paolo Bernini, che avrei immaginato impegnato a difendere ciò che resta della funzione del Parlamento e delle libertà italiane (così ci avevano promesso) e lo trovo indaffarato in un cattivo giudizio su Israele (che però non vuole conoscere) nel momento in cui a Washington iniziano, dopo una interruzione di molti anni, nuovi  negoziati di pace con i Palestinesi.
Ciò che stupisce è che il "nuovo" Bernini ripeta  un luogo comune anti-Israele e anti-ebraico che, in Italia,   comincia in alcuni partiti e in Parlamento (provocando la reazione appassionata del Presidente della Assemblea Costituente e primo firmatario della Costituzione Italiana Terracini) subito dopo la Resistenza. Hanno militato con fierezza contro il Sionismo (anche per rapporti stretti o con il passato o con lo stalinismo) sia i neo-fascisti del dopo Resistenza (gli studenti del FUAN, che era allora il movimento universitario di estrema destra, comparivano alle dimostrazioni con la kefiah) sia i comunisti che credevano di combattere l'imperialismo americano (alcuni  gradatamente recuperati alla ragione da grandi sopravvissuti diventati deputati PC, come Giorgina Arian Levi, e da giovanissimi dirigenti di allora come Piero Fassino).
Come tutto ciò che è senza fondamento e senza alcuna conoscenza storica l'antisionismo ha messo radici profonde, e benché fosse stato il pezzo forte della propaganda hitleriana, è restato stabilmente bandiera non solo di Forza Nuova o Casa Pound (è spiegabile) ma anche di una parte della sinistra. Gli uni e gli altri  non hanno mai voluto sapere di grandi personaggi israeliani di pace come Rabin, di tre accordi di pace quasi conclusi e poi sospesi senza trame o colpe di Israele, e del fatto che Israele, unico Paese democratico nell'area, può avere governi che piacciono o che non piacciono (pensate all'Italia!) ma  resta un luogo libero con opinioni diversissime e in continuo cambiamento.

Che cosa ci  farà Cinque Stelle in compagnia del più antico pregiudizio di parti immobili di retro cultura del passato? Chi può avere scaricato su gente giovane votata al nuovo un pezzo così pesante del nostro peggior  passato?

Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, tenta, con mitezza e chiarezza, di spiegarglielo (Il  Corriere della Sera, 28 luglio). Ricorda  giustamente che il Sionismo (un popolo che ha subito mille persecuzioni e mille deportazioni , fino all'orrore della Shoah, aspira ad avere una patria, esattamente come il lungo viaggio italiano fra Petrarca e Leopardi ) è in tutto simile al Risorgimento italiano, negato solo dai secessionisti della Lega Nord (quando c'erano e spadroneggiavano, per gentile concessione di Berlusconi).
Ma i Cinque Stelle sono giovani. Si può sperare in una chiara e intelligente rettifica del cittadino Bernini e degli altri cittadini-deputati che dovrebbero capire di essere stati in pessima compagnia? Sono sicuri che sia un buon modo di spendere i soldi dei contribuenti questo andare senza ragione in cerca di “nemici" che questo stesso loro Paese ha perseguitato e fatto morire durante il fascismo, e che è stato liberato dal fascismo anche dalla partecipazione volontaria alla guerra di Liberazione dalle Brigate Ebraiche ?

FURIO COLOMBO



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Ci teniamo a precisare che, contrariamente a quanto affermato dal lettore del Fatto Quotidiano, Paolo Bernini non ha guidato la delegazione dei parlamentari 5 stelle in Palestina, che è invece stata guidata dalla ex europarlamentare di Rifondazione Comunista, Luisa Morgantini. Per la precisione Bernini non ha preso neanche parte al viaggio, ma ha rilasciato questa dichiarazione estemporanea sulla sua adesione all'antisionismo tramite la sua pagina personale di facebook.

Da quell'affermazione, come auspicato da Colombo, si sono poi dissociati i parlamentari 5 stelle con una lettera ufficiale indirizzata alla comunità ebraica che ha aperto un intenso dibattito sulla pagina personale del deputato Manlio di Stefano.

Musica per la fratellanza? No, grazie!



L'analisi di Federico Steinhaus 

Una fiammella di speranza, subito spenta dal gelido vento dell'estremismo

La somma di due eventi positivi può sfociare in un risultato devastante? Nel mondo arabo sì, a quanto pare. Nel campo profughi di Jenin, tristemente noto a chiunque segue le vicende della regione, è stata formata una piccola orchestra di 13 musicisti dagli 11 ai 18 anni, maschi e femmine. Questa piccola orchestra ha deciso di chiamarsi "Strumenti a corda della pace". Già questa notizia da sola ha la capacità di aprire i nostri cuori alla speranza: ma allora non tutti i giovani sono stati avvelenati nell'animo dalla propaganda dell'odio a loro dedicata dalla televisione e dalle scuole palestinesi? Evviva! Ma non basta. Questa orchestra è andata a suonare a Holon, in Israele, per un gruppo di sopravvissuti alla Shoah. Magnifico! Commovente! I primi brani eseguiti sono stati la canzone araba "Noi cantiamo per la pace" e due brani per violini e tamburi arabi. Un brano è stato perfino dedicato al soldato Shalit, rapito da Hamas 1000 giorni or sono. Già. Ma al rientro a Jenin le autorità politiche palestinesi hanno sciolto questa orchestra "di pace", la cinquantenne direttrice del gruppo Wafa Younis è stata espulsa dal campo profughi ed il suo appartamento è stato chiuso. Leaders ed attivisti del campo profughi hanno affermato che l'Olocausto è un "problema politico" e che la partecipazione dei bambini al concerto rappresentava "una questione pericolosa" in quanto si contrapponeva alla identità culturale e nazionale palestinese. "Elementi sospetti" si celavano dietro questa vicenda allo scopo di sminuire l'eroismo dei residenti del campo profughi durante l'invasione israeliana del 2002. Il portavoce di diversi gruppi politici del campo, Ramzi Fayad, ha condannato questo evento affermando che esiste una ferma opposizione a qualsiasi forma di normalizzazione con Israele. 


(Informazione Corretta, 30 marzo 2009) 

“Europe’s Hidden Hand”, chiediamo trasparenza in Europa!


Ancora finanziamenti a scatola chiusa?

L’Unione Europa finanzia ong che di fatto promuovono il conflitto
L’Unione Europea versa denaro pubblico a organizzazioni non governative (ong) impegnate in varia misura in attività anti-israeliane, contraddicendo la propria stessa politica. È quanto emerge da un nuovo rapporto intitolato “Europe’s Hidden Hand” (La mano nascosta dell’Europa), pubblicato la scorsa settimana a Gerusalemme dall’organizzazione “NGO Monitor”.
Il rapporto rivela che, tra il 2005 e il 2007, la UE ha versato decine di milioni di euro dei contribuenti europei a ong le cui attività sono in diretta contraddizione con la politica dichiarata della UE stessa. Il rapporto di 50 pagine documenta inoltre una carenza di trasparenza e di responsabilità nella gestione dei fondi elargiti dalle UE alle ong.
Il documento analizza il processo di distribuzione dei fondi a tutta una serie di ong politicamente orientate, fra cui Christian Aid, Adalah, Machsom Watch e Israel Committee Against House Demolitions. Secondo NGO Monitor, molte di queste organizzazioni parteciparono attivamente alla famigerata Conferenza di Durban del 2001 (rimasta celebre come un’invereconda kermesse di propaganda anti-israeliana e anti-ebraica), e fanno costante riferimento a Israele come “lo stato razzista dell’apartheid”. Si tratta inoltre di ong che promuovono attivamente campagne per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. Alcune propugnano apertamente “la cancellazione di Israele attraverso la creazione di uno stato unico” di Palestina.
“NGO Monitor” sottolinea come queste posizioni siano “in totale contraddizione” con gli impegni assunti dalla UE nell’ambito della Road Map – promossa dal Quartetto Usa, Ue, Russia, Onu – che esplicitamente prevede la coesistenza pacifica fra lo Stato di Israele e uno Stato palestinese.
Cosa preoccupante, prosegue il rapporto, queste ong esibiscono spesso apertamente il logo della UE sui loro materiali propagandistici, mettendo in questo modo sotto il patrocinio della UE le loro posizioni estremiste contrarie alla politica della UE stessa.
Nel rapporto, “NGO Monitor” dice d’aver contattato un certo numero di funzionari UE che tuttavia hanno per lo più dimostrato di “non potere o non volere” fornire le necessarie informazioni circa le politiche di finanziamento e il processo decisionale in questo campo. “La UE – si legge nel rapporto – predica trasparenza e responsabilità, ma non fa mostra né dell’una né dell’altra nei suoi finanziamenti a ong che perseguono obiettivi politici di parte. Nonostante le decine di milioni di euro versati dai contribuenti, non sembra esistere alcun quadro uniforme né un database centralizzato da cui ottenere informazioni circa i finanziamenti alle ong: i dati risultano assai spesso celati sotto molti strati di burocrazia. Inoltre, appaiono estremamente vaghe linee guida circa i finanziamenti alle ong, cosa che lascia le decisioni in merito alla mercé delle bizze e dei pregiudizi di anonimi funzionari della Commissione Europea che non sembrano rendere conto a nessuno”.
Il rapporto chiede alla UE di cambiare politica circa i fidanzamenti alle ong e di istituire chiare linee guida che siano in grado di precludere l’acceso ai finanziamenti alle ong che di fatto “promuovono il conflitto”. Se tali cambiamenti non verranno introdotti, continua il rapporto, la conseguenza sarà che la UE “si renderà nuovamente responsabile di finanziamenti che permettono a queste ong di continuare a demonizzare e delegittimare Israele”.
“Europe’s Hidden Hand” è il primo studio che analizza in modo sistematico i fondi UE alle ong. Un parlamentare europeo lo ha già utilizzato per fare pressione sulla Commissione affinché renda conto della politica e dei meccanismi in vigore a questo riguardo.
“Per troppo tempo – afferma il direttore di NGO Monitor, prof. Gerald Steinberg – la UE ha nascosto i finanziamenti diretti a ong palestinesi, europee e israeliane altamente faziose che, sotto la facciata della pace, del dialogo e dei diritti umani, di fatto promuovono la continuazione del conflitto. Il nostro rapporto chiama la UE ad esercitare su se stessa la trasparenza e la responsabilità che predica agli altri, e a garantire che i finanziamenti alle ong non erodano i valori e le politiche della stessa Unione Europea”.
(Da: Jerusalem Post, 1.04.08)

Verso Durban 2: le ombre sulla Conferenza Onu di Ginevra



di Stefano Magni, 18 Aprile 2009


Perché mai si dovrebbe disertare una conferenza Onu che ha il nobile intento di sradicare la discriminazione e la xenofobia? L’Italia è stata la prima nazione europea a chiamarsi fuori dalla conferenza contro il razzismo di Ginevra e, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini, non dovrebbe cambiare rotta. Israele è stata la prima nazione nel mondo a denunciarne il carattere tendenzioso e a disertare l’evento. Stati Uniti e Canada si sono ritirati subito dopo. La Germania e l’Olanda potrebbero non partecipare ai lavori che iniziano lunedì prossimo.
Questi Stati democratici e liberali sono improvvisamente diventati tutti razzisti? Tutto sommato, leggendo l’ultima bozza della Dichiarazione alla base della conferenza (presentata mercoledì scorso dopo numerose modifiche), non si trova altro che il normale insieme di argomenti contro il razzismo e la discriminazione. Ma non è per razzismo che così tanti governi democratici hanno deciso di non partecipare all’evento. La conferenza di Ginevra, infatti, si ripromette di completare e ampliare i lavori della conferenza di Durban (non a caso l’evento di Ginevra è stato ribattezzato Durban 2) dell’agosto 2001. Durban si risolse in una gigantesca kermesse anti-israeliana, in cui fu chiesto di ripristinare la risoluzione Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo (approfondisci qui con il discorso di Herzog all'ONU e le slide riassuntive del rapporto Israele-ONU).

Nella dichiarazione finale delle Ong del 2001 si leggeva chiaramente questo obiettivo: “Il popolo palestinese ha diritto di resistere all’occupazione con ogni mezzo nei limiti della legge internazionale fino al raggiungimento dell’autodeterminazione e alla fine del sistema razzista israeliano, compresa la sua forma di apartheid”.
Riguardo allo Stato ebraico, si legge nel paragrafo successivo: “continue violazioni della convenzione di Ginevra, atti di genocidio e di pulizia etnica costituiscono la forma di apartheid praticata da Israele. Un aspetto rilevante di questo sistema razzista israeliano è la negazione del diritto al rientro dei profughi palestinesi, sancito dalla legge internazionale”.


Volantino distribuito dalle ONG partecipanti alla Conferenza Onu di Durban 


Non è un caso che la conferenza di Durban, nel 2001, divenne un linciaggio generale contro le delegazioni israeliane ed ebraiche. I continui riferimenti all’apartheid nella terra della segregazione incitarono l’odio delle delegazioni internazionali, e dell’opinione pubblica locale contro i gruppi che ancora osavano sventolare la stella di David. Joelle Fiss, attivista belga degli studenti ebrei europei, riporta chiaramente nel suo “Diario da Durban” numerosi episodi di violenza verbale e fisica contro le delegazioni ebraiche, più la diffusione di libelli antisemiti distribuiti dalle organizzazioni non governative arabe e islamiche di cui esiste ampia documentazione. In un volantino della comunità musulmana sudafricana, divenuto ormai celebre, Hitler si chiede “E se avessi vinto?” e la risposta, consolante per tutto il mondo arabo è: “Oggi Israele non esisterebbe e non ci sarebbe il bagno di sangue palestinese”. La testimonianza di Joelle Fiss rivela tutto lo sconcerto di chi, convinto di aver aderito a un evento mondiale contro il razzismo, si è trovato improvvisamente “in compagnia” di organizzazioni islamiche radicali come Hamas e Hezbollah, di movimenti jihadisti vicini a Bin Laden, di regimi dittatoriali pronti a chiedere l’annientamento di un intero popolo sulle orme di Hitler.

Il rischio che la conferenza di Ginevra diventi la replica di quello scandalo è molto forte. Già da oggi, a Ginevra sono iniziati i lavori di una conferenza del “Forum della Società Civile, la “Israel Review Conference”, il cui titolo è già un pamphlet anti-sionista: “United Against Apartheid, Colonialism and Occupation: Dignity & Justice for the Palestinian People” (Uniti contro l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione: dignità e giustizia per il popolo palestinese). I sintomi di una nuova kermesse anti-sionista ci sono tutti, a partire dalla presenza, in qualità di vicepresidente, di Mahmoud Ahmadinejad. Proprio il presidente iraniano che chiede la distruzione di Israele, nega l’Olocausto e discrimina sistematicamente le donne e le minoranze religiose nel suo Paese, sarà sul podio in una conferenza Onu contro il razzismo.
Una conferenza il cui comitato preparatore è stato guidato dalla Libia: una dittatura che si è macchiata di crimini contro gli immigrati neri provenienti da tutta l’Africa, brutalmente deportati nel Sahara o lasciati linciare in numerosi pogrom nelle città libiche.
Un evento, quello di Ginevra, finanziato anche dall’Arabia Saudita, il regno integralista musulmano che addirittura separa le autostrade, non permettendo ai non musulmani di avvicinarsi ai luoghi santi della Mecca e di Medina. Lo stesso regno in cui le donne non possono neppure uscire di casa senza il consenso di un maschio della loro famiglia, non possono guidare un’automobile, hanno la metà dei diritti degli uomini quando sono di fronte a un giudice.

Nelle conferenze regionali preparatorie di Durban 2, l’Organizzazione della Conferenza Islamica ha chiesto di limitare la libertà di espressione, con una nuova legislazione internazionale, al fine di rispettare l’identità religiosa. E’ una richiesta che mina un diritto fondamentale riconosciuto dalla Dichiarazione Universale e che ha provocato la reazione di un’ottantina di Ong occidentali (fra cui il Partito Radicale Transnazionale e UnWatch, l’organizzazione che guida la “resistenza” contro Durban 2), ma che rischia ancora di condizionare i lavori, vista la presenza massiccia di regimi islamici ai lavori di Ginevra. Il Pakistan propone addirittura di rendere il “vilipendio alla religione” un crimine contro l’umanità.
Questi sono solo alcuni dei rischi che si correrebbero se si decidesse di legittimare la conferenza di Ginevra.

Il timore espresso dai Paesi scettici o assenti, Italia compresa, è quello di un “dirottamento” della causa antirazzista. In realtà, a ben vedere, leggendo attentamente le numerose bozze di Dichiarazione che si sono succedute in questi mesi, il “dirottamento” è insito nello stesso concetto teorico dell’antirazzismo. La Dichiarazione di Durban e il Programma di Azione (che viene ribadito e promosso anche dalla conferenza di Ginevra) si basano tutti sul principio della “affirmative action”, l’azione del governo volta a rimuovere le barriere sociali e culturali giudicate discriminatorie nei confronti di una minoranza. Già così si è fuori dal concetto classico di antirazzismo, basato sull’eguaglianza dei diritti individuali e sulla rimozione delle leggi statali discriminatorie: nel momento in cui lo Stato (Stato nazionale o organismo internazionale) interviene attivamente per tentare di garantire pari dignità ad ogni cultura, concedendo nuovi diritti all’uno o all’altro gruppo, siamo in presenza di un vero e proprio razzismo alla rovescia. Ogni gruppo sarà sicuramente indotto a chiedere e rivendicare maggiori diritti per sé, anche se a danno di altri. Dopodiché è solo una questione di gusti: ci sarà sempre chi, nel nome della tutela della dignità del proprio gruppo etnico o religioso, chiederà la soppressione della libertà di espressione, chi la soppressione della libertà di culto e chi, in modo più radicale, la soppressione di un intero Stato giudicato come “un sistema razzista”.

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Titolo originale:
Non tornare indietro sul boicottaggio
Durban 2, il nemico non è il razzismo ma la libertà di espressione
di Stefano Magni, per L'Occidentale
http://www.loccidentale.it/node/69916

martedì 6 agosto 2013

Tra antisionismo e antisemitismo: fare Politica in Italia nel 2011



di Sergio Di Cori Modigliani

I primi sei mesi del 2011 consegnano all’Italia un ennesimo triste record e primato: il nostro paese è stato identificato e segnalato dalla apposita commissione dell’Onu -che si occupa di monitorare i fenomeni di discriminazione e violazione dei diritti civili nelle diverse nazioni- come lo stato sovrano  in cui si sta diffondendo “in maniera sempre più massiccia e allarmante il fenomeno di massa dell’anti-semitismo”.

L’annoso problema dell’anti-semitismo emerge alla ribalta in questi giorni perché a Milano si sta svolgendo l’Expo dei prodotti di Israele e un festival della cultura ebraica. Il Comune aveva precedentemente concesso il permesso di aprire gli stand in Piazza Duomo, ma all’indomani dell’elezione a sindaco di Pisapia, diverse associazioni e gruppi (preferiamo sorvolare sui nomi e le identificazioni per sottrarci ad alimentare polemiche e odi inutili) avevano protestato pretendendo che il Comune negasse l’uso di Piazza del Duomo agli imprenditori israeliani, e così, lì per lì era stato apposto il divieto. Tre intellettuali italiani, Ugo Volli, Alessandro Schwed e Andrè Ruth Shammah hanno scritto una lettera aperta alle più alte autorità, sia milanesi che lombarde che nazionali riferendo i dolorosi fatti. Gli anti-semiti (culturalmente ottusi e volgari proprio in quanto vittime del pregiudizio anti-semita) pensavano di poter contare sull’appoggio incondizionato di Pisapia, il quale, nelle loro menti bacate, era scontato si sarebbe schierato dalla loro parte. E invece no. Senza far rumore, senza dar adito a polemiche inutili, senza aggiungere alcool al fuoco, il nuovo sindaco e i suoi collaboratori hanno convocato questi signori, li hanno calmati con semplici quanto severe ed effettive argomentazioni, e hanno stabilito di concedere l’uso del luogo pubblico agli imprenditori israeliani “nel nome di una libertà di pensiero, di diritti civili e di scambi commerciali il cui fine è porre e identificare la città di Milano come città europea aperta a tutti, senza discriminazione alcuna”.
Problema risolto.



A dimostrazione del fatto che basta davvero molto poco per poter esercitare una modalità di gestione del potere che consenta la salvaguardia dei diritti civili di qualsivoglia etnia, gruppo sociale, cultura, credo religioso. Da persona intelligente, abile avvocato, uomo sensibile e incline al rispetto delle diversità, e leader politico lungimirante e acuto, il sindaco di Milano Pisapia ha dato un ottimo esempio di esercizio della democrazia.
Grazie.

Ma Milano, purtroppo non è tutta l’Italia. Qui di seguito alcuni esempi, presentati in maniera secca e sintetica, per offrire una documentazione attuale ai lettori più sensibili sul fenomeno che sta dilagando in maniera davvero allarmante nel nostro paese:

1). Qualche giorno fa un giovane studente israeliano dell’Università di Genova è stato aggredito da un gruppo di studenti arabi che inalberavano, all’interno dell’ateneo un cartello con su scritto “Itbach el Yahud” (sterminiamo gli ebrei).

2) Nelle università di Bologna e Torino, gli studenti universitari israeliani sono discriminati e perseguitati. Amit Peer, uno studente ha dichiarato “ci stimao abituando in Italia a nascondere il fatto di essere ebrei perché ci siamo resi conto che in questo paese è diventato un grave rischio per la propria incolumità”.

3). A Torino, dove si celebrava il “festival della cultura ebraica” alcuni studenti universitari hanno aperto uno stand ove per un euro si dava la possibilità di sferrare un pungo a un cartellone con l’immagine del presidente israeliano, caricaturizzato come all’epoca dei nazisti.

La vignetta di Vauro sul Manifesto


4). Non aiuta di certo il quotidiano “Il Manifesto” che ha pubblicato una vignetta satirica di Vauro, con sotto scritto Mostri Elettorali, in cui si ritrae l’on. Fiamma Nirenstein, vice-presidente della commissione esteri, con sopra stampata la stella di Davide e dei fasci. La didascalia diceva “Fiamma Frankestein”.

5). Il quotidiano L’Unità ha pubblicato un’intervista all’antropologa Nancy Scheper Hughes nel corso della quale questa studiosa sosteneva che lo Stato d’Israele è il leader al mondo nella “gestione e organizzazione del traffico di organi umani” copiando pari pari le argomentazioni del presidente iraniano.

6) L’addetto culturale dell’ambasciata israeliana in Italia, Shai Cohen, invitata a una conferenza all’Università di Pisa, non ha potuto presentare la propria mozione perché investita da gruppi di studenti anti-israeliani che inalberavano cartelli con su scritto “fascista assassina”.

7) L’ambasciatore israeliano Ehud Gol, invitato dal sindaco Renzi a parlare all’Università di Firenze è stato costretto a rinunciare al proprio intervento in conseguenza di una protesta portata avanti da studenti arabi residenti in Toscana che inalberavano cartelli con caricature ann’30 e le scritte “uccidiamo i fascisti, distruggiamo Isarele, fuori gli ebrei dall’Italia”.

Il manifestino denigratorio contro Vendola, accusato di essere
un sionista traditore del popolo italiano da Luisa Morgantini

8) Chi è l'autore di questo ignobile vergognoso e omofobo manifesto che offende la coscienza nazionale di ogni democratico italiano?
In data 22 maggio, l’on. Luisa Morgantini, già vice-presidente della commissione diritti civili della Comunità Europea, deputato eletto nelle file di Rifondazione Comunista, come europarlamentare a Bruxelles, ha protestato sostenendo che Nichi Vendola ha “gettato la maschera” dimostrando di essere un servo dei sionisti definendolo pubblicamente “un traditore venduto alla causa degli assassini israeliani, colpevole di aver pugnalato gli ideali del popolo italiano”. Secondo questo rappresentante dell’Italia in Europa, il governatore della Puglia si sarebbe dovuto rifiutare di ricevere un diplomatico ufficiale, regolarmente accreditato in Italia. Ha inoltre attaccato Nichi Vendola perché ha consentito, come governatore della Puglia, che si svolgesse il festival della cultura a Bari e ha mandato il proprio assessore alla manifestazione.  A spese dei sostenitori di rifondazione comunista ha stampato questo manifesto che ha diffuso per tutta la Puglia incitando l’odio contro Vendola, identificato come amico degli ebrei.

 9). Il consiglio comunale della città di Riccione (dove è molto alta la presenza di studenti arabi di fede mussulmana) ha sponsorizzato un meeting durato quattro giorni intitolato “Il militarismo di Israele” nel corso del quale si spiegava come “gli israeliani non rappresentano gli ebrei; un gruppo di fanatici militaristi ha preso il potere nella terra dei palestinesi per lanciare una guerra contro i fratelli arabi a nome dell’imperialismo statunitense”. In seguito a questo meeting, i quattro supermercati delle Coop e sei supermercati della Conad, in seguito a minacce, hanno tolto dagli scaffali tutti i prodotti israeliani e hanno protestato i contratti commerciali con lo stato di Israele per evitare guai. (tra l’altro erano anche in gioco la fornitura di specifici prodotti di alta tecnologia da applicare all’agricoltura biologica intensiva che sono stati rispediti al mittente a Haifa, in Israele, con conseguente danno all’economia locale di Riccione. Tre aziende locali hanno dichiarato fallimento e hanno chiuso i battenti perché non in grado di poter utilizzare i prodotti acquistati e pagati in seguito alle pressioni politiche ricevute che li hanno “obbligati” a rimandare indietro i prodotti acquistati).

10). Il filosofo Gianni Vattimo ha recentemente scritto che “sto rivalutando il valore dei protocolli dei Savi di Sion e sto cominciando a pensare che esista per davvero una congregazione clandestina di potenti ebrei che controllano il pianeta e che forse questa storiella della Shoah va rivista, e soprattutto rivisitata”.

Questo è tutto. L'elenco potrebbe proseguire.
Il fine del sottoscritto è invitare il lettore a una riflessione, ad approfondire la razionalità, a interrogarsi, a interrogare per cercare di comprendere, di capire.

Non cadiamo nella facile trappola dell'odio e della faziosità.

Il vero nemico non sono gli ebrei. Non sono neppure i mussulmani. Non sono gli arabi.
Il vero nemico è il seme dell'odio, è l'ignoranza, è la superstizione.
L'anti-semitismo è il vero nemico. E' come il razzismo. Come l'omofobia.

E' una  nuova versione post-moderna dello stupro socio/emotivo.



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L'articolo di Sergio di Cori Modigliani è stato pubblicato sul suo blog Libero Pensiero in data 13 giugno 2011. Titolo originale: La grande lezione di Pisapia e Vendola: uno stimolo verso la democrazia in un paese sempre più pericolosamente fazioso 

lunedì 29 luglio 2013

Lettera aperta di un cittadino sionista ai cittadini del M5S in visita alla Palestina!




Riportiamo qui un'ottima lettera aperta pubblicata oggi da Stefano Kehat Shorr Illuminati sulle pagine dei parlamentari del Movimento 5 stelle in delegazione in Palestina. Fra i tanti commenti di cittadini italiani che si indignano per la superficialità e l'ingenuità con cui i parlamentari stanno affrontando questo primo approccio al Medio Oriente, guidati nientemeno che dalla schieratissima ex Europarlamentare di Rifondazione Comunista Luisa Morgantini, questa lettera ci ha colpito e ve la proponiamo:


Lettera aperta di un cittadino sionista ai cittadini del M5S in visita alla Palestina!


Cari cittadini del M5S, mi rivolgo a voi che vi siete recati in medio oriente per conoscere e informarvi della situazione per quanto riguarda il conflitto tra Israele e arabi/arabi-palestinesi. Al di là della vostra provocazione di aver scritto, giunti a Gerusalemme, "buongiorno Palestina", vorrei ricordarvi che dal 1950 Gerusalemme è ridiventata la capitale del rinato stato di Israele. Direte voi: ma non è riconosciuta internazionalmente. E da quando uno stato per nominare la sua capitale ha bisogno del riconoscimento internazionale?

Inoltre nessuno ha mai fatto obiezione all'occupazione della parte est di Gerusalemme (la città vecchia) da parte degli arabi (Giordania) nel conflitto del 1948 terminato con l'armistizio del 1949. Come nessuno ha mai detto nulla dell'occupazione della West Bank da parte della Giordania e dell'occupazione della Striscia di Gaza da parte dell'Egitto. Allora nessuno dei filopalestinesi e degli arabi che vivevano in quelle zone rivendicava il diritto di avere uno Stato e la sua autodeterminazione. Direte sempre voi: gli arabi sono stati cacciati. Si, c'era una guerra in corso, ma anche molti degli arabi sono stati fatti andar via dalla propaganda araba che chiedeva loro di allontanarsi per poi ritornare nel momento della sconfitta e della distruzione dello stato ebraico.

Anche gli ebrei da quel momento, cari cittadini, sono stati cacciati da quella parte della città come lo sono stati dai territori che avrebbero dovuto diventare lo stato arabo secondo la partizione tramite risoluzione 181 del 29 novembre 1947. Al muro occidentale, il Kotel, gli ebrei del mondo non hanno potuto più mettere piede e pregare fino al 1967, quando dopo la guerra dei sei giorni (nuovo tentativo da parte dei paesi arabi confinanti di distruggere Israele) Gerusalemme veniva riunificata.

Vedete cari cittadini io non proferirò parole grosse contro di voi, come qualcuno ha fatto, (tenendo anche conto però che se tra i commenti si annoverano anche coloro che agli ebrei danno dei nazisti forse un minimo di rabbia potrebbe scattare tra gli stessi che ne vengono additati), vi inviterei pertanto ad eliminare quei commenti o a censurare coloro che li hanno proferiti. Sarebbe cosa gradita anche per facilitare il dialogo.

Capisco e ammiro la vostra voglia di fare conoscenza, mi permetto, però di dissentire sul percorso del viaggio. Se si vuole conoscere veramente il conflitto di quella zona, non ci si reca solo nei territori contesi dal 1967. Ci si reca anche in Israele. 

Vedete cari cittadini è troppo facile catturare consensi filmando e documentando le sofferenze del poveri palestinesi. Il conflitto non è solo nei territori ma anche e soprattutto in Israele. Israele minacciato di distruzione come riportato nelle carte fondative dell'ANP e di Hamas del 1988. Anche coloro che hanno commentato nei vostri post cercando di mettere in risalto un altro punto di vista rispetto al vostro non hanno mai negato le scomodità che possono esserci nei Territori.

Vi faranno vedere la barriere difensiva (quella che chiamate volgarmente muro). E chi ha mai negato l'esistenza della stessa? Vi si vuole far notare che purtroppo è stata costruita perché si infiltravano terroristi dalla Cisgiordania. Terroristi che hanno prodotto il risultato di oltre 1500 morti israeliani su autobus, discoteche, ristoranti, bar e pizzerie. Oggi con quella barriera le vittime sono a zero da entrambe le parti. Un bel risultato non credete? Voi che siete quelli dei risultati.

Le barriere se un giorno ci dovesse essere la pace si possono togliere. Chi invece restituirà le tante vite umane sacrificate? Chi restituirà le migliaia di persone israeliane rimaste invalide? Pensateci bene. Voi direte ma in alcuni punti è un muro. Vero! Anche questo chi lo ha mai negato? Sappiate però che nelle zone in cui è un muro è perché passa una strada di confine, dove i cecchini palestinesi sparavano alle macchine israeliane in transito.

Vi faranno vedere campi profughi palestinesi. Anche qui chi ha mai negato che esistono? Nessuno. Si tenta di farvi capire che i campi profughi sono voluti dai capi stessi palestinesi per poter usufruire degli aiuti internazionali. Sentito parlare mai dell'UNRWA? L'organizzazione dei profughi solo palestinesi staccata da tutti gli altri profughi internazionali' I profughi più profughi di tutti.
Non vi sembra strano? Profughi che servono sempre come arma di ricatto da parte dei capi palestinesi per il famoso diritto al ritorno in Israele, per distruggerlo demograficamente come stato ebraico.

Vi faranno vedere le colonie di israeliani che vivono nella West Bank. Anche qui chi ha mai negato qualcosa? Ma vi chiedo perché questi israeliano non potrebbero vivere in quelle zone anche quando dovesse nascere uno stato palestinese? Pensate veramente siano loro il motivo del conflitto? Non credo siate così immaturi da pensarlo. Lo sapete anche voi che il motivo del conflitto è la non accettazione di uno stato ebraico in quella zona. Suvvia cittadini non potete voi che vi battete per i diritti (ve ne riconosco alcuni di meriti in Italia) poter condividere la nascita del primo stato legalizzato allo Judenrein!

Mi sto dilungando un pochino troppo, ma come potete ben capire un conflitto che dura da 65 anni non è facile da riassumere in poco tempo. Ecco perché non credo che voi possiate capire con una visita di 4/5 giorni. Per capire dovreste anche visitare Itamar, un villaggio israeliano, nella West Bank, dove un'intera famiglia, la famiglia Fogel, è stata trucidata, compresa la bambina di 6 mesi. Stringete anche a Itamar le mani della gente.

Vi invito a far tappa in Israele. Forse vi accorgereste che in quello stato (di apartheid per molti dei vostri commentatori) vivono 1.300.000 arabi, i quali hanno accesso ad ogni professione, e a qualsiasi diritto. Così solo per farvi un esempio un arabo ha potuto far parte della corte che ha condannato a 7 anni l'ex presidente dello Stato di Israele Katzav, reo di violenze sessuali sulle segretarie. Arabo, avete capito bene, arabo!

Vi inviterei per capire anche a far tappa in tutte le cittadine israeliane bombardate del 2000 da oltre 15.000 qassam che vengono lanciati dalla Striscia di Gaza. Striscia di Gaza lasciata completamente dagli israeliani nel 2005. Striscia di Gaza vittima di un potere di terrore da parte di Hamas. Visitate Sderot, Bersheva, Ashkelon dove le persone hanno solo 15 secondi per trovare rifugio quando suona l'allarme rosso per i qassam in arrivo. Ecco questo sarebbe capire, informarsi. Da ambo le parti. Allora forse tanti commentatori non penserebbero a viaggi di parte.

Concludo lasciando perdere l'ultima provocazione della Stella di Natale a Betlemme vicino al muro alto otto metri. Ogni riferimento al Gesù palestinese ve lo rimando al mittente. Era ebreo. Ma qui la storia ve la risparmio. Forse la conoscete. Grazie dell'attenzione e di un riscontro.
Tanto vi dovevo cittadini.

Un cittadino Sionista!

domenica 28 luglio 2013

Essere sionisti nel 2002: Indro Montanelli, Soltanto un giornalista


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 "Gli anni Cinquanta si chiusero per me con una rivelazione: lo Stato d'Israele. (...) Sul contenzioso fra arabi e israeliani, in quei giorni mi feci due idee generali alle quali sono rimasto aggrappato. Primo: l'ebraismo ha, nei diritti su Gerusalemme, una priorità non solo storica, ma anche d'ispirazione e di concezione del trascendente cui dovrebbero inchinarsi anche le due altre religioni monoteiste. Secondo: pur nella ristrettezza dei suoi confini geografici, la nascita d'Israele è forse l'avvenimento più epocale del Novecento. Metterlo a repentaglio per una questione d'insediamenti è assurdo, nonostante le difficoltà dei rispettivi leader nei confronti dei loro estremisti. Ma se costoro finissero per prevalere, sarebbe una tragedia per tutto l'Occidente, che non potrebbe limitarsi a una parte di spettatore. Di fronte alla minaccia islamica, comunque, essere filoisraeliano non è sufficiente. Io sono ebreo, e basta".

Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", cap. XX, pagg. 208-213, Rizzoli, Milano, 2002.